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Real Madrid Liga 2017 2018
fonte: twitter Real Madrid

Oggi sarebbe dovuto essere il calcio d’inizio di una nuova, grande stagione di Liga. Una Liga che cambia ancora, che parte con una distanza che non si registrava da tempo fra i due colossi, che evolve dimenticando gli stereotipi dei 100 punti o dei dualismi, che non ha più la MSN ma che ha sempre più protagonisti da scoprire, che promette spettacolo ad ogni sua curva e in ogni sua piega. E invece è un calcio d’inizio caratterizzato da minuti di raccoglimento, da lutti per gli effetti di un terrore che lascia silenzio e impone riflessione. Ma che non paralizza, non ferma nulla. Non può e non deve farlo. E allora, la Spagna oggi riparte. Riparte con il suo campionato di calcio, raccogliendo la sua gente nei suoi stadi, rispondendo alla paura con la passione. Si ricomincia oggi in Spagna. Tutti insieme, per far sì che gli occhi brillino di sogni, non di lacrime.

L’ORDINE BLANCO E IL CAOS BLAUGRANA

Si ricomincia da una situazione che più squilibrata non potrebbe essere, con un Real Madrid che tiranneggia il mondo e pare inscalfibile. La corazzata di Zidane ha ripreso esattamente da dove aveva concluso, prendendosi i due trofei più importanti dell’estate e minacciando di non lasciare niente a nessuno. La Casa Blanca impera, grazie a un club che ha saputo programmare questo dominio cercando le stelle del suo firmamento galactico dentro di sé piuttosto che nel mercato internazionale: è prima di tutto il Real di Zizou, icona sul campo che ha saputo diventare leggenda in panchina; il Real dei giovani spagnoli, il sensazionale Asensio su tutti ma anche quelli che sono tornati dai prestiti formativi e che rappresentano alternative a costo bassissimo ma dal dna comprovato; soprattutto il Real di Cristiano Ronaldo, che a causa di una squalifica tanto forte quanto discutibile avrà il tempo di mettersi a punto e parallelamente lascerà a Bale quello per dimostrare di essere ancora un peso massimo, in una rosa che parte per la missione della reconquista sapendo di poter contare su di un blocco di 17/18 potenziali titolari, cosa che da una parte mette in mano a Zidane un materiale senza eguali, ma dall’altra non garantisce il posto a (quasi) nessuno. Bisogna tornare indietro di un decennio per ritrovare l’ultima volta che il Madrid ha vinto due campionati consecutivamente, ma bisogna andare ancora più indietro per rivivere una crisi simile del Futbol Club Barcelona, preso in questo momento in un caos dal quale uscire sarà piuttosto difficile. Sul campo si vede un Barça vecchio, spento, senza più lo stile che ha marcato un’epoca e cambiato il volto del calcio internazionale. Ma l’origine di questa caduta degli dei è da ricercare fra le scrivanie di una dirigenza che oggi si ritrova distantissima da una squadra alla quale ha scelleratamente concesso una sorta di autogestione, rimanendo seduta a guardare un tridente spettacolare, che ha divertito tutti ma che non poteva essere la soluzione per guidare il fisiologico e doveroso cambio di pelle imposto dall’addio di Xavi e dal doloroso, ma lampante declino di Iniesta. Quando era necessario puntare sui giovani, che fossero quelli di una Masia oggi quasi abbandonata al suo destino o da ricercare sul territorio nazionale (vedi i vari Asensio, Theo Hernandez, Ceballos…tutti finiti al Real), il gruppo dirigenziale facente capo al presidente Bartomeu ha invece optato per operazioni miopi, nelle quali probabilmente c’è stata anche una responsabilità da parte di Luis Enrique, al quale è stata data carta bianca sul mercato e che ha portato figure non adatte al livello richiesto, se consideriamo che dalla fine della sanzione FIFA il Barcellona ha investito più di 250 milioni per allungare la rosa, con il risultato che il solo Umtiti ha dato qualche riscontro convincente, aspettando un Paulinho che può tornare utile ma che oggi non può essere considerato una vera risposta alla crisi. Oggi vediamo un Barcellona che non ha più quel tridente capace di garantire un gol ogni 39 minuti giocati, che si aggrappa a un Leo Messi sempre più mandato allo sbaraglio, che trema anche per il ginocchio di Suarez e che ha paradossalmente il mercato intoppato da un’eccessiva disponibilità di fondi, il tutto messo in mano ad un tecnico come Ernesto Valverde che ha le capacità e le idee per poter approntare interventi migliorativi, ma che al momento appare come uno al quale è stato chiesto di ristrutturare una casa dandogli a disposizione solo un secchio e una cazzuola. La certezza è che il Barcellona si riprenderà, ma in quanto e tempi e modi non se ne trova nessuna. Anche se, questo è sicuro, oggi più che mai Barcellona “no té por”. Non ha paura.

LIGA, LE OUTSIDER

Però state tranquilli: questa Liga non sarà un tappeto rosso steso per un lungo “pasillo” del Real Madrid. Ormai è assodato che il campionato con il più alto livello medio al mondo non rappresenta più un giardino per l’aristocrazia, bensì una favolosa sceneggiatura in cui ogni scena può sorprendere e scombinare il copione. Ce lo ha dimostrato l’Atletico Madrid, che riparte a fari spenti per colpa di un blocco del mercato non preventivato arrivato a scombinare dei piani piuttosto intriganti, ma che ha già dimostrato (o forse sarebbe meglio dire minacciato) di non aver cambiato i propri ruvidi tratti: il Cholo non ha ancora riabbracciato Diego Costa però ha tenuto Griezmann, deve aspettare per poter lanciare Vitolo ma vede canterani di platino come Saul e Koke imporsi meravigliosamente di partita in partita, di conseguenza i Colchoneros saranno protagonisti, così come sembra poterlo essere un Siviglia rivoluzionato dall’addio di Sampaoli e di alcune figure importanti, ma che a livello di filosofia promette continuità come dimostrano gli arrivi dell’ex tecnico del Celta Vigo Eduardo Berizzo (altro bielsista di ferro) e di giocatori come Banega, Muriel, Nolito e Jesus Navas, gente che ha sia i piedi che la mentalità per far ruggire ancora il Sanchez Pizjuan. Un po’ più enigmatiche le basche, perché dopo una stagione di brillante ripresa sia l’Athletic Bilbao che la Real Sociedad hanno fatto fatica a migliorarsi sul mercato e avranno entrambe il peso dell’Europa League da sostenere. A San Mames si aspettano che Cuco Ziganda possa raccogliere l’eredità di Valverde e addirittura sognano di poter mettere nel mirino il quarto posto, è anche rimasto il corteggiatissimo centrale Laporte, però si punta ancora sul vecchio Aduritz davanti, sui muscoli di Raul Garcia, sulla luce cristallina ma intermittente di Muniain e Iñaki Williams, di conseguenza trovare la continuità necessaria per poter ambire alla qualificazione in Champions presupporrà uno sforzo notevole e una buona dose di fortuna. La stessa che si augura Eusebio nella vicina San Sebastian, perché non basta impiantare un sistema di gioco brillante e una mentalità di grande qualità se poi perdi per strada pezzi fondamentali per tradurre il tutto sul campo. Ispira interesse il Villarreal di Bacca, Soriano e Sansone, che promette un’altra stagione di calcio vertiginoso ma che dovrà capire come rimanere solido dopo la rimozione della pietra angolare rappresentata da Musacchio, mentre può solo fare delle promesse il Valencia di Marcelino, che attende ancora iniezioni importanti dal mercato, che sa di avere in Simone Zaza e nel gioiellino Soler elementi buoni per risorgere dalle proprie ceneri, ma che ha talmente tanti dubbi da sciogliere da non poter essere considerata a priori una delle candidate a un protagonismo positivo. E poi scendendo via via, passando per un Celta Vigo che intriga per un progetto tecnico che continua a lievitare e che ora vede al comando l’ex assistente di Luis Enrique Carlos Unzué, uno con i crismi giusti per raccogliere una rosa giovane, ricettiva e potenzialmente esplosiva, così come quella del Malaga di Michel, che ha perso dei punti cardinali come Camacho e Sandro ma può contare su di un brillante serbatoio di giovani. Devono invece scacciare sensazioni scomode alcune esponenti della borghesia come Betis, Espanyol e Deportivo La Coruna, che per problemi diversi non riescono a prendersi una posizione illustre sulla griglia di partenza ma che avranno comunque i fari puntati addosso. Daremo il benvenuto al Girona che vive la sua prima volta, il bentornato a Levante e Getafe che sperano di riaffrancarsi al piano alto, vedremo se realtà come Alaves, Las Palmas, Eibar o Leganes riusciranno a regalarci ancora sorprese totalmente inaspettate. In termini semplici, ritroviamo la mejor liga del mundo. Che riparte in silenzio, vestita di nero, ma promette di fare tanto rumore e di ridare colori, gioia e spettacolo a una Spagna che, assieme al suo calcio, oggi riparte.

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Stefano Borghi, pavese classe ’82, ama le squadre di calcio con una tradizione e una bella maglia, oltre che le chitarre ruvide e le cene di qualità. Di professione fa il telecronista: gli piace raccontare storie vere e prova a tirarle fuori dall’ordinario, guardando più al contenuto che all’involucro. Oggi lavora per Fox Sports ed è la voce della Liga spagnola