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Shakhtar-Napoli analisi
Fonte: @sscnapoli

Il Napoli cade in Ucraina al debutto in Champions League. La sconfitta in casa dello Shakhtar Donetsk mette a nudo i difetti di una macchina che, in questo primo scorcio di stagione, era apparsa pressoché perfetta. Gli azzurri hanno sbagliato, come contro Atalanta e Bologna, l’approccio alla partita. Stavolta però il match non si è raddrizzato e ai partenopei non sono bastati gli ultimi 20 minuti, giocati tutti all’arrembaggio. Merito anche della squadra di Paulo Fonseca, capace di sfruttare le sue qualità, soprattutto sugli esterni. Gli inserimenti di Taison, gli accentramenti di Bernard e Marlos: la partita, in gran parte, è stata tutta qui.

Napoli, la questione Hamsik e le scelte di Sarri

Il match di Donetsk si è deciso, senza alcun dubbio, a centrocampo. Diawara non è riuscito a fare ciò che probabilmente Sarri gli aveva chiesto: un gran lavoro di contenimento. L’ex Bologna però non è stato aiutato dalle due mezzali, Zielinski e Hamsik. E quest’ultimo sta diventando sempre più una sorta di caso: ennesima sostituzione per lui e una prestazione non brillantissima. Il Napoli è mancato proprio in mezzo campo, nelle geometrie e nella fase di costruzione, dove sono stati persi un’infinità di palloni. Ed ecco che sul banco degli imputati finiscono anche le scelte dell’allenatore. La mente va ovviamente all’aver rinunciato al dinamismo, alla tonicità di Allan, alla spinta e alla vivacità di Mertens. Sono probabilmente loro due i giocatori più in forma dei partenopei. Quando è entrato il belga la partita è cambiata radicalmente e il pari non è sembrato utopia. Sarri si è difeso nel post partita affermando che l’ex Psv non può, essendo uno scattista, giocare tutte le partite, avendo bisogno di freschezza. I dubbi rimangono, ma con i se e con i ma non si costruisce nulla. L’unica certezza è che il Napoli ieri a Donetsk si è giocato il suo jolly. Ora è davvero vietato sbagliare ancora per non vedere il cammino in Champions complicarsi maledettamente.