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Fonte: thestar.com

Quando il 2 febbraio 1999 Hugo Chavez giurò sulla Costituzione venezuelana del 1961, firmando così di fatto la sua ascesa al potere del governo, la maggior parte dei componenti attuali della rosa del Venezuela under 20 a malapena camminava, e alcuni di loro erano appena nati. Oggi, diciotto anni dopo, quei bambini sono arrivati a giocarsi la finale mondiale contro l’Inghilterra che si è elevata a disputa definitiva tra il paese coloniale per eccellenza e una delle vittime principali del colonialismo con sfogo sul mar dei Caraibi tanto caro proprio ai corsari di sua Maestà. Nonostante si giochi a Suwon, in Corea del Sud, questa finale inedita ha rappresentato lo scontro tra due realtà culturali e sociali diametralmente opposte, oltre a una contesa tra uno dei campioni mondiali storici e una giovane realtà tra le meno potenti nel contesto calcistico sudamericano.

Misiones vincenti

Venuti alla luce tra il 1997 e il 2000, i componenti della squadra allenata da Rafael Dudamel, ex portiere della Vino Tinto, sono cresciuti fin da subito sotto il governo di Chavez, il quale aveva da subito fatto leva su una serie di politiche sociali, conosciute anche come Misiones Bolivarianas, per sconfiggere povertà, analfabetismo e promuovendo assistenza sanitaria gratuite e una serie di sovvenzioni per ottenere un tetto dove dormire. Come asserisce il professore universitario Santiago Zabala, esperto conoscitore delle dinamiche socio-politiche dell’America Latina e autore di un libro su Chavez, “La riforma delle Misiones ha senza dubbio favorito il miglioramento della qualità di vita delle classi meno agiate, soprattutto dal punto di vista alimentare”. Tale riforma perdura nel tempo e viene confermata di anno in anno, persino adesso che il paese bolivariano attraversa una delle peggiori crisi economiche e sociali della sua storia.

La speranza del pallone

I giovani ed imberbi ragazzini, venuti da realtà non semplici e diventati grandi dandosi la mano l’uno con l’altro, sono arrivati ad un passo dal trionfo mondiale con la sfrontatezza di chi è arrivato alla fine del percorso con tutto da guadagnare. In contrasto con la pessima situazione della nazionale maggiore, relegata all’ultimo posto della classifica CONMEBOL per quanto riguarda i mondiali di Russia, e dunque fuori da ogni possibilità di qualificazione, gli alunni di Dudamel hanno comunque regalato una gioia ad una nazione in bilico che, in qualche modo, sente ancora la mancanza del Comandante. I suoi ‘figli’, con in testa il bomber Sergio Córdova e il talentuoso trequartista Alberto Peñaranda, ex Udinese, hanno sfidato i ‘figli’ della Regina. La migliore occasione per un popolo vessato di dimostrare che il calcio non è l’oppio dei popoli, ma un’occasione di vendetta sociale.