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simone rosso
Fonte: media-foto.tccstatic.com

Un piccolo gioiello che sembrava sul punto di sbocciare, ma che ha dovuto reinventarsi e ricominciare la “gavetta” dopo l’allontanamento dal suo mentore. La carriera di Simone Rosso sembrava essere in rampa di lancio con la maglia granata del Torino: dopo la vittoria del campionato primavera del 2015 e l’esordio con la prima squadra di Gianpiero Ventura, la dirigenza gli ha assicurato un contratto fino al 2018 con la prospettiva di poter contare fortemente su di lui nel futuro. Il distacco da Moreno Longo, suo allenatore in primavera, l’ha però portato a doversi ricostruire sia tecnicamente che caratterialmente, cosa che non gli è completamente riuscita durante i vari prestiti. Oggi una nuova sfida in granata per lui, stavolta con la maglia della Reggiana, con la voglia di dimostrare che le buonissime speranze che si avevano su di lui non erano affatto mal riposte.

Simone Rosso, tempo di diventare “grandi”

Moreno Longo sapeva di avere tra le sue mani una squadra molto promettente, ma tra tutti i piccoli talenti che stava coltivando, forse quel folletto classe ’95 era quello che più gli faceva brillare gli occhi quando toccava il pallone. Tante sgridate, come è giusto che sia, ma la fiducia incondizionata nei suoi confronti e la libertà di agire come meglio volesse palla al piede avevano regalato a Simone Rosso la consapevolezza di poter fare nettamente la differenza tra i suoi pari età. Arrivato il momento del balzo verso il calcio degli adulti, ma la differenza è però tanta e lo spessore di un campionato come la B è duro da affrontare. In panchina non c’è più Longo ma al Brescia c’è Boscaglia, un allenatore che crede molto nei giovani e lo stima, ma che deve pensare anche all’efficacia della sua squadra e fatica ad inserirlo rapidamente nei suoi schemi. Nel primo anno con le rondinelle sono solo 15 le presenze, in cui il giovane non riesce ad imporsi con continuità in una squadra che arriverà alla fine 11esima in classifica. L’anno successivo sembra partire con il piede giusto: in panchina c’è Brocchi, allenatore che arriva dalla Primavera del Milan e che lo conosce molto bene. Il suo impiego aumenta, ma i risultati non arrivano e le contestazioni sul nuovo tecnico aumentano di giornata in giornata. Alla fine il Torino capisce che forse Brescia non è il luogo adatto per far sbocciare il suo gioiello e decide di girarlo all’Alessandria in Lega Pro. La voglia di riscatto è tanta ma, dopo un campionato dominato, in casa dei grigi scoppia il putiferio: dopo aver perso la testa della classifica in favore della Cremonese, arriva la sconfitta ai playoff per mano del Parma.

Nel mentre, il suo “patrigno” Longo è diventato allenatore della Pro Vercelli, portando con sé alcuni dei suoi alfieri della vittoria del campionato primavera come Morra e Zaccagno. Ci sarebbe spazio anche per Rosso a gennaio, ma il Toro preferisce mandarlo in Lega Pro ed il tanto agognato ricongiungimento deve aspettare. A giugno infatti la Pro Vercelli ci riprova e l’acquisto è definitivo, ma ancora una volta qualcosa va storto. Longo infatti non c’è più: è partito alla volta della ciociaria dopo l’intenso corteggiamento del Frosinone e Rosso si ritrova, seppur in compagnia del suo vecchio compagno di reparto, di nuovo privo del suo mentore. Il nuovo allenatore è Grassadonia, tecnico cinico ed abituato ai ritmi intensi della Lega Pro: per lui un giocatore come Rosso è forse troppo “leggerino” e preferisce la sostanza alla sua tecnica. Via dunque ad un nuovo prestito: si aprono le porte del granata, si aprono le porte della Reggiana.

La Regia, Menichini ed una sfida da vincere

A Reggio Emilia Simone trova un ambiente giovane, l’entusiasmo della tifoseria ed un vero professore in panchina, che predilige il 4-3-3 ed il gioco sugli esterni. Le sue qualità si sposano perfettamente con questo progetto e, anche se nessuno gli assicura il posto da titolare, ci sono tutte le basi per poter ricominciare a mostrare ciò che aveva fatto brillare gli occhi del suo primo maestro. Rosso si presenta col botto, segnando il gol (seppur vano) del momentaneo pareggio contro la Feralpi Salò e rivelando un sorriso che ormai da tempo non si vedeva sul suo volto. C’è ancora tanto da dimostrare: la sostituzione contro la Triestina è stato un richiamo all’ordine da parte del mister ma, anche quando chiamato in causa dalla panchina come nel derby contro il Modena, la sua determinazione fa ben sperare sulla buona riuscita di questa stagione ed in un suo pronto rilancio nel calcio che conta. Sarà anche partito con il freno a mano rispetto ai suoi compagni della Primavera, ma forse è arrivata anche per Rosso la chance per eclissare l’etichetta di “diamante grezzo” ed abbracciare quella di “piccola stella” del calcio italiano. Una stella che, anche da lontano, il suo mentore Longo non smetterà mai di osservare soddisfatto.