Solidità e coraggio, ben tornata SPAL

Solidità e coraggio, ben tornata SPAL

I 49 anni dall’ultima apparizione in massima serie non sono pesati troppo alla SPAL di Ferrara, ieri giunta in trasferta all’Olimpico contro la Lazio. Non si può parlare certo di un esordio soft dato che la Lazio, fresca vincitrice della Supercoppa una settimana fa, può iniziare a parlare la lingua delle grandi visti i risultati e le prestazioni della scorsa stagione. Eppure mister Semplici da Firenze, una vita nelle giovanili viola, non si è lasciato impaurire da Immobile, Milinkovic-Savic e la nuova rivelazione Luis Alberto: si gioca compatti, concentrati fino all’ultimo, più intenti a difendere che a attaccare. E’ forse anche per questo che Borriello parte dalla panchina; appena arrivato dal Cagliari, l’ex Milan e Roma gioca uno spezzone di gara nel finale senza esaltanti accenni. La partita la fa la Lazio come da copione, con il solito pressing e un centrocampo a cinque capace di far inserire costantemente Milinkovic e Alberto, lieta sorpresa della stagione biancoceleste insieme all’esordiente Palombi, garantito da Inzaghi che l’ha già allenato nelle giovanili. Semplici risponde al 3-5-2 laziale con lo stesso modulo e davanti il mister si affida alla fame dell’ex Floccari nonché di Paloschi, entrambi da tempo a secco in A.

SPAL: uniti e, soprattutto, organizzati

La SPAL non ha certo stupito per la sua vena realizzativa e non è andata a Roma con la volontà di strafare, anzi un’attenta preparazione tattica ha permesso agli uomini di Semplici di bloccare Immboile & co. Ma come ? Innanzitutto la difesa: la SPAL sapeva di giocare contro una squadra offensiva e contro uno dei bomber più prolifici dell’ultima stagione, per tanto viste le carenze tecniche in rosa, Semplici ha optato per una barriera totale davanti la porta di Gomis, autore di numerose uscite e letteralmente “estremo difensore” della porta ferrarese anche al limite dell’area.

Gomis è costretto agli straordinari e si spinge fino al limite dell’area su Immobile

Una difesa poco esperta a tre non è sicuramente sintomo di sicurezza, quindi se non puoi abbatterli, limitali: Semplici ha spostato costantemente il blocco dietro a tre tutto insieme, lasciandosi anche aiutare dagli inserimenti arretrati dei centrocampisti quali Lazzari, Mora e Viviani, quest’ultimo poi ben figurante anche in fase offensiva. Fronteggiando la densità davanti alla porta, la Lazio è stata costretta a concentrare il potenziale offensivo nei cross dalle fasce o da situazioni da calcio piazzato. Non il massimo per la squadra di Inzaghi abituata a ripartenze veloci e a muoversi negli spazi: la partita di ieri poteva essere un’ottima occasione anche per Caicedo, possente attaccante prelevato dall’Espanyol e molto bravo sui colpi di testa.

Una tipica fase di gioco della partita della SPAL: Lazio costretta al cross e densità in area dei ferraresi

 

Il lavoro delle due punte – Floccari e Paloschi, poi Borriello – si è sintonizzato sulla difesa biancoceleste costringendo la squadra ad una costruzione complicata dalle retrovie. Ovviamente la Lazio ha effettuato un maggior numero di tiri e ha sfiorato più volte il vantaggio ma la SPAL è sempre stata in partita e si è fatta vedere davanti in occasioni che forse, a parità di livello tecnico, avrebbero fruttato almeno un gol in più. Gli ospiti non si sono fidati della trappola del fuorigioco e l’esiguo numero di offside lo dimostra (3 in totale), così da evitare di concedere troppo spazio a un velocista come Immobile, tra l’altro sempre preso a uomo quando in area avversaria. La limitazione dell’attaccante napoletano, nonché quella di Palombi, ha costretto entrambi a giocare fuori area, caso insolito per l’ex Pescara nonostante la sua generosa mobilità che tanto piace a Inzaghi.

Gioco offensivo

Nessuno si aspettava una SPAL a trazione anteriore e di fatti così non è stato, con una maggioranza di azioni create su episodi di poca concentrazione della retroguardia laziale o per cross dal laterale. Tuttavia una giustificazione al fatto potrebbe essere la palese carenza di qualità tecnica dalla trequarti in su, perché se è vero che tenacia e atletismo a centrocampo non mancano, è anche giusto dire che sia Paloschi che Floccari, seppur giocatori di sacrificio come ieri hanno dimostrato di essere, non hanno più la stoffa del gol che il loro passato recita. L’arrivo di Borriello potrebbe essere un bottino da almeno 10 gol che per un club di bassa classifica è un vaccino contro la retrocessione. Come tutta la squadra, ieri il pacchetto offensivo si è concentrato su pressing e copertura di spazi anche nella propria metà campo: come dimostrano le statistiche, la SPAL ha passato pochi attimi in area di rigore biancoceleste. Insomma una partita all’italiana per la SPAL che merita in ogni modo gli applausi per aver attutito il proprio ritorno nella massima serie contro un avversario di grande livello come la Lazio. Non era neanche facile preparare una partita così maniacalmente nei minimi dettagli e non sbagliare nulla, e in particolare il tutto assume ulteriore clamore se si considera il potenziale offensivo degli avversari. Un bravo alla SPAL e a mister Semplici, che senza paura né vergogna ha tenuto in piedi uno 0-0 importante per il morale e i tifosi, giunti numerosi all’Olimpico e grati alla squadra per la prestazione di sacrificio. Un valore che quest’anno potrà fare la differenza nella lotta per non retrocedere.

 

di Riccardo Belardinelli