lunedì, Dicembre 6, 2021

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Addio a Paolo De Crescenzo, vincente per natura

Garbato e misurato nei modi. Un gentleman della panchina, un vincente per natura. Un nome che ha fatto la storia della pallanuoto napoletana ed italiana. In piscina Paolo De Crescenzo aveva dominato in Italia ed in Europa come atleta della Canottieri Napoli, quattro scudetti e una Coppa dei Campioni. In panchina divenne l’uomo dei record, nove scudetti conquistati con il Posillipo, due Coppa Campioni, due Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. Senza mai alzare la voce, sempre spinto da una passione indomita nata da piccolo. Lì sulla spiaggia del Lido Virgilio a Miseno dove con il fratello Massimo non si fermava finché non faceva buio. Il debutto in prima squadra a 15 anni sotto la guida di Fritz Dennerlein è l’inizio di una carriera straordinaria. 19 anni vissuti in vasca a difendere i colori della Canottieri Napoli. Poi il ritiro e il passaggio da giocatore ad allenatore, a soli 33 anni, sulla panchina del Posillipo.

Paolo De Crescenzo, l’esperienza con il Settebello e il ritorno a Napoli

Nel 2003 arriva la chiamata della Nazionale italiana. De Crescenzo guiderà il Settebello ai Mondiali di Barcellona e alle Olimpiadi di Atene, la gioia massima e la delusione più cocente. In Spagna l’arrivo in finale, da imbattuta, contro l’Ungheria e la sconfitta ai supplementari, in Grecia un amaro ottavo posto che chiuse la sua esperienza come ct. L’arrivo a Recco e l’addio repentino, anche lì l’ennesimo esempio di rispetto ed educazione. Scaricato dal club dopo un anno per una querelle infinita costruita dal presidente, andò via in punta di piedi ringraziando tutti e senza fare polemiche. Da uomo vero. Per smaltire la delusione tornò per un altro biennio al Posillipo e poi nel 2007 scelse il ritiro. Nell’estate 2013 la voglia di rientrare in gioco per accompagnare l’Acquachiara Napoli nel massimo campionato italiano e nella prima avventura in Champions League, un maestro indispensabile per la giovane squadra campana. Il nome di De Crescenzo fu accostato anche al calcio: nel Napoli avrebbe avuto un ruolo simile a quello di Julio Velasco alla Lazio, con compiti legati alla capacità di motivare i giocatori. Lui che metteva al centro i rapporti umani. Non se ne fece nulla, un segno del destino forse per legare per sempre il suo nome all’amore per pallanuoto.

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