lunedì, Dicembre 6, 2021

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Lazio-Napoli: il predominio del centrocampo per prevalere sull’avversario

Lo scorso anno Lazio e Napoli si affrontarono alla 12^ e conseguentemente alla 31^ giornata di campionato. L’andata, a Napoli, finì 1-1; il ritorno, a Roma, 0-3 per i partenopei. Le differenze sostanziali tra le due sfide furono a centrocampo: all’andata i biancocelesti poterono contare su Biglia, schierandosi a 5, mentre al ritorno Inzaghi si arrangiò con Murgia al fianco di Parolo all’interno di una linea a 4; Sarri schierò invece la sua coppia fissa Diawara-Zielinski all’andata e l’altra coppia fissa Jorginho-Allan al ritorno, col solo Hamsik sempre presente in posizione di mezz’ala sinistra. Pur subendo molto le iniziative del Napoli in entrambe le occasioni, fu molto evidente come nella sonora sconfitta dell’Olimpico avesse pesato enormemente l’assenza di Biglia, il quale, oltre alla capacità più lampante di gestione del pallone in fase di possesso, consentì ai suoi di sfruttare diverse soluzioni offensive, con la costruzione di un quadrilatero a centrocampo – ormai usuale per Inzaghi – per scavalcare la linea di pressione avversaria, composto da Biglia e Parolo davanti alla difesa e Milinkovic e Keita tra le linee del Napoli; con gli spazi intasati, la via di fuga era poi rappresentata dalle fasce laterali con Felipe Anderson e Lulic. In fase di ripiegamento invece i biancocelesti potevano quasi marcare a uomo e con diversi raddoppi, riuscendo a contenere, pur con fatica, gli assalti del Napoli. Entrambi i gol delle due squadre arrivarono da una situazione in cui prima Hamsik, poi Keita, riuscirono a farsi trovare tra le linee di centrocampo e difesa avversarie. Proprio il capitano slovacco degli azzurri rimase enigma irrisolto per la Lazio al ritorno, nella sfida dell’Olimpico. Con l’assenza di Biglia, i due di centrocampo si trovarono in inferiorità numerica contro il centrocampo del Napoli, con Hamsik capace di liberarsi troppo facilmente della marcatura bassa dei trequartista di Inzaghi, Milinkovic e Felipe Anderson e inserirsi per creare indecisioni sulle uscite.

Hamsik Lazio Napoli
Parolo e Murgia sono in ritardo perché ingabbiati da Allan e Jorginho, Basta è tenuto alto dalla posizione di Insigne. E Hamsik può inserirsi indisturbato per fornire l’assist dello 0-1 a Callejon (che ha già iniziato il taglio).

QUESTA SERA SARÁ DIVERSO

Anche oggi riuscirà ad avere la meglio chi si procaccerà il predominio del centrocampo. Data anche la nuova forma che ha dato alla sua Lazio 2017/18, è impensabile che Inzaghi non abbia imparato dai propri errori e consenta marcature così blande su Hamsik. Per arginare il gioco del Napoli, infatti, non basta prendere in consegna il solo Jorginho: quando un giocatore qualsiasi  si abbassa per la creazione di triangoli a inizio azione, un altro gli sta già scattando dietro nello spazio creato (il cosiddetto “terzo uomo”); pertanto Leiva, Parolo, Milinkovic e Luis Alberto dovranno fare grande densità al centro in fase difensiva, per poi riaprirsi a fisarmonica dietro le spalle degli avversari una volta recuperato il possesso: dalla bontà di questo meccanismo e degli inserimenti puntuali di Immobile (che potrebbe trovarsi spesso da solo contro i due centrali) e degli esterni bassi (Lulic in particolare), dipenderà la pericolosità offensiva della Lazio, ma anche la tenuta difensiva. Infatti non frapporsi nelle linee di passaggio degli avversari e “cascare” nelle trappole di Sarri, sentirsi in superiorità numerica senza accorgersi del taglio di un giocatore solo nello spazio, vorrebbe dire schiacciarsi e perdere ogni forma di reazione offensiva. Se invece il Napoli non dovesse riuscire a venire a capo della densità laziale con la rapidità del possesso e sfruttando i mismatch sulle fasce creati dalla sovrapposizione dei terzini su Insigne e Callejon, allora potremmo assistere a una gara in cui la Lazio martelli gli avversari di ripartente fulminee fino a farlo cedere. Quando gli equilibri tattici sono così solidi, non è detto che un sistema possa prevalere sull’altro: la partita potrebbe decidersi sulla base di prestazioni di grazia di alcuni singoli, in grado di spaccare strategie e risultato, che alla fine è sempre l’unica cosa che non si può controllare.

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