lunedì, Gennaio 24, 2022

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Palombo dice basta, la Samp saluta l’ultima bandiera

Due vite trascorse a rincorrere palloni e avversari, intervallate da una parentesi che ha fatto da spartiacque a quella resta una carriera da bandiera vecchio stampo. Cuore, orgoglio, spirito d’appartenenza. Il calcio dal sapore romantico regala ormai pochi spunti ed è forse proprio per questo motivo che la storia di Angelo Palombo riconcilia con la parte bella e sana di uno sport ormai in mano a uomini d’affari senza etica né scrupoli, principali attentatori del giocattolo più amato al mondo. Come Francesco Totti, ritiratosi dopo una vita in giallorosso, anche per l’ex capitano della Sampdoria è giunto il momento di dire basta con il calcio giocato. Da qualche giorno infatti il sapore dell’erba ha assunto per lui un sapore strano,quasi amarognolo, certamente diverso rispetto a qualche settimana fa. Smettere di giocare rappresenta una decisione sofferta ma non per questo meno ponderata, perché ammettere a sé stessi che probabilmente non si è più quelli di un tempo rappresenta un segno di maturità, nonostante la voglia che ancora si possiede di guidare i propri compagni verso l’inizio della nuova stagione. Un tormento interiore che Palombo riuscirà a superare pensando agli ultimi quindici anni con la Samp, il club che a un certo punto sembrava averlo scaricato, e che invece proprio lui avrà il compito di aiutare a crescere nel prossimo futuro.

Paradiso e Inferno: la doppia vita di Palombo in blucerchiato

Fai sì che non siano gli altri a dirti di smettere, ma decidi tu con la tua testa”. Parole che si addicono perfettamente alla situazione vissuta da Palombo, il cui contratto con la Sampdoria era scaduto lo scorso 30 giugno. La società del presidente Ferrero aveva già comunicato al giocatore la sua intenzione di non prolungare ulteriormente il vincolo contrattuale già prima della fine della stagione, come dimostrato dai 24’ disputati in maglia blucerchiata nell’ultima giornata di campionato con il Napoli. Un addio annunciato, divenuto meno traumatico dopo la decisione di diventare collaboratore tecnico di Marco Giampaolo, colui che aveva avuto modo di apprezzarne le grandi doti umane e lo spirito da leader. Anello di congiunzione ideale tra la nuova guida tecnica e lo spogliatoio, nonostante lo scarso minutaggio, Palombo ha accettato di buon grado la panchina, senza mai alzare la voce e creare problemi all’interno delle dinamiche del gruppo. Professionista a tutto tondo, è riuscito in questi ultimi anni a vincere le resistenze di un ambiente divenuto improvvisamente ostile, in particolare dopo il suo passaggio all’Inter nell’inverno 2012 e il successivo rifiuto a lasciare la Sampdoria nel momento in cui la dirigenza avrebbe voluto diminuire il monte ingaggi complessivo dopo l’immediata risalita in A. Troppo forte il trasporto verso il club che l’aveva accolto giovanissimo nel lontano 2002 dopo il fallimento della Fiorentina, contribuendo in maniera fondamentale alla crescita calcistica di un giocatore arrivato a vestire la maglia della Nazionale. Nel mezzo, l’amarissima retrocessione al termine di una stagione disgraziata, iniziata con l’eliminazione nei preliminari di Champions League nella doppia sfida con il Werder Brema. Un evento che ha finito per segnare l’animo e la carriera di Palombo, emotivamente troppo coinvolto per non lasciarsi trascinare dalla serie di eventi negativi susseguitisi durante l’arco di quell’annata.

Capitano, leader, bandiera

E così, mentre gli ex compagni Cassano e Pazzini si ritrovano a Verona, il capitano della squadra capace di raggiungere il quarto posto con Delneri in panchina decide di fare un passo indietro. 459 presenze complessive con la Sampdoria, 15 gol, quarto calciatore più presente nella storia del club, Palombo non sarà mai uno qualunque, non a Bogliasco. Dietro le quinte potrà studiare al meglio gli ex compagni, mettere la propria esperienza al servizio dello staff tecnico di Giampaolo, lo stesso dal quale dovrà evidentemente attingere le nozioni per intraprendere il nuovo e stimolante percorso di assistente. Troppo breve per esser vissuta due volte, la carriera di un calciatore non smette mai di regalare sorprese e colpi di scena. A chi ancora sostiene il contrario, consigliamo di dare un’occhiata alla parabola di Palombo, pronto a cominciare la sua terza vita in blucerchiato, senza rimpianti.

 

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