martedì, Dicembre 7, 2021

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Paloschi titolare a San Siro: la serie A riabbraccia uno dei suoi bomber

Identità, organizzazione, principi di gioco, voglia di stupire. Il ritorno della Spal a San Siro dopo cinquant’anni esatti dall’ultima volta (26 novembre 1967) non è stato foriero di punti, ma ha ribadito una volta di più le qualità della squadra di Leonardo Semplici, già capace di costringere la Lazio al pari all’esordio. Una matricola destinata a stupire e creare più di un problema ad avversari sulla carta decisamente più quotati, grazie alla maniera di stare in campo occupando gli spazi, chiudendo le linee di passaggio, senza mai rinunciare a ripartire. Presente, tosta, orgogliosa. La Spal rispecchia in tutto e per tutto il carattere del proprio allenatore, partito dall’Eccellenza e arrivato sul grande palcoscenico della serie A, sempre attraverso un’idea di calcio consolidata. Non è stato facile per l’Inter di Spalletti avere ragione della neo promossa che, forte dei 4 punti conquistati nelle prime due giornate, ha potuto giocare senza l’assillo del risultato ad ogni costo. Tanti onesti gregari e due attaccanti di spessore, Paloschi e Borriello, per la prima volta assieme contemporaneamente. Nessuna staffetta stavolta, Semplici ha deciso di affidarsi all’esperienza e alla voglia di riscatto di una coppia da 146 complessive reti in Serie A, sperando di pescare il jolly decisivo. Il 2-0 finale rafforza le ambizioni di alta classifica dei nerazzurri, rinsaldando la convinzione della Spal di poter ambire a una storica salvezza.

Paloschi , il predestinato illustre che segna in provincia

Al fianco dell’onnipresente Borriello 96 centri in A con 12 maglie diverse negli ultimi 14 campionati – ecco dunque Alberto Paloschi, uno che con il manto erboso del Meazza ha dimostrato in passato di avere un discreto feeling. Indimenticabile la sua prima rete con la maglia del Milan dopo soli 18 secondi dall’ingresso in campo che lasciò increduli i compagni e Carlo Ancelotti, il tecnico che l’aveva gettato nella mischia solo pochi istanti prima. Grande speranza del calcio italiano, il classe ’90 ha in parte dimostrato ciò di cui gran parte degli addetti ai lavori lo credevano capace, ritagliandosi negli anni un prestigioso ruolo da bomber di provincia in giro per l’Italia, prima di piantare le tende a Verona, sponda Chievo. Quattro stagioni e mezzo da assoluto protagonista, 153 presenze, 45 gol, 11 assist, secondo miglior realizzatore nella storia del Chievo dopo Pellissier, presenza fissa nel reparto d’attacco dei Mussi Volanti, con i quali riesce sempre a conquistare la salvezza. Nel gennaio 2016, con i clivensi già abbastanza tranquilli dopo un ottimo girone d’andata, Paloschi cede alle lusinghe dello Swansea di Francesco Guidolin e decide di accettare la sfida della Premier League nonostante i rischi che un trasferimento a stagione in corso comporta. Un campionato che sembrava essergli cucito addosso per caratteristiche tecniche, e che invece lo respinge in fretta, nonostante la presenza dell’ex tecnico di Palermo e Udinese, che non riesce a trattenerlo quando nell’estate 2016 a riportarlo in Italia è l’Atalanta di Giampiero Gasperini. Un investimento (7,5 milioni di euro) e un’investitura pesante da parte del club bergamasco, in quella che per tutti è la degna chiusura di un cerchio. Non sempre però nel calcio le aspettative vanno di pari passo con i risultati, così mentre Paloschi incappa nella peggior stagione della carriera (14 presenze, nessun gol, tantissima panchina), l’Atalanta diviene la rivelazione del campionato, strappando il pass europeo al termine di una cavalcata irresistibile.

Da Petagna a Borriello, tra i fantasmi del passato ed un aiuto inaspettato

Dopo una partenza tutt’altro che irresistibile (3 punti in 5 partite), Gasperini boccia clamorosamente Paloschi, trovando a sorpresa la quadratura del cerchio grazie agli innesti di giovani del calibro di Caldara, Gagliardini e Petagna, l’uomo che terrà relegato in panchina per tutto il resto del campionato il pezzo pregiato del mercato estivo. Nel frattempo la Spal, alla ricerca di un profilo in grado di accrescere il grado d’esperienza di un gruppo composto in gran parte da debuttanti ad alti livelli, decide di puntare sulla voglia di rivincita dell’erede designato di Pippo Inzaghi, ma quando Borriello rompe con il Cagliari, Paloschi rivede i fantasmi dell’annata precedente, costretto verosimilmente a partire in seconda fila rispetto all’ultimo arrivato. “Borriello e Paloschi sono punte centrali, che prediligo, e che possono giocare assieme”, Semplici l’aveva detto ed è stato di parola, schierando entrambi dall’inizio alla Scala del Calcio. Dei due, quello maggiormente delegato al lavoro spalle alla porta è stato certamente il primo, con Paloschi abilissimo ad attaccare la profondità sfruttando tutta la sua velocità in campo aperto. Non è un caso che gli unici due squilli offensivi della Spal, abbiano portato la sua firma, e pazienza se sul finire di primo tempo non sia riuscito a concludere a rete da ottima su un imbeccata in verticale ispirata da Schiattarella. Quello visto contro l’Inter è apparso un giocatore ritrovato, soprattutto nel morale, cui manca come il pane il ritorno al gol, lo stesso che è facile prevedere non tarderà ad arrivare giocando con questo spirito. La folta concorrenza in un reparto d’attacco che annovera tra gli altri anche Antenucci, Floccari e Bonazzoli, potrebbe rappresentare uno stimolo in più per tornare a fare bene, riconquistando la fiducia di quanti sembrano averlo dimenticato un po’ troppo in fretta. Per la Spal i complimenti non fanno punti in classifica, ma tra le tante note positive di questo inizio di stagione, c’è sicuramente anche quella del ritorno di Alberto Paloschi.

                                                                               

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