domenica, Dicembre 5, 2021

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Tutte le A del Benevento

Prima che un africano giungesse in Italia, Benevento aveva un significato del tutto opposto a quello che oggi il suo nome dice. Fu infatti solo dopo la sconfitta di Pirro che la provincia campana traslò il suo nome da Maleventum Beneventum. Ovviamente qualche tifoso un po’ più appassionato di storia avrà giocato molto sulla nomenclatura arcaica della sua città, visto che per ora di punti in classifica il Benevento Calcio ne ha 0. Il Vigorito è più o meno lo stesso da parecchi anni, i suoi colori sono sempre molto accesi ( il rosso e il giallo, quelli della divisa) e il pubblico quest’anno vuole divertirsi. Non sarà facile per vari motivi, ultimo quello dell’appartenenza al manipolo di neopromosse: tuttavia il Benevento ha organizzato una buona squadra, senza pretese nel regalare ai tifosi il grande nome per vendere le magliette. Non c’è il Borriello o il Pavoletti della situazione con decine di tifosi a chiedere autografi e selfie. C’è piuttosto l’umiltà di chi ha capito che deve fare qualcosa in più, che necessita di dimostrare chi è veramente perché i fasti giovanili sono oramai un ricordo. Per altri, come quelli che la B l’hanno conquistata, questa stagione si chiama fame, e quando il tempo stringe e i punti sono pochi diventa sempre più grande. Perché questa Serie A si differenzia dalle altre: i campioni scendono in provincia, i ragazzini si caricano sulle spalle una città e i giochi di potere per bassa e alta classifica si fanno più intriganti che mai. Il Benevento può salvarsi perché oltre alla fame ha alcune carte buone in mano, che senza pretensione possono aiutare la squadra e se stessi, perché la permanenza in categoria non è un sogno, ma un obbiettivo, personale e non.

Arruolati

Pietro Iemmello, Danilo Cataldi, Achraf Lazaar, Andrea Costa, Ledian Memushaj, Marco D’Alessandro, Luca Antei, Cristiano Lombardi. Questi sono i volti nuovi che vengono dalla Serie A e che hanno scelto Benevento come meta di redenzione dopo un anno non troppo positivo. A dir la verità c’è chi come Lazaar e Iemmello ha ottenuto risultati tutt’altro che malvagi: il primo è tornato in Premier col Newcastle ma evidentemente il calcio inglese non faceva per lui, mentre Re Pietro si è tolto la soddisfazione di segnare addirittura a San Siro, non male ma troppo poco per una riconferma in Emilia. Così si sono tutti arruolati nell’esercito di Marco Baroni, che, a parte un paio di giornate ad interim sulla panchina del Siena, la Serie A l’ha sempre vissuta come un sogno. Oggi sono tutti lì, spinti da un pubblico caldo e che vuole vedere la maglietta sudata dopo una Serie A conquistata a suon di play off a giugno. Gli spettatori del Vigorito non potranno certo sperare nel tiki-taka o nel cinismo di Sarri: la magia del gioco palla a terra per determinati tatticismi è più un upgrade che una strategia da effetto immediato. Ma il Benevento ha delle qualità, soprattutto a centrocampo, dove l’idolo si chiama Amato Ciciretti, già nella storia del club dopo aver segnato il primo gol delle Streghe nella massima categoria.

Arrembaggio

Come dimostrato nelle prime due uscite e levando il pesante 0-4 incassato in Coppa Italia contro il Perugia, la squadra ha dimostrato una certa affinità con il contropiede e il gioco sulle fasce, guarda caso proprio dove gioca Ciciretti. D’altronde sia Lazaar che l’ex Roma sono tecnici e rapidi e, con un grande ariete in area quale Coda, arrivato dalla Salernitana, lo schema appare fatto.

 

Tuttavia le soluzioni offensive comprendono anche l’impiego di uno degli eroi della cavalcata verso la A, ovvero l’ex Inter Puscas che da esterno sinistro rientra col destro che è una meraviglia. Come dimostrato nelle due gare contro Sampdoria e Bologna tutta la buona volontà della spinta in attacco del Benevento ha dei limiti palesi quando si tratta di gestire il gioco, non tanto per assenza di soluzioni in avanti quanto per la basilare difficoltà che il 4-4-2 presenta a difesa avversaria schierata. Considerando la mancanza di un centrale difensivo dall’ottima impostazione, la difesa è costretta necessariamente a far giungere il pallone a centrocampo, ritardando la manovra e permettendo all’avversario di sistemarsi. Eppure il Benevento sa come far male in contropiede e la partita col Bologna, seppur senza reti segnate, ne è un esempio. Fatto sta che sfruttando anche il potenziale offensivo dell’ex Atalanta D’Alessandro, molto impiegato nelle prime due partite, il Benevento può considerare i suoi problemi più in difesa che in attacco.

Arroccati

La problematica grana della squadra di Baroni è la fase difensiva, a cui non è bastato chiudersi e compensare con la stazza fisica le lacune tecniche. Tre gol in due gare non sono eccessivamente troppi ma se si vanno a  guardare le occasioni avversarie si capisce che i centrali di difesa sono la grossa lacuna delle Streghe. Ad ora i titolari sono l’ex Empoli Costa e il capitano Lucioni, con l’ultimo arrivato Luca Antei dal Sassuolo come riserva. Più che tattico il problema è perentoriamente tecnico perché come ha dimostrato la gara esterna con la Samp, la compattezza arretrata ha dato i suoi frutti ma i buchi nella marcatura hanno concesso a Quagliarella di aprire la sua stagione con una doppietta.

Anche qui la poca esperienza della banda Baroni è un tassello negativo non solo per una questione di furbizia ma anche di mentalità. La Serie B permette ancora qualche sbavatura prima di punire, mentre la Serie A non lascia scampo al primo errore: il clamoroso errore di Destro sullo 0-0 contro il Bologna è un’eccezione rara.

Tuttavia sul piano del gioco il Benevento ha fatto vedere delle belle cose, e memori della scorsa stagione del Crotone alla sua prima in A, i conti vanno rivisti dopo il giro di boa. E’ comprensibile una partenza in salita, fra difficoltà di categoria e tecniche, eppure il tempo è galantuomo e il Benevento sa che ha le giuste carte per potersi salvare, perché i nomi da Serie A ci sono e la voglia di giocarsela pure. Il mercato è chiuso, le rose sono complete: ora si vive solo di fame e di fede.

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