giovedì, Gennaio 27, 2022

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Mario Bolatti, un gol storico e un tackle di troppo

Il rapporto tra i calciatori argentini e il campionato italiano è sempre stato forte. Soprattutto per ciò che concerne molte piazze della Serie A, che riproducono un vero e proprio alias delle bollenti curve argentine o sudamericane. Nella storia italiana del calcio in tanti hanno lasciato la patria albiceleste per inseguire sogni tricolore ma non tutti, come prevedibile, hanno retto la pressione del prendere parte ad un campionato di livello come il nostro. La storia di Mario Bolatti  – che italiano lo è di origine, per via di una nonna piemontese – è piuttosto indicativa in tal senso, soprattutto perché questo giocatore ha saputo collezionare due particolari highlights in carriera: il primo ha provato a lanciarlo nel mondo dei grandi, il secondo probabilmente ha scritto la parola fine alla sua già impoverita storia italiana.

Un gol storico e un tackle di troppo: Mario Bolatti nella Leggenda (a modo suo)

Soprannominato El Gringo per via della sua folta capigliatura bionda, Bolatti inizia il suo percorso calcistico nella stessa maniera della maggior parte dei suoi colleghi che finiscono in questa rubrica: come un predestinato. Centrocampista dal fisico abbastanza imponente e dai piedi discreti, esordisce nel professionismo nel 2003 dopo una lunga trafila con le giovanili del Belgrano. Nel club argentino il ragazzo si impone a suon di buone prestazioni, anche se sembra avere un difficile rapporto con la porta avversaria: in 86 presenze di campionato arriverà una sola marcatura. Un limite, quello della fase offensiva, che però non pone muri all’interesse di tante squadre europee che vogliono fiondarsi sull’argentino. A vincere l’asta per il calciatore è il Porto, club che in Portogallo è tra i più forti e influenti. Il salto, pur essendo importante, non lasciava presagire particolari difficoltà. Bolatti però non rende quanto sperato con la maglia dei Dragoni, anzi: dopo 18 presenze totali con i portoghesi il ragazzo sembra non convincere. Viene perciò mandato via in prestito nella stagione 2009-2010, di nuovo in Argentina, precisamente all’Huracan. E, paradossalmente, il ritorno in patria sarà il trampolino di (ri)lancio inatteso per Bolatti. Se all’Huracan la stagione fila via liscia, in Nazionale arriva un’incredibile svolta per il calciatore. Nella gara contro l’Uruguay, decisiva per la qualificazione dell’Argentina al Mondiale 2010, il centrocampista mette infatti a segno uno storico gol, approfittando di un buon senso della posizione che gli consente di mettere in rete una conclusione sballata di Juan Sebastian Veron. Con appena tre presenze alle spalle in Seleccion Bolatti salva letteralmente la panchina del C.T. Maradona, con l’Argentina che dunque riesce a qualificarsi in maniera sofferta al Campionato del Mondo da svolgere in Sudafrica. Dopo questo gol Bolatti vive un momento di grande notorietà, anche grazie alla buona stagione in patria. Nella Nazionale è un membro fisso ma il Porto, dopo il ritorno del giocatore in prestito, sembra non volerci credere più. Per fortuna del calciatore (ma sfortuna dei tifosi viola) sarà la Fiorentina a regalare una nuova chance al Gringo.

Solo danni

Bolatti Belgrano – FOTO: footballparatodos

Arrivato a Firenze con una buonissima pubblicità, il ragazzo fatica però ad ambientarsi nel campionato italiano. Inoltre, Prandelli dà l’impressione di non crederci molto e i numeri testimoniano questa tendenza: il calciatore giocherà sì 22 partite nella prima stagione ma quasi tutte da subentrante e per un misero totale di 716′. In maniera piuttosto pacchiana Bolatti verrà ricordato soprattutto per un episodio che riguarda sì il campo ma solo quello di allenamento della Fiorentina. L’argentino, infatti, sarà il fautore di un grave infortunio di Stevan Jovetic: il centrocampista, durante una partita di allenamento, entra in maniera dura ed evidentemente scomposta sul montenegrino. La diagnosi è destabilizzante: Jovetic si è rotto i legamenti e dovrà stare fermo per svariati mesi. Non esattamente un bel biglietto da visita per un calciatore che era arrivato con il compito di dare una buona alternativa a Montolivo per le geometrie del centrocampo viola.

La Fiorentina vuole liberarsene quanto prima e ci riesce nel febbraio del 2011, approfittando del calciomercato brasiliano ancora aperto. Bolatti finisce all’Internacional di Porto Alegre ma il trasferimento sa quasi di beffa per la squadra viola. In primis perché Bolatti viene spedito in Brasile allo stesso prezzo con cui era stato acquistato (3,8 milioni, quindi nessuna plusvalenza) ma anche perché il suo trasferimento tocca indirettamente uno dei più grandi scandali calcistici di questi anni, ovvero Football Leakes. Come spiegato da L’Espresso, infatti, l’operazione sarebbe stata finalizzata anche grazie ad una società olandese, Natland, che avrebbe trasferito una parte dei soldi dati dal club in alcune società offshore. La Fiorentina però non si è mai esposta sull’argomento. Bolatti, invece, alla fine è tornato a casa: dopo un piccolo girovagare che lo ha visto indossare anche le maglie del Racing Avellaneda e del Botafogo, attualmente l’argentino è tornato a indossare la casacca del Belgrano, il club che aveva provato a lanciarlo e nel quale probabilmente chiuderà la carriera. Chissà quante parole dolci, nello spogliatoio di La Paz, Bolatti avrà udito dal Dio del calcio in persona. Per quanto riguarda Firenze, invece, speriamo che non abbia mai imparato il dialetto…

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