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Maurizio Sarri
Maurizio Sarri, fonte foto: www.sscnapoli.it

Maurizio Sarri è stato fin da sempre un allenatore amante del posizionamento corretto dei propri giocatori. Dopo tanti anni di lunga gavetta nelle categorie inferiori il tecnico toscano è arrivato nel calcio che conta consacrandosi definitivamente alla guida del Napoli. Persona schietta, che ama dire sempre la verità, Sarri è un vero animale da campo come svela il suo amico di una vita Marco Brachi, attuale allenatore della Triestina in Serie D, che non lo vedrebbe a breve sulla panchina della Nazionale italiana: “Ma no, morirebbe. Lui deve sentire l’odore dell’erba quotidianamente, è un animale da campo. Lo vedo ct dell’Italia, ma solo a 70 anni. Dopo Napoli andrà all’estero, è il suo sogno, con le sue idee e il suo calcio totale farebbe faville in Premier. Ma potrebbe optare anche per la Russia o la Spagna”. I due si conoscono da una vita come aggiunge il tecnico Brachi ai microfoni de “Il Roma”: “Ho giocato per la prima volta contro nel 1984, lui era libero arcigno della Castelnuovese, io giocavo nel Cortona, ovviamente promozione. Siamo partiti dal basso, Maurizio in settimana saltava tantissimi allenamenti per i suoi molteplici impegni in banca, alternava la sua più grande passione al lavoro”. Inoltre, da allenatore Sarri è sempre stato un cultore del bel gioco, ma in carriera ha optato anche per la difesa a tre nel 1991: “Ho sempre ammirato il suo modo di essere, è un conoscitore di calcio come pochi. Ho sfidato Maurizio anche quando lui allenava la Faellese, io giocavo nel Dicomano. Attuava ancora il 3-5-2, nella sua squadra c’era Nenci in porta, attuale preparatore dei portieri del Napoli. Non ci fece vedere palla, calcio spettacolare, verticale, tocchi di prima e possesso palla, per nostra fortuna finì solo 0-0. Non riesco ancora a crederci”. Maurizio Sarri vorrebbe coronare il suo sogno di vincere sotto l’ombra del Vesuvio che già ha fatto innamorare i tifosi azzurri da due anni. Dal 3-5-2 al 4-4-2 passando per il 4-3-1-2 e arrivando al 4-3-3: trent’anni d’evoluzione tattica per l’allenatore toscano che non vuole mai smettere d’imparare.