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© Contrataque.it

ALVARO RECOBA CARRIERA / Nel “contratempio” l’idea di culto è in contropiede. In contropiede ha colto molti avversari anche il sinistro di Alvaro Recoba. Ciò che è contenuto all’interno del contratempio ha un valore inestimabile in quanto fonte di un qualcosa di magico. Volendo semplificare il discorso potremmo dire che ha l’obiettivo di farci sentire come quando da pischelli avevamo in tasca mille lire: ricchi.

RECOBA, OLD SCHOOL VS NEW SCHOOL

Consente alla generazione nata a cavallo tra gli anni 80/90 di non perdere il contatto con quei calciatori espressione di una umanità che si fatica a ritrovare nei campionissimi. La colpa di tale deficit non va addebitata al calciatore in sé per sé inteso ma, in maniera più ampia, al ruolo che la stella si trova a dover ricoprire. Un Cristiano Ronaldo con ancora l’apparecchio ai denti e la panzetta al posto della tartaruga, difficilmente sarebbe riuscito a costruire intorno alla sua figura quell’aura da irraggiungibile e quel carisma che, ad oggi, lo anticipa di dieci passi ogni volta che decide di calcare un qualsiasi palcoscenico. Monociglio, dentatura simil Ronaldinho ed uno pseudo caschetto in testa per gran parte della carriera sono, in un mondo dove volente o nolente l’apparenza conta parecchio, carte, che seppur in presenza di un piedino niente male ti costringono per forza di cose a qualche sforzo in più per raggiungere un determinato status.

Allo stesso tempo, però, il contratempio è anche quel luogo che mira a far comprendere ai newcomers che soldi, addominali e tricks non sono l’unica strada da poter seguire. Ad uno come Recoba i nuovi arrivati affibbierebbero (senza ombra di dubbio) la definizione di bufu ovvero di uno che, da parte loro, potrebbe anche andare a quel paese. Ciò che non sanno è che Recoba aveva in sé qualcosa che le nuove generazioni le ricorda. Aveva quella superficialità che ti portava a strabuzzare gli occhi quando utilizzava i mezzi a sua disposizione e, allo stesso tempo, ti faceva tremendamente incazzare quando decideva di spegnere il cervello e rinchiudersi nel suo mondo parallelo.

LA PAURA. QUESTA SCONOSCIUTA

Limitarsi a descrivere Recoba come un superficiale significherebbe non analizzarne a fondo l’indole.  Quando nasci con un talento vieni visto come un privilegiato. Come quel qualcuno che se non è grado di far fruttare quel dono merita l’etichetta del superficiale o, addirittura, del menefreghista. E se Recoba non sentisse di avere questo talento? O meglio. Se proviamo a raccontare Recoba come il talentuoso di turno che resosi conto del dono ricevuto si è limitato consapevolmente a conviverci senza sforzarsi più di tanto per svilupparlo? Cosa cambierebbe nell’idea che abbiamo di lui? Per alcuni nulla. Per altri sarebbe la conferma della sua superficialità. Per altri ancora si trasformerebbe in uno strafottente. Infine, coloro i quali lo ammirano, lo riterrebbero un uomo saggio e degno di ancora maggior rispetto.

Ovviamente il giudizio su un qualcosa, in questo caso è un calciatore, dipende molto dagli occhi di chi guarda ma ogni tanto sarebbe necessario che tutti ci ricordassimo che una cosa non deve avere obbligatoriamente una spiegazione razionale o una etichetta. È così e basta. Così come ha poco di razionale l’esordio di Recoba con la maglia dell’Inter. San Siro è in trepidante attesa perché a Milano è sbarcato Ronaldo Luis Nazario de Lima, stella che tutti percepiscono come umano (eccezione alla regola di cui sopra) anche per via del calvario che è stato la sua carriera.

L’inter soffre, è sotto uno zero quando, all’improvviso, si avvicina al quarto uomo un esile ragazzino giunto dall’Uruguay. Il numero sulle spalle è il 20 e i due goal che aiuteranno l’Inter a ribaltare il Brescia ci lasciano in eredità un importante insegnamento. Recoba non ha gli addominali dei moderni campioni, non ha il sex appeal dell’uomo copertina ma, cosa più importante, Recoba non ha paura di essere Recoba. E ci tiene a dimostrarlo sin dal giorno zero.

Contiene strapotere

Ulteriore tassello che conferma l’assenza di qualsiasi paura nella persona di Recoba è il terzo goal segnato con la maglia dell’Inter. Ciò che sorprende è la naturalezza del gesto di Alvaro. Due lievi tocchi per sistemarsi il pallone e una frustata da 50 metri che non fa altro che aumentare l’hype intorno al Chino. Recoba è consapevole del suo dono e non fa nulla per nasconderlo. La prima stagione in nerazzurro si chiuderà con 19 presenze totali e 5 reti mentre, quella successiva, vedrà Recoba impegnato una sola volta in campionato prima di passare (a Gennaio) in prestito al Venezia.

Alcuni lo hanno definito “il sinistro di Dio”. La cosa sulla quale possimo essere certi
è che il Chino è l’uomo dei miracoli.

VITTIMA DI UNA STAGIONE

Il Venezia che oggi, con Inzaghi alla guida e gli americani in tribuna ha intrapreso il cammino per riaffacciarsi su palcoscenici importanti, all’epoca di Recoba era guidato dal funambolico Maurizio Zamparini.  Venezia per Recoba è l’occasione per dimostrare che dietro lo sguardo perso nel vuoto si nasconde ancora quel calciatore privo di paura. 11 goal in 19 partite lo rimettono sulla bocca di tutti. Cinque degli undici goal sono segnati su punizione.

Tintoretto scansati

I 6 mesi a Venezia racchiudono quel filo di masochismo che ha attraversato l’intera carriera di Recoba. Nel sistema NBA non avrebbe fatto fatica ad affermarsi come il sesto uomo sul quale poter contare in uscita dalla panchina perché in grado di garantire quel cambio di marcia che può aiutarti a vincere le partite. Nel calcio, però, una cosa del genere non è concepita se per te, i più, hanno pensato ad un destino diverso.

Ciò che Recoba dimostra con quelle giocate di una bellezza struggente è una sorta di rigetto verso un mondo che dà delle etichette e fatica ad andare oltre. Racchiudere in tre tocchi uno stop al volo, un sombrero ed un pallonetto al portiere rappresentano il modo che Recoba ha scelto per ricordare a tutti che lui è un uomo senza paura. Se anche fosse vero che siamo dinanzi ad superdotato che ha scelto di non allenarsi e di non coltivare il suo talento chi siamo noi per giudicarlo? Chi siamo noi per etichettarlo come uno dei più grandi sprechi della storia del calcio?

CAPIRE RECOBA

Di stagioni come quella di Venezia Recoba, nelle successive diciassette, non ne vivrà più. Da un punto di vista prettamente realizzativo il Chino si riavvicinerà alle cifre da capogiro di Venezia nella stagione 2000/01 dove, per segnare quindici goal, necessiterà di ben 41 apparizioni. A rafforzare la visione negativa del Recoba calciatore ha sicuramente contribuito anche il rapporto speciale che lo stesso aveva instaurato con l’ex presidente dell’Inter Massimo Moratti. Tra il 2001 e il 2003 Alvaro Recoba è stato il calciatore più pagato al mondo e, ogni qual volta circolavano voci in relazione ad una sua possibile cessione, puntuale era il veto del presidente.

“Chi ho amato di più tra lui e Ronaldo? Ronaldo era il più grande giocatore del mondo e lo ammiravamo per questo, mentre Recoba non ci aspettavamo fosse così forte. Allora forse alla fine ami di più colui che ti ha fatto la sorpresa maggiore, quindi dico il Chino”. Le parole di Moratti descrivono l’amore che lo stesso provava per Recoba e suggeriscono l’approccio che bisognerebbe avere con un certo tipo di calciatori. Da tifosi, e Moratti si avvicina più a questa figura che a quella di presidente, bisognerebbe osservarli con gli occhi del bambino che guarda i regali sotto l’albero di Natale. Recoba è quel pacco gigante dal quale ti aspetti che prima o poi esca il regalo che hai sempre desiderato, e pazienza se per un paio di Natale di fila Mamma e Papà non hanno ben interpretato quella lettera indirizzata al Polo Nord.

Sono i tempi della pazza Inter, quella originale. Recoba è in panchina e, inquadrato
dalle telecamere, mostra tutta la sua insofferenza. Sul 2-0 per la Sampdoria serve un miracolo.
1-2 Martins, 2-2 Bobone, 3-2 con l’ennesimo goal di rara bellezza del Chino. San Siro non
crede a quel che ha appena visto.

I numeri dicono che in carriera Recoba ha collezionato 541 presenze condite da 188 goal e che in venticinque anni è stato in grado di superare le 20 presenze in campionato solo 7 volte. Per godere a pieno delle magie del Chino e comprenderne l’indole il metro di paragone potrebbe essere Julio Cruz. Nessuno nella storia si è mai sognato di descrivere Cruz come un talento sprecato, anzi. La sua capacità di alzarsi dalla panchina ed incidere è stata sempre vista come una caratteristica da mettere in risalto. Ciò che ci ha permesso di godere delle gesta dell’argentino è stata la capacità di prenderlo così come era e non cercare nello scarso impegno piuttosto che nella vita notturna una spiegazione al suo essere o al suo giocare relativamente poco.

Allo stesso modo può agirsi nella valutazione di Recoba. Il tasso tecnico è ovviamente diverso ma osservarne le giocate senza preconcetti e con gli occhi del bambino a Natale significa provare quella sensazione di stupore e di leggerezza che anche i supercampioni di oggi fanno fatica ad ingenerare nelle persone. Il sinistro del Chino è un diamante purissimo che nel mentre il pallone si stacca dai suoi piedi e viaggia verso la porta, è in grado di trasportarci in una dimensione parallela dove sentimenti come lo stupore e l’ammirazione la fanno da padrone.

Certe cose non si capiscono nel momento in cui si vivono e lo stesso è accaduto per Recoba. L’occasione è propizia per cambiare la rotta. Per capire che Recoba era un uomo in missione. Apprezzare il Chino significa essere liberi da qualsiasi preconcetto e mettere da parte lo stereotipo del talentuoso che deve per forza arrivare. Raggiunto questo status vai su YouTube, scandaglia l’internet alla ricerca di statistiche sulla sua persona perché solo così potrai capire che Recoba aveva quale unico obiettivo quello di stupirci e che non ha perso occasione per ricordarcelo fino all’ultimo giorno della sua carriera.

GLI ALTRI OGGETTI DI CULTO

Episodio 01: Francesco “Ciccio” Cozza
Episodio 02: Julio Ricardo Cruz
Episodio 03: Mario Frick
Episodio 04: Jaap Stam
Episodio 05: Ernesto Javier Chevanton
Episodio 06: Alvaro Recoba

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