Il lungo viaggio di Riccardo Improta

Il lungo viaggio di Riccardo Improta

Se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, allora l’inizio di stagione di Riccardo Improta impone attente riflessioni, trattandosi del migliore in assoluto di una carriera già ricca di esperienze nonostante i ventiquattro anni ancora da compiere. Otto squadre in sei anni da professionista sono un infinità per chi in Italia può considerarsi un calciatore relativamente giovane, con alle spalle un grave infortunio al ginocchio, il più classico degli episodi sfortunati in grado di indirizzare un avvenire assicurato. Fuori dai radar di chi qualche tempo fa lo considerava a ragione come uno tra i talenti italiani più luccicanti, dato per finito a certi livelli, a maggior ragione dopo un’annata da 30 presenze e due soli gol trascorsa a sgobbare sulla fascia lontano dalla porta. Duttile, tecnico, veloce di testa e gamba, disciplinato tatticamente al netto dell’indole da artista nato, si è ricostruito nel fisico, presentandosi ai nastri di partenza del campionato di serie B 2017/2018 voglioso di recuperare il tempo perduto, tornando a fare ciò che gli è sempre riuscito sin da piccolo: la differenza. Ecco perché, a prescindere da ogni aspetto, rivedere Improta protagonista riconcilia con la parte più bella del calcio, quella indissolubilmente legata al gesto tecnico in grado di suscitare un’emozione negli occhi di chi lo osserva.

Improta, in giro per lo stivale in cerca di gloria

Pozzuoli, Lanciano, Genoa, Castellammare di Stabia, Verona, Padova, Bologna, Cesena, Salerno, Bari. Le tappe del lungo viaggio del classe ’93, raccontano del peregrinare alla ricerca della consacrazione, di un sogno partito dal profondo Sud, alimentatosi attraverso esperienze assai formative nei grandi club del Nord, fino a sfociare nuovamente in due piazze ribollenti di passione, non a caso gemellate. Aura da predestinato, Improta ha dimostrato personalità e qualità umane fuori dal comune per un ragazzo della sua età, facendo bene ovunque, al netto dei continui cambi di casacca. Conteso tra Genoa e Chievo Verona, ha accettato il percorso che due club da sempre attenti ai giovani avevano in mente per la sua necessaria crescita, giocando da protagonista il primo vero campionato da professionista con la maglia della Juve Stabia. 27 presenze, 6 gol, agli ordini di un tecnico come Piero Braglia, duro ed esigente, che lo impiega in diverse posizioni (punta, attaccante esterno, trequartista, centrocampista), senza quasi mai rinunciare alla sua qualità. Il debutto assoluto in serie A con il Chievo l’anno successivo proprio contro il Napoli è un gentile omaggio di Giuseppe Sannino, suo conterraneo, sulla panchina dei gialloblù fino alla dodicesima giornata della stagione 2013/2014. Il 5 ottobre 2013 contro l’Atalanta, arriva anche l’esordio dal 1’ da esterno destro di un 4-4-2 tendente al 4-2-4 in fase di possesso palla, in quella che al momento resta la sua ultima presenza nella massima serie. Il successivo prestito al Padova non basta a evitare ai bianco scudati la retrocessione in Lega Pro, ma racconta di sei mesi memorabili (19 presenze, 7 gol). Nel giugno 2014 il Genoa si riappropria del cartellino di Improta, girandolo in prestito al Bologna, con cui conquista la promozione in serie A. Una parentesi pesantemente condizionata da diversi infortuni, vissuta spesso ai margini del progetto tecnico, della quale si ricorda un gran gol di sinistro dal limite dell’area segnato alla Pro Vercelli in mezzo alla nebbia. L’occasione del rilancio arriva l’estate successiva, quando l’ennesimo prestito lo porta a Cesena, dove Massimo Drago è pronto a valorizzarne il talento all’interno di una rosa con chiare ambizioni di promozione. Intenzione destinata a rimanere tale, visto il gravissimo infortunio di cui Improta resta vittima durante il Trofeo Lugaresi, nell’amichevole del Manuzzi proprio contro il Genoa. “Lussazione anteriore con lesione plurima ai legamenti e rottura del tendine rotuleo del ginocchio sinistro”, l’esito della diagnosi è una mazzata enorme per tutto l’ambiente, con le parole del tecnico calabrese a fotografare la situazione (“Dispiace perchè si tratta di un ragazzo molto importante per noi e per il nostro modo di interpretare il calcio”).

Tra i rimpianti del passato ed un presente da protagonista

Non sapremo mai cosa sarebbe stato oggi della carriera di Improta senza quel terribile infortunio, ma sappiamo quel che certamente è e potrebbe diventare continuando su questa strada. Cinque presenze in campionato, 4 reti, un assist. Indispensabile per Fabio Grosso, ancora alla ricerca del giusto assetto, Improta è stato impiegato in tutte e quattro le partite stagionali, dispensando qualità e insospettabile quantità, costantemente al servizio della squadra. Classe e maturità, elementi indispensabili per una squadra profondamente rinnovata dal lavoro del ds Sogliano, di diritto tra le candidate principali al salto di categoria. Tra i pochi eletti della cadetteria a calciare indifferentemente con entrambi i piedi, conserva quell’imprevedibilità incubo principale di tutti i difensori. Il suo primo gol sotto la curva nord contro il Cesena, rappresenta il classico esempio di cui sopra: dopo aver ricevuto palla sulla sinistra da Tello, trafigge Fulignati sul primo palo, fingendo un cross in mezzo. Nel secondo tempo, un duetto tutto di prima con Nenè, gli crea lo spazio per servire di sinistro al centro l’accorrente Galano che insacca comodamente a porta vuota. La doppietta inutile al Frosinone serve a scaldare il destro, decisivo con la Cremonese sempre partendo da sinistra: palla sotto le gambe del difensore, imparabile per Ujkani. Il miglior inizio in carriera di Improta riaccende le luci su un altro talento del nostro calcio finito troppo presto e suo malgrado nel dimenticatoio, bentornato.