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Lucas Leiva, lazio
Fonte: newsapi.com.au

Istrionico, divertente, unico nel suo genere. Nonostante sia nel mondo del calcio da pochi anni, il presidente della Lazio Claudio Lotito è riuscito a costruire a attorno a sé l’aura classica del personaggio, risposta pronta e frase ad effetto annessa. Non troppo amato (per usare un eufemismo) da gran parte della tifoseria biancoceleste, ha saputo garantire un presente solido a un club che prima del suo avvento sembrava a un passo dal fallimento, e invece si appresta a cominciare l’ottava stagione in Europa dell’era presidenziale, datata 2004. Attesissimo ospite nei post partita – nei quali era solito prendersi la scena alla sua maniera – ultimamente ha notevolmente ridotto la sua esposizione mediatica, lasciando spazio al direttore sportivo Igli Tare, fidato braccio destro. Un vero peccato non potergli chiedere della dolorosa partenza di Lucas Biglia, regista e leader emotivo della Lazio di Simone Inzaghi quinta nell’ultimo campionato, anche se è facile immaginare quella che sarebbe stata la sua risposta: “Morto un Papa, se ne fa un altro”. Da Lucas (Biglia), a Lucas Leiva, il passo è breve, prova provata di una società abile a gestire gli imprevisti alla maniera di una grande azienda, prontissima nel rimpiazzare un giocatore dello spessore dell’argentino, con un altro di pari livello, seppur con caratteristiche diverse rispetto al predecessore.

ESPERIENZA, FOSFORO, SOSTANZA: LUCAS LEIVA, IL BRASILIANO ATIPICO

Rimasta orfana del suo faro in mezzo al campo (inutile ribadire il peso specifico che Biglia ha avuto nell’economia del gioco della squadra di Inzaghi), la Lazio ha scelto di andare sul sicuro, puntando sulla grande esperienza internazionale di Lucas Leiva, reduce dalla decennale parentesi con la maglia del Liverpool. Aldilà dell’ironia sulla somiglianza fisica e anagrafica tra i due, occorre sgombrare il campo da possibili fraintendimenti, sottolineando le sostanziali differenze nell’interpretare lo stesso ruolo, quello di regista davanti alla difesa. Rispetto al nuovo acquisto del Milan, il brasiliano si presenta più mobile e meno tecnico, più interdittore che costruttore di gioco, decisamente più portato al contatto fisico che all’ostinata ricerca del giro palla per uscire dalla pressione avversaria. Più sciabola che fioretto dunque, Leiva è stato una colonna dei Reds negli ultimi dieci anni, da quando nel 2007 Rafa Benitez decise di portarlo in Europa prelevandolo dal Gremio, il club nel quale il centrocampista classe ’87 di origini italiane e passaporto comunitario era cresciuto, divenendo sin da subito un prezioso punto di riferimento. Nonostante la concorrenza di gente del calibro di Gerrard, Xabi Alonso e Mascherano, seppe ritagliarsi il suo posto in squadra, calandosi alla perfezione nello spirito del calcio inglese, ma soprattutto mostrandosi in questo senso un brasiliano atipico, sullo stile di Carlos Dunga. Centrocampista centrale di lotta e di governo, mezzala di corsa, all’occorrenza centrale difensivo, Leiva è stato un idolo della Kop, salutato con tutti gli onori del caso al momento di lasciare Anfield, dove dopo gli addii di Carragher e Gerrard era divenuto il giocatore più amato dai tifosi. “Ha fissato gli standard di quello che un giocatore del Liverpool deve essere, rappresentando un esempio da seguire per tutti noi” – ha detto Jurgen Klopp – tecnico con cui nonostante il minutaggio fosse decisamente diminuito, aveva instaurato un rapporto di stima e rispetto reciproco, facendo da trait d’union tra vecchio e nuovo corso. Personalità da vendere, grande professionalità, integrità fisica. Lucas Leiva arriva in Italia dopo 346 presenze complessive con il Liverpool, 247 in Premier League, 35 in Champions League, e dopo essere sceso in campo in 32 occasioni nell’ultima stagione, mettendo assieme un totale di 1178’.

DA BIGLIA A LEIVA, ECCO COSA POTREBBE CAMBIARE NEL GIOCO DELLA LAZIO

Pochi dubbi, le chiavi della nuova Lazio spetteranno a lui, a dispetto delle perplessità che ancora accompagnano il suo arrivo, le stesse che avevano spinto Inzaghi a studiare soluzioni alternative nel delicato ruolo di “volante” davanti alla difesa. Ancora valida l’ipotesi Luis Alberto, provato nei primi test estivi in una posizione per lui inedita in cui ha mostrato buona visione di gioco ma scarsa capacità di interdizione, mai pienamente decollata quella di Di Gennaro, altro nuovo acquisto reduce da alcuni campionati da regista, è facile immaginare come in vista della finale di Supercoppa italiana di domenica prossima all’Olimpico, il prescelto possa essere proprio l’ultimo arrivato. Dopo l’esordio con la Triestina, 26’ con il Bayer Leverkusen da subentrato, 62’ con il Malaga nel Trofeo Costa del Sol; minutaggio cresciuto non a caso, preludio di quel che sarà l’esordio ufficiale con la nuova maglia. Quella che si presenta ai nastri di partenza, è una Lazio con meno qualità in mezzo al campo, ugualmente capace di mantenere le giuste distanze tra i reparti, pronta scatenare la qualità delle sue due mezzali (Parolo e Milinkovic  Savic, liberi da eccessivi compiti difensivi potranno accompagnare più spesso l’azione offensiva, dando così sfogo ai loro proverbiali inserimenti senza palla) e innescare la micidiale velocità delle punte. Un cambiamento sostanziale quello da Biglia e Leiva, che difficilmente produrrà un effetto immediato sulle prestazioni della squadra, attesa dal definitivo salto di qualità.