domenica, Gennaio 23, 2022

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L’illusione del barocco, l’addio all’Inter di Éver Banega

Breve e ancor più fugace di un amore estivo, l’avventura tra Ever Banega e l’Inter è giunta ai titoli di coda. Una liaison durata una sola stagione, con pochi risvolti positivi e tanti rimpianti. Delle 33 presenze in nerazzurro del Tanguito, suddivise tra le varie competizioni, restano i soliti sprazzi di classe sopraffina ma soprattutto gli innumerevoli appuntamenti mancati. Una costante della carriera dell’argentino e per certi versi  anche dell’Inter delle ultime stagioni. “Ha un ruolo non propriamente definito, ama svariare ovunque: parte come seconda punta ma viene indietro a prendere la palla. È un po’ anarchico come tipo di giocatore…”. Con una forma più o meno edulcorata, Roberto Mancini accolse così il fantasista argentino la scorsa estate. Un’intuizione di Ausilio più che del tecnico jesino, che ancor prima di vederlo ad Appiano non nascondeva qualche perplessità sul ruolo in campo. L’affare comunque andò in porto. Troppo ghiotta la possibilità di prendere a zero un giocatore che sembrava aver raggiunto la giusta maturità nella sua carriera. Nel frattempo però l’estate nerazzurra precipitava: prima l’addio di Mancini, per idee di calciomercato non propriamente condivise, e poi la squadra sciaguratamente affidata al malcapitato De Boer. L’imbarazzo sul ruolo dell’argentino inizia a palesarsi. Nelle prime giornate l’olandese lo piazza in mediana, al fianco di due mastini come Medel e Kondogbia. L’Inter non gira, anche perché l’ex Siviglia sembra largamente spaesato dai ritmi del calcio italiano. Sconfitta con il Chievo, pari con il Palermo e vittoria in extremis con il Pescara. A metà settembre, quando a San Siro arriva la Juventus di Max Allegri, l’Inter è già al primo dentro-fuori della stagione. Pochi giorni prima infatti la sconfitta casalinga con l’Hapoel Beer Sheva aveva fatto riemergere i soliti fantasmi in casa nerazzurra. Prestazione da dimenticare anche per Mr. Europa League, entrato nei secondi 45 minuti e tra i peggiori della banda De Boer. Contro i bianconeri l’Inter, e lo stesso Banega, pescano dal cilindro il match dell’anno. Oltre a sfoggiare le qualità tecniche, l’argentino comincia a calarsi nel mare delle ostilità del campionato italiano. Gioca in entrambe le metà campo, rincorre avversari, fino a perdere quel pizzico di lucidità che gli costa l’espulsione per doppio giallo a fine partita. Nonostante il rosso però San Siro riconosce all’argentino una parvenza di leaderismo tecnico, da diverse stagioni punto debole della Milano nerazzurra.

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Il sacrificio di Banega, che rincorre Dybala per tutto il campo cancellandolo dal match 

Banega, l’altalena di Ever all’Inter

Con il passare delle settimane però, salvo una splendida rete all’Olimpico contro la Roma, inutile ai fini del risultato, le prestazioni di Banega calano inesorabilmente. L’Inter e il progetto De Boer affondano, fino all’avvicendamento in panchina con Stefano Pioli. Con il tecnico emiliano il rapporto non è propriamente idilliaco. Panchina nel derby ma soprattutto la sostituzione nell’intervallo nella pesante sconfitta esterna contro il Napoli. Comincia a delinearsi la figura di una squadra che può anche fare a meno dell’estro dell’argentino, in favore della fisicità e del muscolo dei vari Kondogbia, Gagliardini e lo stesso Joao Mario. Da titolare e uomo chiave della causa nerazzurra, l’argentino comincia ad accomodarsi stabilmente in panchina. L’Inter gira, e il filotto di vittoria consecutiva fa addirittura sognare un posto in Europa per Icardi e compagni.  L’altalena di Ever però, dopo aver toccato i punti più bassi, deve ancora raggiungere i picchi tanto maestosi quanto illusori. Con il terzo posto quasi definitivamente tramontato, e la stagione sul viale del tramonto, dopo cinque panchine di fila Pioli decide di rilanciare Banega dal primo minuto. L’ambiente ormai non ha più fiducia nel Tanguito, e non sono poche le perplessità sulla scelta del tecnico. La risposta di Ever è clamorosa. In due partite l’Inter batte Cagliari e Atalanta rispettivamente 5-1 e 7-1. Risultati roboanti che, più di tutti, vedono protagonista l’argentino con la camiseta numero 19. Quattro gol e tre assist. Numeri da capogiro che sintetizzano alla perfezione l’illusione e il barocco del genio rosarino. A stagione quasi compromessa Banega regala al pubblico nerazzurro delle prestazioni senza eguali alle quali però non darà alcun seguito. Nel successivo trittico Torino-Sampdoria-Crotone l’Inter totalizzerà la miseria di un solo punto ed è proprio l’argentino a finire sul banco degli imputati. La differenza di rendimento rassomiglia più ad un vero e proprio tradimento. Il tradimento di un genio che, da solo, poteva risollevare le sorti di un gruppo allo sbando.

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Lo splendido assist mancino per Perisic nella rete che apre le marcature contro il Cagliari 

Scendono i titoli di coda dell’avventura in nerazzurro di Banega. Nelle successive 7 partite solo 30 minuti per l’argentino, suddivisi in appena tre presenze. Nel più totale silenzio l’argentino comincia di fatto a chiudere le valigie per Siviglia, la sua personalissima isola felice. I 9 milioni intascati dall’Inter, ricchissima plusvalenza dopo l’acquisizione a parametro zero, mettono così apposto i conti nerazzurri e chioseranno l’includente annata di Banega, il fallimento tecnico che salvò l’Inter dal financial fair play.

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