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Valter Birsa, Chievo Verona
Fonte: itasportpess.it

Puntuale, letale, decisivo. Come l’anno scorso, come l’anno prima, tra le poche certezze della prima giornata di serie A c’è sicuramente lui, Valter Birsa, valore aggiunto del Chievo Verona di Rolando Maran, giustiziere a domicilio dell’Udinese dell’ex di turno Gigi Delneri. Il trequartista sloveno per la terza stagione consecutiva ha iscritto il suo nome sul tabellino dei marcatori, regalando i 3 primi punti a una squadra che continua a stupire per organizzazione di gioco, carattere e voglia di migliorarsi. Un’ isola felice lontanissima dal tram tram del calcio moderno, nella quale l’eco dei tanti milioni di euro bruciati in una delle finestre di mercato più pazze degli ultimi tempi sembra non essere mai arrivato, lasciando staff tecnico e giocatori liberi di preparare al meglio l’esordio in campionato.

Valter Birsa: il giusto grado di maturazione

Solcare la soglia dei trent’anni rappresenta un traguardo anche nella storia professionale di un calciatore. Guardare al passato per giocarsi un futuro migliore, è così che in tanti decidono di vivere gli ultimi anni di attività agonistica ad alti livelli. La stessa strada intrapresa da Birsa, classe ’86, non più giovanissimo ma capace di reinventarsi nel suo ruolo originario, lo stesso in cui si era rivelato all’attenzione degli addetti ai lavori ai tempi del Sochaux e dell’Auxerre, laddove per poco non incrociò Guy Roux, leggendario tecnico francese per 44 anni sulla panchina del club (quasi 15000 giorni di nomina su una stessa panchina del calcio professionistico mondiale). In Europa da più di dieci anni, la sua carriera è stata in crescendo fino all’apice toccato  con l’esordio di Champions League con l’Auxerre e la conquista del mondiale 2010 con la maglia della sua nazionale (dove realizzò anche un gol nel match con gli Stati Uniti). Arrivato in Italia grazie al Genoa, sembrava aver smarrito il micidiale sinistro – vero e proprio marchio di fabbrica – ma soprattutto l’ideale collocazione in campo. Da Malesani a Ventura, passando per Allegri durante l’esperienza al Milan, troppo imbrigliato in rigidi schemi tattici, non aveva reso per quel che era il suo valore, lasciando molti dubbi e pochi rimpianti al momento del suo passaggio al Chievo Verona nell’estate 2014. Un anno di rodaggio, poi l’esplosione alla seconda stagione (6 reti, 7 assist) e la conferma nella terza (7 reti, 9 assist), sempre da trequartista libero di svariare alla ricerca della posizione dietro le due punte. Imprescindibile per Maran, abile a riportarlo nel vivo del gioco e proteggergli le spalle con tre mediani, risparmiandogli compiti dispendiosi in fase di non possesso.

Storia di un curioso record

Un piccolo record quello di Birsa, sempre a segno negli ultimi tre esordi stagionali del Chievo Verona. A Empoli, due estati fa quando, un assist per Meggiorini e un suo gol, furono decisivi per ribaltare l’iniziale vantaggio toscano firmato Pucciarelli. A Verona nell’agosto 2016, una sua doppietta di destro, rese indigesto il debutto sulla panchina dell’Inter di Frank De Boer. La storia si è ripetuta anche domenica sera a Udine, assumendo sempre più i connotati di un appuntamento immancabile, il più classico dei “…non c’è due senza tre…”. Parabola insidiosa sugli sviluppi di un corner dalla sinistra a trovare la spizzata vincente di Inglese, sinistro micidiale da trequarti campo alle spalle di Scuffet, per la verità non esente da colpe. Anima, cuore, cervello pensante di un undici destinato a dare fastidio a molti anche quest’anno, Birsa è il fulcro e al tempo stesso il terminale della manovra offensiva clivense, come dimostrano i 5 tiri complessivi verso la porta avversaria, le 3 occasioni da gol, i 2 cross effettuati, i 2 falli subiti e le 8 palle perse, numero decisamente alto che conferma tuttavia la centralità del suo ruolo in campo. Tutto è migliorabile, motivo per cui ci si chiede dove sarebbe potuto arrivare se fosse riuscito a eliminare le frequenti pause che lo portano a estraniarsi dal gioco nel diversi momenti della partita. Difetto che il lavoro di Maran ha notevolmente limato, garantendo al piccolo Chievo il suo top player, l’uomo copertina della prima giornata per il terzo anno consecutivo.