lunedì, Novembre 29, 2021

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Roma, Di Francesco atteso alla prova del dopo Salah

Tutto sommato, la Roma sembra essersi complessivamente rinforzata nell’ultima sessione di mercato, sistemando alcune lacune che lo scorso anno sono apparse determinanti, come quelle sugli esterni (di difesa). Questo se trascuriamo un piccolo, grande dettaglio: la cessione di Salah al Liverpool.  Monchi ha provato a rimpiazzare l’egiziano classe ’92, venduto a 45 milioni, con Mahrez, valutazione molto simile, ma due anni più anziano. Può questa operazione avere un senso?  Effettivamente l’affare non è stato fatto. Bisogna comunque tener conto che la Roma aveva la necessità di ripianare il bilancio entro giugno, il termine della stagione, e la cessione di un big si era resa necessaria. Allora il direttore sportivo dei giallorossi ha fatto quanto di più intelligente potesse fare: dal momento che non esistono esterni d’attacco già affermati a cifre abbordabili, ha comprato un giovane, Under, che potrebbe avere un futuro più che roseo; ha comprato Defrel, che è praticamente un jolly d’attacco e Schick, non esattamente un esterno, non esattamente una punta, ma certamente uno dei talenti più cristallini in circolazione. Una base sulla quale costruire un sistema. Ed è così che la patata bollente passa al mister, Eusebio Di Francesco.

Roma: numeri ed integralismo tattico

Con i nomi già fatti, Defrel, Under e Schick, si candidano per gli stessi ruoli anche El Shaarawy, forse Florenzi e l’unico che sembra certo del posto da titolare, ossia Diego Perotti. Soprassediamo sul giovane Gerson, al momento troppo indietro nelle gerarchie. Il problema è reale e Di Francesco ha più volte fatto intendere senza troppi giri di parole di esser molto legato al modulo che lo caratterizza, il 4-3-3. Allo stesso tempo, il giovane allenatore è atteso alla sfida più grande della sua carriera e ama la squadra giallorossa, quindi non è da escludere che possa scendere a patti con il suo integralismo, magari trasformando il suo modulo in un fluido 4-2-3-1 che valorizzi la qualità degli interpreti a disposizione, anche a partita in corso. Il problema però è ancora più fitto, se consideriamo che né Defrel, né Schick sono due veri esterni. Entrambi potrebbero occupare la posizione di Dzeko, che però sembra (giustamente) intoccabile, ma possono far bene anche la seconda punta al suo fianco. Esiste già una soluzione vera, una gerarchia nella testa del tecnico? La risposta è no. Di Francesco è un allenatore intelligente, sa bene che per allentare una grande squadra impegnata su più competizioni sono necessari tanti interpreti di livello ed evidentemente duttilità, dal momento che questi interpreti non saranno mai uguali tra loro. Allora sarà interessante vedere come cambierà la Roma contro squadre europee, se Schick e Defrel cominceranno a giocare da esterni, ma più dentro il campo (in una sorta di 4-3-2-1), o come spalle di Dzeko. O se addirittura uno dei due – il calcio è pieno di sorpresa – potrà insidiargli il posto. La crescita di questa squadra, al varco dell’ennesima piccola rivoluzione, passa soprattutto dal nuovo allenatore. Per decidere se rimanere nel limbo dei secondi o dare vita a un ciclo da ricordare.

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