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Passare da “Avresti dovuto fare meglio, dannazione!” a “Sei il migliore, sono fiero di te!” sarebbe soddisfacente per qualsiasi calciatore, soprattutto come gratificazione a livello professionistico. Per Joshua Kimmich, che queste due frasi se l’è sentite dire in meno di un minuto nello stesso momento, probabilmente è stata una botta enorme. Una di quelle che però fanno crescere, in modo da poter diventare migliori sin da subito. Perché, tra un rimbrotto e una carezza, lo sfogo di Guardiola dopo Borussia Dortmund-Bayern Monaco di qualche anno fa non può che aver contribuito a rendere Kimmich un giocatore (e un uomo) migliore di quanto non fosse prima. E i risultati si stanno iniziando a vedere ormai da parecchio tempo, perché il poliedrico giocatore del Bayern è finalmente diventato un punto di riferimento, non limitandosi a restare una promessa potenzialmente incompiuta. Tanto da aver eguagliato un importante record con la Nazionale tedesca.

Da Guardiola a Beckenbauer: il salto di qualità di Joshua Kimmich

Un po’ per ripicca e un po’ per non far incollerire Ancelotti, qualche mese dopo Kimmich confessò che Guardiola non gli mancava. Forse mentiva o forse no. Di certo l’impatto dell’attuale tecnico del City sul ragazzo è stato fondamentale: abituato per due stagioni a giocare dove serviva, spingendo in attacco ma anche difendendo con ardore e intelligenza, Kimmich era divenuto quasi un calciatore feticcio per Guardiola, sportivamente innamorato di lui a livello tecnico-tattico. Un amore corrisposto almeno sul piano delle prestazioni: il ragazzo si impone sempre di più nelle gerarchie della squadra e anche con la Germania inizia a intravedersi non più un progetto in divenire ma una splendida certezza.
Ed è proprio con la Nazionale teutonica che Kimmich ha raggiunto un riconoscimento personale importantissimo a livello statistico ma, di riflesso, anche per ciò che concerne la leadership e il suo ruolo nella complessa struttura impostata da Low. Il jolly bavarese ha infatti giocato ogni singolo minuto di tutte le ultime 21 partite della Germania, peraltro venendo schierato sempre da titolare nella Confederations Cup vinta quest’estate. Un dato che riconosce grandezza al giocatore, soprattutto perché prima di lui soltanto il leggendario Franz Beckenbauer aveva potuto conquistare una statistica simile. Kimmich lo eguaglia a soli 22 anni e con la possibilità di fare anche meglio di questo totem del calcio tedesco.

Giovane ma vincente, ragazzo ma veterano. Da “sgridato” a recordman il passo è stato brevissimo per Kimmich, il quale di certo non ha intenzione di fermarsi adesso. Un altro piccolo prodigio della mentalità tedesca applicata al pallone è stato plasmato. Per ora il nome del Kaiser si può accostare al suo solo per questa piccola impresa. Un domani chissà, perché magari Kimmich avrebbe potuto far meglio, ma l’importante è che riesca a rendere qualcuno ancora fiero di lui.

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