sabato, Gennaio 22, 2022

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Come in un film: ti odio, ti lascio, ti…

Si dice sempre che una storia importante, intesa come percorso di una singola persona nella vita, debba concludersi con un evento eclatante, a suo modo epico, per alcuni persino confusionario e non sense. Antonio Cassano da calciatore ne ha fatte vedere di cotte e di crude, agli avversari ma soprattutto a chi gli ha voluto bene: compagni, allenatori, presidenti, tifosi, sostenitori. Tutti hanno assaggiato un po’ di cassanate, quasi nessuno è riuscito a superarle illeso. E, in fondo, quello che Cassano è riuscito a plasmare dal 18 al 24 luglio ha quasi il sentore di capolavoro per quanto sia strano ammettere che qualcosa del genere possa esserlo. Un’uscita di scena confusionaria, dicevamo: il talento di Bari vecchia pare avercela messa tutta per farsi notare. E, finalmente, c’è riuscito. Accompagnandosi da solo alla porta.

Vado, resto. Anzi, mi ritiro: l’essenza di Antonio Cassano in pochi giorni

Sempre detto, sempre pensato. Da chiunque, forse persino da se stesso: Antonio Cassano è forse il più grande esempio di genio e sregolatezza del calcio italiano moderno. L’esordio fulminante con il Bari, i grandi anni alla Roma e poi un inarrestabile declino, fatto paradossalmente di (pochi) alti e (tanti) bassi. Da colpo di mercato del Real Madrid a presunto reietto, fino alla rinascita con la Sampdoria. Va via dopo un litigio con il Presidente/padre Garrone: qualcuno doveva aspettarselo. Con il Milan vince finalmente uno Scudetto, poi il malore, la paura di non poter giocare più e l’incredibile fuga tra le braccia dei cugini nerazzurri.
Un’altra piccola rinascita in una piazza non gigantesca come Parma. Il mini-ritorno alla Sampdoria che sa quasi di figliol prodigo. Infine, la scelta fasulla di Verona. Succede di tutto e, come avrebbe detto il wrestler Stone Cold Steve Austin: “Arrive, Raise hell, leave”. In questi giorni Cassano ha fatto impazzire tutto, incredibile che non sia impazzito lui stesso di fronte al caos generato. Le attenzioni del calcio di nuovo addosso, le luci della ribalta che si trasformano in occhi giudicanti. Gli stessi occhi che, forse, hanno irritato fin da subito un ragazzino che poteva diventare fenomenale, rendendolo null’altro che una mera occasione smarrita in un oceano di talento tanto immenso quanto dispersivo.

“Non ce la fa di testa”, ha spiegato irritato il Presidente del Verona Setti. Conseguenza (o causa logica) di una settimana bipolare, condita dall’ovvia ironia dei social network. Una decisione chissà quanto sofferta, perché quando entri nel mondo del calcio fai comunque sempre fatica ad uscirne, soprattutto quando lo fai per la famiglia. Fatto sta che di Antonio Cassano calciatore, evidentemente, non sentiremo più parlare. A meno che, presi dalla serietà che questo mondo comporta, non finissimo per renderci conto che si tratta di null’altro che dell’ennesima plagiante cassanata. Che, in fondo, tutto questo è solo uno stupido scherzo. Che alla fine, volenti o nolenti, di Antonio Cassano ne abbiamo avuto uno soltanto. Chi lo sa se sia stato un bene o un male: questo potranno deciderlo solo gli altri.

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