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L'arrivo di Hulk in Cina allo Shanghai SIPG - Fonte: Chinese Super League
L'arrivo di Hulk in Cina allo Shanghai SIPG - Fonte: Chinese Super League

“Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”. Abraham Lincoln non ha mai visto il calcio ma converrebbe con noi che la sua pluricitata frase calzerebbe a pennello per quanto sta succedendo nel mondo pallonaro urbi et orbi. Ad essere sotto la lente di ingrandimento è la Cina del denaro, degli acquisti folli. Soprattutto la Cina dei conti che non tornano, stando a quello che la stessa Federazione avrebbe riportato nei propri report redatti appena due settimane fa (11 luglio) e resi noti quest’oggi dal portale britannico Mirror.

Cina, calcio spendaccione: stop agli acquisti top

Dalla corrispondenza tra la Chinese Football Association (CFA) e la Asian Football Confederation (AFC) si evince lo stato di forte pericolo a cui sarebbe soggetta la Chinese Super League e le serie inferiori della nazione dagli occhi a mandorla. A rischiare il posto – ovvero la partecipazione – nel massimo campionato asiatico sono addirittura ben 13 club di livello assoluto nel panorama calcistico orientale, tra cui i primi nove della classifica finale della stagione 2017, per quello che già si preannuncia come uno tsunami di dimensioni bibliche e che rispedirebbe indietro di almeno un paio d’anni la crescita del movimento in terra cinese. A spiccare sono soprattutto le situazioni di Shanghai ShenhuaGuangzhou Evergrande, così come Shanghai SIPG. Tutte sotto inchiesta non solo per le spese pazze inerenti ai cartellini dei giocatori, quanto più per gli emolumenti offerti a quest’ultimi come nel caso Carlitos Tevez: circa 690mila € a settimana.

Cina, la Governance risponde

L’allarme è scattato pochi mesi dopo l’idea avanzata dai vertici governativi cinesi di dare un giro di vite al calciomercato. La politica perseguita da sempre dalla Cina non ha mai messo al primo posto l’obiettivo di creare un movimento mainstream, sulla falsa riga cioè di quello che stava avvenendo in Occidente, tutt’altro: mirato a disegnare un comparto sportivo, magari non di spessore assoluto a livello mondiale, però capace di offrire intrattenimento e propensione alle classi più giovani che popolano il “paese rosso”. Non un caso quindi che la formula usata dai piani alti dell’amministrazione di Xi Jinping parlasse di “grave fenomeno” e di “soldi bruciati”. La situazione di insolvenza in cui versano molti club della Super League starebbe offrendo il supporto giusto all’idea del Governo di Pechino di inserire un calmiere dei prezzi in materia di calciomercato, mentre sarebbe di fatto impossibile agire sui contratti precedentemente stipulati a meno di sanzioni importanti per le società in questione (sebbene nella nota a margine si parlerebbe anche di indagare su clausole fantasma e bonus su misura).  

Cina, i dati del report

Come riferisce anche Mirror, ecco la lista delle società al centro del ciclone finanziario che si potrebbe abbattere in Cina:

Super League: Shanghai Shenhua, Shanghai SIPG, Beijing Guoan, Changchun Yatai, Chongqing Dangdai Lifan, Hebei China Fortune, Guangzhou Evergrande, Guangzhou R&F, Jiangsu Suning, Liaoning Whowin, Shandong Luneng Taishan, Tianjin Quanjian, Tianjin TEDA.

League One: Beijing Renhe, Dalian Transcendence, Shanghai Shenxin, Shijiazhuang Ever Bright.

League Two: Qingdao Jonoon.

Stefano Mastini