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L’estate dell’addio di Neymar, della fine della MSN, della distanza sempre più grande dall’eterno rivale, della più grossa crisi istituzionale dei tempi recenti a Barcellona cosa ci sta lasciando? Indubbiamente un Barça nuovo, che ad oggi non si può ancora definire perfettamente ma che sicuramente ha trovato il conforto dei risultati in un avvio che, in qualche modo, ha rasserenato un po’ l’ambiente. Ci ha pensato Messi, e chi se non lui, con 6 gol in 5 partite e una luce sempre accesa. Ma ci ha pensato anche, forse soprattutto, Ernesto Valverde, il vero uomo nuovo in questo nuovo Barça. Lo chiamano “el Txingurri”, la formica, proprio perché abituato a lavorare tanto e in silenzio. E il suo marchio su questa squadra è già palesato da un sistema di gioco che propone una svolta notevole rispetto ai tempi di Luis Enrique. Punto di partenza: la difesa a quattro, con Piqué e Umtiti a reggere i centri (con buona pace di Mascherano), un terzino destro come Nelson Semedo che si sta ambientando in modo promettente e un Jordi Alba che ha ritrovato un indispensabile protagonismo. Il riscontro immediato? Tre partite di Liga consecutive con la porta chiusa, cosa che non succedeva dal Maggio del 2016.

Barcelona, Messi il vero dieci in un sistema fluido e quadrato

Ma la cosa più nuova riguarda la gestione dei reparti di centrocampo e attacco: la base è una mediana a due, con Busquets e Rakitic o in alternativa il nuovo Paulinho, a formare una cerniera che si muove, che si sposta ma che fa da sostegno per i quattro giocatori spiccatamente offensivi, dove Messi recita lo spartito del “falso nueve” o forse più correttamente del vero dieci, che si muove sempre e solo nella fascia centrale del campo, che inventa e che decide. Come solo lui sa fare. Le due punte, di conseguenza, guardano agli esterni del campo: a destra Deulofeu prima e da adesso Dembelé hanno il compito di partire larghi e produrre tagli mortiferi verso l’interno dell’area, dall’altra parte Suarez fa più o meno l’opposto, parte dal centro cercando aria verso il lato, in modo da aprire lo spazio per l’arrivo di Messi e per la convergenza del trequartista di sinistra, ruolo del principe manchego Don Andres Iniesta (ma anche il ruolo che sarebbe calzato a pennello per Coutinho), ovvero quello di un finto esterno che fa gioco nel corridoio intermedio di centro-sinistra lasciando il binario laterale a Jordi Alba, non a caso autore di due assist nella manita all’Espanyol. Un sistema allo stesso tempo quadrato e fluido, che recupera la voglia di pressare voracemente e mette tutti (o quasi) nella possibilità di esprimersi in uno scenario ideale per le proprie caratteristiche. Certo Neymar manca, certo il Madrid rimane un gradino sopra, ma la rivoluzione barcellonista è in marcia, con una pulce e una formica che stanno lavorando sodo per regalarsi – e regalarci – un inverno molto caldo.