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dalbert inter
Fonte: twitter @antocarboni91

Le prime due presenze di Henrique Dalbert con la maglia dell’Inter ci hanno detto qualcosa su che tipo di giocatore è, su dove deve migliorare e su cosa può insegnargli Luciano Spalletti. Innanzi tutto bisogna dire che Dalbert è un giocatore giovane, impara in fretta dai propri errori e già così, se confrontato a quanto è transitato sulla fascia sinistra nerazzurra negli ultimi tempi, costituisce un valore aggiunto. In secondo luogo è importante ricordare che, delle due partite giocate dal terzino brasiliano, la prima è stata contro la Roma, subentrato a Nagatomo per 35 minuti circa, mentre la seconda, contro la Spal, è stata da titolare e per l’intera durata del match. Le implicazioni di questa notazione sono tutt’altro che complesse: nella prima situazione Dalbert, terzino dalla grande corsa e ottimo in spinta, entrato con le squadre spezzate, lunghe e con l’Inter che poteva attaccare gli spazi, si è trovato un gran bene e ha fatto un figurone, in un contesto tattico che esaltava le sue caratteristiche. Nella seconda occasione, quest’oggi alle 12:30, con una squadra arcigna come la Spal, ha faticato di più. Cerchiamo di capire perché.

I LIMITI (ATTUALI) DI DALBERT

L’enigma irresoluto del pomeriggio di Dalbert è stata la posizione di Lazzari sulla sua fascia di competenza, unita ai tagli tra terzino (lo stesso brasiliano) e centrale (Miranda) di Schiattarella e Paloschi. Lazzari, non esattamente un terzino, non esattamente un esterno d’attacco, ha fatto a tratti entrambe le cose e ha lavorato bene nelle due fasi, posizionandosi ora largo per dare un’opzione ai centrali, ora più stretto a possesso consolidato, creando così un rebus complesso per le scelte di Dalbert: “esco su di lui? esco su Schiattarella? Andrà Miranda (e io stringo sul taglio)?”. Ora, non possiamo sapere esattamente se è quello che ha pensato Dalbert durante la partita, ma certamente è quello che ha comunicato. Questo ha costretto Perisic a fare quasi il terzino per larghi tratti di gara (il suo aiuto è stato prezioso) e ha limitato entrambi in fase offensiva, ostaggi delle scorrerie di Lazzari.

QUELLO CHE DALBERT SA GIA’ FARE

Cosa che piace molto a Spalletti, Dalbert è assolutamente adatto per fare, in determinate occasioni, quello che correntemente viene chiamato “falso terzino”, ossia un terzino in grado di stringere sulla linea dei centrocampisti nel corridoio interno tra fascia e centro del campo (va molto di moda il nome di “half-space” o “spazio di mezzo”) per fornire una soluzione in più al possesso e generare un cortocircuito nel pressing avversario per la creazione di passaggi in diagonale e triangoli per risalire il campo. Le caratteristiche fisiche e tecniche di Dalbert gli consentono di alternarsi in questa mansione e nelle sgambate lungo la fascia quando il corridoio interno è preso in consegna da Perisic, ma sempre associandosi col croato per creare azioni pericolose. Non è un caso che Spalletti lo abbia più volte paragonato a Emerson Palmieri, un giocatore che alla Roma è stato a lungo una delle chiavi di questa soluzione tattica per il tecnico di Certaldo, né che lo abbia voluto in squadra con Borja Valero e Vecino, due che sono stati abituati (soprattutto con Paulo Sousa) a giocare in questo modo. Ora Spalletti ha il compito di plasmare un giocatore ancora acerbo sotto diversi punti di vista, ma dalle grandi prospettive. Dalbert dovrà imparare a essere efficace in fase offensiva senza perdere di vista i compiti difensivi, ad accordarsi con Miranda sulle uscite, a tagliargli dietro quando il compagno esce dalla linea. Poi, quando si dimenticherà qualcosa, potrà sempre fare leva sulle sue doti naturali, che nessuno gli può togliere.