lunedì, Dicembre 6, 2021

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Juventus-Real Madrid, la finale dei poli opposti

Partiamo da un assunto: Juventus-Real Madrid è la giusta finale di questa edizione della Champions League, il confronto fra le squadre più forti del mondo. Un dualismo totale che si presenta fin dalla superficie, dalla sfida fra l’attacco più terrificante che ci sia, quello capace di segnare per 64 partite di fila frantumando ogni record preesistente, e la difesa più dura, più convinta e più organizzata. L’oro ostentato dalla tradizione madridista e il ferro temprato della scuola italiana. Achille Ronaldo ed Ettore Buffon. Battaglia epica, faccia a faccia senza appello. Di meglio non si poteva chiedere.

Finale Champions League: Juventus-Real Madrid, Bale o Isco?

In una situazione del genere, inutile nascondersi. Non si può più. Lo ha detto chiaramente Cristiano Ronaldo: bando alla falsa umiltà, il Real Madrid è favorito e non rifiuta il ruolo. Mentre Allegri si prende volentieri l’etichetti di underdog, quella che ha portato lui e la sua Juve a scalare continuamente, anche se dietro a questa mentalità c’è soprattutto un sostrato fatto di maturità e di convinzione nei propri mezzi che è il motivo principale di quella sensazione che serpeggia nella testa, ovvero che – a dispetto del pronostico – questo possa davvero essere l’anno bianconero. E poi, il Real Madrid si sentirà anche favorito, ma è lui ad avere il grande dubbio di formazione: Bale o Isco? Il padrone di casa, mister 100 milioni, il potentissimo ma fragilissimo Gareth Bale, al rientro dal diciassettesimo infortunio in quattro stagioni e fisiologicamente non al meglio della condizione, o il fantasista più puro che ci sia ora in Europa, l’uomo che ha dato la magia a questo finale di stagione, quello che ha dovuto aspettare tanto e addirittura si è ritrovato a pensare di andar via, ma che al momento giusto ha ricevuto le chiavi della squadra dimostrandosi il giocatore più “zidanesco” di questo Real Madrid? Una decisione difficile, non tanto per motivi tecnici (appare chiarissimo che Isco debba partire dall’inizio e Bale vestire i panni della carta da calare a partita in corso), quanto perché ci sono aspetti “extra-campo” che incidono. Sarà una decisione determinante. Quindi mind-games pochi, anche perché non è nello stile di Monsieur Zizou e del Signor Allegri. Però ragionamenti, calcoli e anche un po’ di pretattica, quelli sì.

Poli opposti…da congiungere

Ma al di là di questo, quella di Cardiff rimane soprattutto la finale dei poli opposti. In tanti sensi. Anche quello degli ex. Da una parte ci sono Higuain e Khedira, che in due fanno più di 400 partite nel Real Madrid, che sanno bene cos’è la Casa Blanca ma che hanno anche dei conti da sistemare, visto che entrambi sono stati mandati via e di conseguenza scenderanno in campo col proverbiale dente avvelenato. Mentre sull’altra sponda, il ricordo bianconero per Zidane e Morata è quasi nostalgico, velato di rispetto e buoni sentimenti. Loro avranno di fronte un rivale e lo saluteranno con il sorriso, i bianconeri invece affronteranno un nemico al quale dare una dimostrazione. Sul piano nervoso, può fare differenza. Sul piano fisico, invece, può avere un vantaggio il Madrid, e anche in questo caso c’entra un ex: Antonio Pintus, eccellente preparatore atletico italiano, col quale Zizou aveva lavorato alla Juventus e che ha voluto immediatamente al suo fianco nell’avventura da tecnico madridista. Pintus ha fatto in modo che il Real andasse più forte a maggio che non nei mesi precedenti e ha permesso alla squadra di presentarsi sulla retta finale della stagione con un serbatoio pieno di benzina super: in sei delle ultime otto partite giocate il Real è andato in gol nei primi dieci minuti, cancellando quegli approcci troppo morbidi che avevano causato problemi nella parte conclusiva dell’inverno, e nel 2017 ha realizzato 27 reti negli ultimi quarti d’ora. Tradotto: contro i Merengues bisogna scendere in trincea fin dal calcio d’inizio, con la consapevolezza che la partita rimarrà aperta fino al fischio finale.

Questo potrebbe essere un problema per la Juventus, non tanto per il presunto (presuntissimo) calo avvertito in un finale di campionato in cui la festa scudetto è stata rimandata di una settimana rispetto alle previsioni – ma questo non conta nulla, visto che per tutta la stagione la Juventus si è gestita sulla spiaggia privata della serie A per poter rendere al massimo sul grande circuito della Champions – quanto perché l’abitudine alla superiorità pressoché inscalfibile dimostrata da questo gruppo nelle competizioni domestiche, potrebbe portare la Juventus a dover riprendere fiato e lucidità. E se ti fermi un attimo contro questi avversari, ti arriva immediatamente il conto da pagare. Chiedere al Napoli, per esempio. Sul piano strategico invece, gli opposti si configurano come la chiave tattica della partita, nel senso che la sensazione preponderante è che i cambi di campo saranno fondamentali. Questo perché – paradossalmente, se volete – sono sia il punto forte che il punte debole del Real Madrid. Quando il Real ha la palla, è bravissimo ad andare sull’altra fascia grazie alla qualità, alla prontezza e all’intelligenza di due smistatori di gioco senza eguali come Kroos e Modric: il regista di turno sa sempre di poter aprire sul lato contrario e sa farlo sia con una velocità letale che con una precisione millimetrica. Là imperversano Carvajal e Marcelo, giocatori che definire semplicemente “terzini” suona quasi blasfemo: in due hanno servito 22 assist in questa stagione che, se vengono uniti ai 16 di Toni Kross (magistrale crossatore da fermo), spiegano il perché della mostruosa quantità di gol di testa segnati quest’anno dal Real Madrid (40). Di contro però, la squadra di Zidane fatica enormemente a scalare con ordine e prontezza quando è l’avversario ad attaccarlo coi cambi di campo: i laterali difensivi passano dall’essere una fondamentale chiave positiva al mostrare carenze in copertura, mentre i centrali Varane e Ramos, straordinari difensori “individuali” per la velocità e la fisicità che li caratterizza, palesano invece limiti chiari nel lavoro di reparto e nel mantenimento delle giuste distanze, lasciando spazi anche macroscopici che possono apparecchiare la tavola per predatori come Higuain e Dybala. La Joya è senza dubbio il vero faro juventino e dovrebbe studiare a memoria l’ultima prestazione di Messi al Bernabeu per capire come mandare in tilt la colonna Casemiro e di conseguenza impadronirsi della trequarti, però – alla luce di tutto il discorso fatto – è Mario Mandzukic il vero asso tattico nella manica di Allegri, perché se la Juventus riuscirà a cambiare campo bene dalla sua parte, allora la fisicità, la tecnica e l’esperienza ai massimi livelli del croato potranno risultare il dardo da affondare nel tallone del Madrid.

Le due stelle polari nel grande firmamento di Cardiff

Da una parte all’altra del terreno di gioco, in uno scintillante incrocio di asteroidi che solcheranno il cielo del Galles. E agli opposti del campo, quindi faccia a faccia, ci saranno anche le due icone di questa finale: CR7 e Gigi Buffon, simboli totali, contrapposti nel ruolo, nello stile e nella storia. Una storia che Cristiano Ronaldo sembra avere già cambiato in questa stagione: a febbraio ha compiuto 32 anni in un momento in cui pareva avviato al declino, e invece ha saputo risorgere mettendosi a fare il centravanti puro e segnando 14 reti nelle ultime 9 partite giocate. Questo perché Zidane lo ha convinto a gestirsi, a risparmiarsi, addirittura a fermarsi in un mese di aprile in cui non ha preso parte a quattro trasferte consecutive di Liga, permettendo così al “Profe” Pintus di restituirgli una condizione da Pallone d’Oro e la possibilità di dichiararsi apertamente favorito nella partita che potrebbe dargli la quarta Champions League personale. Pallone d’Oro e Champions League, le due scandalose mancanze nella bacheca personale del più grande portiere della storia: Gianluigi Buffon è già pienamente nell’eternità del calcio, ma sabato ha l’ultima occasione di starci non con le vesti dell’eroe umano che si arrende irrimediabilmente di fronte ai semidei, ma come un divo a tutti gli effetti. Lo merita e forse gli sarebbe anche dovuto. Sarà la sua finale, come quella di tanti altri. E anche di tutti noi, che dopo una stagione fantastica, attendiamo trepidanti l’epilogo di una storia che farà la Storia.

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