Home Italia Sabatini tra presidenti padroni e campioni del domani

Sabatini tra presidenti padroni e campioni del domani

Walter Sabatini, ex DS Roma - Fonte: Roma Twitter
Walter Sabatini, ex DS Roma - Fonte: Roma Twitter

Scopritore di talenti e dirigente tra i più apprezzati in Italia, Walter Sabatini porta sempre con sé una credibilità importante nel calcio nostrano. Dopo l’addio alla Roma lui e Spalletti si ritrovano nuovamente a lavorare insieme, stavolta per un altro grande club del Bel Paese come l’Inter. Ingaggiato da Suning per fa quadrare il cerchio dei nerazzurri, Sabatini sta gestendo il mercato dell’Inter con oculatezza e un pizzico di mistero, come da sempre abituato a fare. In un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport il dirigente ex Lazio ha parlato di vari argomenti del passato e del suo presente.

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Da Palermo a Roma, Sabatini ha avuto a che fare con varie tipologie di presidenti. Tutti uomini estremamente diversi e con differenti modi di porsi: “Ho avuto il presidente padrone, il presidente divora allenatori, il presidente proprietario assoluto. Ho avuto Gaucci, Zamparini, lo stesso Lotito. Però devo dire che quando mi trovo in un rapporto diretto, anche se conflittuale, mi trovo comunque bene. La relazione con la proprietà straniera è molto più complicata, anche perché noi abbiamo la presunzione che la nostra cultura occidentale sia unica. E questo a volte crea enorme disagio”.
Ora la missione fondamentale è quella di riportare in alto l’Inter, mai totalmente ripresasi dopo la stagione del Triplete. “Servono un grande senso di orgoglio e di appartenenza”  – ha spiegato il dirigente – “Chi gioca nell’Inter deve capire cosa significa questo club nel panorama internazionale”. Sabatini ha da dire anche sull’eventuale operazione Kroos, a suo parlare “una balla, un’ipotesi che non ha nessun fondamento“.

In seguito il dirigente si esprime anche sulla cessione di Bonucci da parte della Juventus: “L’ho sempre visto come un giocatore istituzionale. Ma il calcio di oggi divora calciatori, tifosi e allenatori: la decisione di andare via può essere solo frutto di un disagio e di nient’altro“.
Infine, l’ex Roma ha spiegato cosa deve avere un giocatore per farlo innamorare calcisticamente: “Mi deve far male quando lo vedo, mi deve colpire. Il campione del domani produce una sorta di sofferenza interiore, una scudisciata, una bottiglia che si rompe, qualcosa di unico, che trascende la normalità”.