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Coppa Uefa 1999 Parma
Fonte: http://images.performgroup.com

Uno degli ultimi verdetti che la stagione 2016/2017 doveva ancora emettere riguardava il nome della quarta squadra che partendo dalla Lega Pro era chiamata a conquistarsi la partecipazione alla prossima serie B. Cremonese, Venezia e Foggia, sono le squadre che in conseguenza del primo posto raggiunto nei rispettivi gironi si sono garantite l’accesso diretto alla cadetteria. Alessandria e Parma, invece, sono le ultime due squadre sopravvissute all’intricato tabellone play-off di quella che dalla prossima stagione ritornerà a chiamarsi Serie C. A scamparla, nella finale secca, è stato il Parma che grazie alle reti di Scavone e Nocciolini ha conquistato la sua seconda promozione negli ultimi due anni, dopo essere stato costretto a ripartire dalla Serie D per via del fallimento targato Ghirardi-Leonardi e della conseguente cancellazione del titolo sportivo. Nella storia del Parma c’è però un altro grande fallimento da ricordare: quello della Parmalat. Se si parla di Parmalat non può non parlarsi della famiglia Tanzi, fondatrice e sviluppatrice soprattutto nella persona di Callisto del marchio Parmalat e principale artefice del Parma Calcio che negli anni 90 si impose come squadra di vertice tanto in Italia quanto in Europa. La parola fallimento, però, deve essere accostata esclusivamente all’azienda. Il Parma sponsorizzato Parmalat è invece uno dei frutti più belli che il calcio italiano abbia mai potuto cogliere. La maturazione di quella squadra e il suo ingresso nella nostra rubrica oggetti di culto hanno però una data precisa: 12 maggio 1999. La cornice è quella dello stadio Luzniki di Mosca e a contendersi la finale della Coppa Uefa sono il Parma di Alberto Malesani e il Marsiglia guidato da Rolland Courbis.

Coppa Uefa, l’ostacolo Fenerbahce ai trentaduesimi

Parlare di Coppa Uefa significa innanzitutto parlare di una competizione che da un punto di vista della formula ha davvero poco a che fare con la odierna Europa League. La Coppa Uefa istituita nel 1971 e mandata in pensione nel 2009 era, infatti, una competizione rustica. Totale assenza di gironi e una serie di scontri diretti che portavano le contendenti a giocarsi una finale secca. Il Parma, in virtù del sesto posto conquistato nel campionato 97/98 (vinto dalla Juventus), viene ammesso di diritto ai trentaduesimi di finale della competizione accoppiato al Fenerbahce, che nel turno preliminare era stato in grado di superare, non senza fatica, l’ IFK Goteborg. L’andata terminata 1-0 in favore dei turchi sembra il preludio a quella che negli anni a venire sarà l’incapacità delle squadre italiane a rendersi nuovamente vittoriose nella competizione in oggetto. Il ritorno previsto al Tardini, però, è una opportunità troppo grande per lasciarsi sfuggire l’occasione di ribaltare il risultato. Sbloccata la partita grazie ad un autogoal di Saffet tocca a Crespo, sul finire del primo tempo, regalare il 2-0 ai suoi. Ciò che stupisce del Parma di Malesani è l’insieme di giocatori di talento che vestono la maglia gialloblu. Voler descrivere l’estro accumulato in quel Parma utilizzando le parole equivale a tentare di spiegare agli americani che l’ananas sulla pizza non ci va: impossibile. Testimonianza di ciò è il goal che mette la parola fine alla sfida con il Fenerbahce. I protagonisti della scenetta sono Crespo e Boghossian che comincia e conclude l’azione. Il colpo di tacco del Valdanito è il ricamo sinuoso che solo la nonna è in grado di cucire sul lenzuolo matrimoniale del corredo che comincia a prendere forma già poche ore dopo la nascita del nipotino. Per Crespo solo amore. Per il Parma è solo l’inizio di una straordinaria cavalcata.

La fortuna aiuta gli audaci

Per vincere una competizione europea l’elemento fortuna è sicuramente importante. Per maggiori approfondimenti citofonare corso Galileo Ferraris 32 e chiedere dell’effetto assunto dal pallone calciato da Casemiro nell’ultima finale di Champions. La fortuna, però, è un elemento strano che stando a quanto affermato da Virgilio aiuterebbe gli audentes ovvero coloro i quali affrontano pancia in dentro e petto in fuori, alla Barzagli maniera per intenderci, le sfide che un determinato cammino presenta. Giocare con un attacco composto da Chiesa e Crespo supportati da Veron e una difesa che davanti a Buffon presenta un terzetto composto da Cannavaro, Thuram e Sensini, più che sotto la parola audacia deve essere riportato sotto la parola sfrontatezza. La formazione che il Parma poteva permettersi di schierare è uno schiaffo a quelle squadre che, come il Wisla Cracovia, tentano di sopravvivere dignitosamente. Sarebbe necessaria la creazione di un apposito girone dell’inferno nel quale Malesani viene costretto a rispondere cordialmente ai giornalisti e i dirigenti del Parma di allora soffrono della medesima schizofrenia da mercato di Enrico Preziosi. Non si tratta di cattiveria. Si tratta semplicemente di garantire equità. La partita di ritorno con il Wisla (valevole per i sedicesimi) spiega bene il concetto precedente. L’uno a zero di Fiore è conseguenza di una giocata che se realizzata con PinBall garantirebbe la gloria eterna. Crespo calcia addosso ad un difensore del Wisla. Il pallone si impenna e Chiesa, colto in controtempo, scivola liberando lo specchio della porta per la conclusione al volo di Fiore. Il portiere dei polacchi è così confuso da colpirsi da solo

Sulla scia di quanto successo prima arriva anche il goal del 2-0 che varrà la qualificazione agli ottavi di finale e la conferma del principio universale di vita ben sintetizzato da Virgilio.

Zajac vittima di un qualcosa troppo più grande di lui

Le sfide contro Glasgow Rangers, Bordeaux e Atletico Madrid

La partita contro il Glasgow Rangers non fa altro che confermare le regole che il Parma ha deciso di seguire per compiere il delitto perfetto. Cercare di non perdere nella gara d’andata e asfaltare l’avversario tra le mura amiche. Il primo tempo si conclude con i Rangers in vantaggio ma, la ripresa, è una valanga gialloblu. In apertura di secondo tempo Balbo rimette le cose a posto coronando nel migliore dei modi una bella azione corale. Pochi minuti dopo è Stefano Fiore che dimostra, per la seconda partita consecutiva, di poter essere un fattore con il suo tiro da fuori. Il 3-1 segnato da Chiesa su rigore non fa altro che aggiungere alla torta la più classica delle ciliegine

C’è però, ed i più attenti lo avranno sicuramente notato, una importante caratteristica che accompagna entrambi i goal segnati da Fiore. Tutti e due sono arrivati con la partita trasmessa su Rai Due. In entrambe le Gif che li racchiudono si può notare, in alto a destra, il font maschio utilizzato negli anni novanta dalla Rai. Le lettere sono a doppio ed estremamente quadrate, a voler dimostrare la forza della tv di stato. Il colore bianco anticipa quella che sarà la rivoluzione tecnologica che porterà ognuna delle 3 reti Rai ad essere identificata con un colore diverso. Stefano Fiore, entrambi i goal segnati su Rai Due, il colore bianco, il latte è bianco, la Parmalat produce latte. Siamo davanti ad un complotto?

L’andata dei quarti di finale contro il Bordeaux rappresenta l’esplosione nucleare che consente al Parma di trasformarsi in un demonio bianco, non fosse altro per onorare il prodotto che ha fatto grande il patron, avente quale unico obiettivo quello di triturare gli avversari. Il risultato finale sarà di 2-1 in favore dei francesi ma il goal di Crespo che mantiene in vita le speranze degli emiliani è lì a ricordare al mondo che il Parma è duro a morire e che, soprattutto, c’è un ritorno al Tardini da giocare. Se con l’assist a Boghossian abbiamo parlato di ricamo stile nonna, per il goal riprodotto nella diapositiva successiva il paragone deve necessariamente farsi più azzardato. Il colpo di tacco di Crespo è quell’apostrofo rosa tra le parole “bello di nonna oggi ho fatto la pasta al forno”.

Subire un goal del genere, all’ottantacinquesimo minuto e per di più in vantaggio 2-0 davanti ai propri tifosi, rappresenta una violenza che a qualsiasi squadra dovrebbe essere impedita. Crespo è lì a ricordare al Bordeaux che il Parma non muore mai ma, soprattutto, che il leone è pronto a risvegliarsi nella sua casa ed a rincorrere per poi sbranarla la gazzella di turno. Il 6-0 con quale il Parma liquida il Bordeaux al ritorno è una chiaro messaggio alle altre contendenti. Anche il sorprendente Bologna che partito dall’Intertoto si è guadagnato le semifinali eliminando il Lione è avvisato.

Thuram, Chiesa, Crespo. Se il Valdanito avesse segnato di spalletta si sarebbe prospettata dinanzi ai nostri occhi la torretta più devastante della storia del calcio.

Continuando sulla scia della bullizzazione senza ritegno degli avversari arrivano le semifinali. Lo schema del delitto nella gara contro l’Atletico Madrid è leggermente diverso. Per la prima volta nella competizione il Parma vince in trasferta e vince grazie al suo attacco grandi numeri. Venticinque i goal segnati nell’intera competizione tra i quali spiccano gli 8 di Enrico Chiesa che sarà incoronato capocannoniere a pari merito di un certo Darko Kovacevic. Anche contro l’Atletico Madrid il ritorno al Tardini è una occasione per far comprendere a tutti quanto, con questo Parma, sia controproducente lottare. Il 2-1 finale consegna ai ducali la seconda finale di Uefa in 4 anni.

Din don dan din don dan segna enrico chiesa, segna enrico chiesa, din don dan

Piccola nota la merita senza ombra di dubbio anche il Bologna. I felsinei si arrampicano fino in semifinale dove dovranno arrendersi al Marsiglia che riesce a qualificarsi solo grazie al goal segnato nel ritorno in terra italica (0-0 l’andata e 1-1 il ritorno). Ciò che stupisce più di tutto, però, è come il Bologna sia arrivato a tale punto della competizione. Spiegare cosa è l’Intertoto a quasi 10 anni dalla sua abolizione è un po’ un’impresa. Volendo provare a farlo per immagini potremmo dire che l’Intertoto è quel mondo fantastico nel quale puoi trovarti soltanto una volta aperto un armadio che non contiene vestiti. Se nelle ultime 3 edizioni la vincitrice era soltanto una fino al 2005 le squadre che vincendo l’intertoto avevano la possibilità di accedere poi alla Coppa Uefa erano ben tre. Tre finali che davano la possibilità a squadre più o meno conosciute di giocarsi le loro carte per vivere il sogno europeo. Compiti per casa: documentarsi sulla cavalcata Intertoto del Perugia targato Gaucci.

Il Parma non è mollo, il trionfo di Malesani

Con le premesse di cui sopra una sola cosa poteva spaventare il Parma: l’assenza di un ritorno al Tardini. La finale della Coppa Uefa 1998/1999 si gioca a Mosca, stadio Luzniki. L’arbitro è lo scozzese Hugh Dallas che, a quanto dice Wikipedia, è riuscito nella incredibile impresa di dirigere 3 partite in 72 ore durante le Olimpiadi di Atlanta. La pigrizia ha preso un po’ il sopravvento quindi il compito di controllare la veridicità di questa statistica è rimandata a voi lettori. Perché? Perché noi siamo Contrataque e dettiamo le regole del gioco. Quando diventerai Contrataque o avrai la stessa capacità del Parma di bullizzare gli avversari forse i ruoli si invertiranno. La finale di Mosca è un trionfo del Parma e del calcio di Malesani. Il goal di Crespo che apre le danze è oramai diventata una piacevole abitudine mentre, il 2-0 firmato Vanoli, è quella eccezione che fa comprendere al Marsiglia che forse era meglio restarsene in albergo. Ovviamente anche in finale non poteva mancare il momento fantascienza. Protagonista ancora una volta è Enrico Chiesa che, sfruttato il fantasmagorico velo di Crespo, scaraventa nella porta avversaria un missile terra aria di quelli che anche Kim-Joung- un vorrebbe nel suo arsenale. Proprio ai nostri microfoni Enrico Chiesa ha raccontato questo gol, definito il più bello della sua carriera. È il cinquantacinquesimo minuto e il Parma ha già chiuso la pratica Marsiglia.

Esattamente cosa ha fatto Crespo? Che visione calcistica devi avere per pensare e realizzare una cosa del genere? Alla Nasa dovrebbero smettere di tentare di conquistare Marte e dedicarsi allo studio di qualcosa di più serio. Tipo? Tipo il velo di Crespo.

Buffon; Cannavaro, Sensini, Thuram; Vanoli, Boghossian, D. Baggio, Fuser; Veron; Chiesa, Crespo; allenatore: Malesani. Questa la formazione schierata in finale dal Parma. La sua sola lettura risponde a tutti i possibili interrogativi sul perchè tra le tante la scelta sia ricaduta proprio sul Parma. Il Parma degli anni novanta è la versione oggettiva del culto. Se per i calciatori, gioco forza, subentra anche il concetto di ammirazione personale per la squadra della Parmalat anche in assenza di questo si farebbe fatica a non riconoscerne la grandezza. Siamo davanti ad un evento raro. Una squadra che per 11/11 è composta da giocatori culto non può che aumentare la sua forza nostalgica e ammirazionevole (neologismo) se analizzata nella sua interezza. Per concludere un piccolo consiglio. Non provate a leggere la formazione al contrario. Potreste trasformarvi in un essere a strisce gialloblu che distrugge tutto ciò che incontra. E no, non entrereste nel culto ma, molto probabilmente, in una cella.

GLI ALTRI OGGETTI DI CULTO

Episodio 01: Francesco “Ciccio” Cozza
Episodio 02: Julio Ricardo Cruz
Episodio 03: Mario Frick
Episodio 04: Jaap Stam
Episodio 05: Ernesto Javier Chevanton
Episodio 06: Alvaro Recoba
Spin-off 01: Diego Falcinelli