Home Editoriali & Approfondimenti Donnarumma e i suoi fratelli: quando l’eroe diventa traditore

Donnarumma e i suoi fratelli: quando l’eroe diventa traditore

© Contrataque.it

Tradimenti calcio / Nelle ultime ore non si parla che del mancato rinnovo di Gigio Donnarumma con il Milan e delle conseguenze che questa decisione può portare sia alla società rossonera che al ragazzo. Inaspettato e soprattutto non accettato dai tifosi, questo addio entra di diritto nella storia e Donnarumma si è guadagnato l’ingresso nella ristretta cerchia dei “traditori”: calciatori prima amati visceralmente e poi ripudiati con forza dai sostenitori di questa o quella squadra. Non importa se Donnarumma giocherà prossimamente in Italia o all’estero, i tifosi rossoneri hanno fatto quadrato attorno alla nuova dirigenza e, seppur con dolore, sono già proiettati al futuro. Ma quali sono gli altri membri dell’esclusivo – ma non troppo – club dei traditori?

Il Milan, Milano e i tradimenti: Donnarumma non è il primo

Quello di Gigio Donnarumma non è certo il primo caso di cocente delusione per quel che riguarda i tifosi del Milan e, in generale, i tifosi delle due squadre di Milano. In casa rossonera ricordano ancora oggi il passaggio di Fulvio Collovati – un “canterano” proprio come Donnarumma – nelle fila dell’Inter. Era l’estate del 1982, il Milan era appena retrocesso e Collovati ne era stato il capitano. Un mix di elementi che ne hanno fatto il traditore per eccellenza, anche se il suo trono è stato seriamente messo in discussione da Leonardo nel 2011. Una vita al Milan tra campo, uffici e panchina per il brasiliano, beniamino dei tifosi che appena 6 mesi dopo l’addio ai colori rossoneri divenne allenatore dell’Inter guadagnandosi il soprannome di “Giuda”, con tanto di coreografia ad hoc nell’unico derby vissuto da avversario del Milan. In entrambi i casi i rossoneri ebbero di che godere dopo la delusione: nel 1984, dopo essere tornati in Serie A, grazie al leggendario stacco di Hateley proprio su Collovati che valse il derby. Nello stesso 2011 grazie al 3-0 – sempre in un derby – con cui il Milan di Allegri si avvicinò a quello che resta l’ultimo scudetto rossonero.

Lo stacco di Hateley sul “traditore” Collovati

Ma anche in casa Inter hanno di che lamentarsi. Chi non ricorda la vera e propria fuga di Ronaldo dall’Inter nell’estate del 2002? I nerazzurri erano reduci dalla cocente delusione del 5 maggio e il Fenomeno decise di andare al Real Madrid dopo aver appreso che Hector Cuper sarebbe rimasto sulla panchina interista. Ma il sangue si fece ancora più amaro quando nel 2007 il brasiliano lasciò il Real Madrid per accasarsi al Milan. L’incubo dei nerazzurri divenne realtà quando il Fenomeno timbrò il cartellino nell’unico derby giocato contro la sua ex squadra ed esultò polemicamente. Dalla tribuna Moratti si lasciò andare ad un poco edificante gesto dell’ombrello, ma per sua fortuna in quell’Inter giocava un certo Zlatan Ibrahimovic (pure lui avvezzo ai tradimenti) e gli dei del calcio decisero che lo svedese dovesse essere il protagonista della rimonta  – insieme a Cruz – ed il boccone fu meno amaro da ingoiare. Andò meno bene quando a lasciare l’Inter per il Milan fu Maurizio Ganz, che segnò addirittura una rete decisiva per lo scudetto rossonero del 1999.

La Juventus regina degli scippi

C’è più di un motivo se la Juventus è una delle 10 squadre più odiate in Europa. Uno di questi è senza dubbio la capacità di sottrarre alle squadre rivali giocatori e allenatori in sede di calciomercato. Impossibile dimenticare lo smacco rifilato agli odiati rivali della Fiorentina nel 1990, quando i bianconeri portarono a Torino nientemeno che Roberto Baggio. La situazione fu talmente surreale che più avanti il Divin Codino si rifiutò di calciare un rigore contro la sua ex squadra. Più recenti gli scippi a Roma e Napoli di Pjanic e Higuain, mentre ora nel mirino c’è proprio il Milan, con Donnarumma e De Sciglio già sul taccuino di Marotta e Paratici. Indimenticabile anche il “Mai alla Juventus” di Fabio Capello, che infiammò la Roma giallorossa salvo poi tornare sui propri passe e diventare il mister della Juve poi travolta dallo scandalo calciopoli. A Roma del resto erano già abituati a mandar giù magoni: Sinisa Mihajlovic non sarà certo stato una bandiera giallorossa, ma dopo due anni ad alto livello tra il 1992 e il 1994 e un quadriennio alla Sampdoria, vederlo indossare la maglia della Lazio nel 1998 è stato un duro culpo.

La famigerata testa di maiale lanciata in direzione di Figo – FOTO: sportskeeda.com

Inghilterra, patria di amanti e traditori

Tutto il mondo è paese e anche all’estero non mancano casi eclatanti di tradimento. Basti pensare al passaggio di Luis Figo dal Barcellona al Real Madrid nel 2000, un trasferimento che è diventato un simbolo in questa particolare categoria. Alla sua prima partita in maglia blanca al Camp Nou, in campo arrivò persino una testa di maiale. Negli anni Figo ha avuto modo di raccontare una sua versione del trasferimento più chiacchierato del secolo, ma l’odio blaugrana è rimasto intatto. In Premier League non si è arrivati a tanto in un singolo caso, ma il numero di cambi di maglia poco apprezzati dai tifosi è esorbitante. Ricordate il passaggio di Fernando Torres al Chelsea nel gennaio 2011? A Liverpool non si contarono i falò accesi con la maglia del “mercenario traditore”, che solo di recente ha fatto pace con i suoi ex tifosi durante un match per l’addio di Steven Gerrard. Ma si potrebbe andare avanti per ore parlando dei tradimenti made in Uk e delle successive reazioni: da Ashley Cole al Chelsea a Van Persie al Manchester United, passando per il passaggio da United a City di Carlos Tevez. In Germania è il Bayern Monaco a ricoprire un ruolo simile a quello della Juventus in Italia: per informazioni chiedere ai tifosi del Borussia Dortmund, cui hanno scippato Mario Gotze, Robert Lewandowski e Mats Hummels, i simboli del Grande Borussia di Jurgen Klopp.