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River Wilstermann Libertadores

È una questione di cuore e non di testa, chiariamolo subito. È una cosa che senti nella pancia, che ti tocca dentro solo se hai certe corde. E che, ormai, trovi solo là. In Sudamerica, la terra delle rivoluzioni al contrario, della mistica, dell’irrazionalità, della follia. Del fútbol che, se lo intendi in un certo modo, sa ancora prenderti e portarti a spasso nel mondo dei sogni. Quest’anno hanno detto che l’avrebbero rinnovato, europeizzato. Hanno pensato di togliergli la sua anima antica, facendo correre parallelamente le sue due competizioni principali e spalmandole sull’anno solare. Libertadores e Sudamericana come Champions ed Europa League. E invece, come spesso ci ha raccontato la storia, laggiù hanno pensato di proiettarsi nel futuro ritrovandosi immersi nel passato. In questo caso, nel modo più gustoso possibile.

E allora succede che ti ritrovi a vedere cose storiche, addirittura leggendarie, intrise di quel realismo magico che in Sudamerica è nato e ha conquistato tutto il globo: il River Plate che perde 3-0 in Bolivia e risponde con un 8-0 una settimana dopo, con Scocco – uomo dai tanti viaggi fatti di imprese e di cadute – che diventa il primo uomo a segnare cinque gol in un match della fase ad eliminazione diretta di Copa Libertadores, con Enzo Perez che è scappato dall’Europa per mettersi la maglia del suo cuore e che esulta urlando e piangendo come tutti gli altri sessantamila tifosi biancorossi aggrovigliati attorno a lui. Con Marcelo Gallardo, il Napoleone porteño, il nuovo grande direttore tecnico prodotto da un calcio argentino che continua ad alimentare il mondo con idee e tecniche che si fondono in avanguardie strabilianti. Lui è l’unico, in 116 anni di storia riverplatense, ad aver vinto la Libertadores sia da giocatore che da allenatore. Ha riportato “El Mas Grande” ad esserlo veramente. E adesso, all’ultimo giro di giostra prima dell’inevitabile e attesissimo sbarco in Europa, è ancora lì a provarci, nonostante i capitali europei gli abbiano tolto Driussi e Alario, gli ultimi capolavori usciti dalle sue mani di artigiano del pallone. Sulla strada verso un’altra finale c’è il Lanus, vincitore ai rigori contro un San Lorenzo masochista e tradito sul più bello da Nico Blandi, poi – eventualmente – ci saranno o il Gremio, superstite brasiliana, o il sorprendente Barcelona di Guayaquil, killer di giganti sostenuto dalla tifoseria più numerosa d’Ecuador, capeggiato da un presidente come il “Pancho” Cevallos, che ai suoi tempi da portiere portò nel Paese la prima coppa internazionale nella storia del movimento ecuadoriano, diventando eroe al Maracanà con i rigori parati nella finale di Libertadores del 2008 contro il Fluminense.

Una Sudamericana mai vista

Era Flu-LDU de Quito, la stessa sfida che la scorsa notte – in Copa Sudamericana – ha permesso al Tricolor carioca di servire alla Casa Blanca una vendetta tanto fredda quanto attesa, perché passare un ottavo di finale non equivale a vendicarsi di due finali perse in due anni, ma se come premio hai il derby col Flamengo allora forse sì. Fla-Flu vuol dire l’ennesimo capitolo del più grande derby carioca, di una sfida che scandisce il ritmo di una delle città più “futbolere” che ci siano. Sarà guerra di classe, come sempre. Ci saranno figure storiche, personaggi, giovani talenti e ci sarà il Maracana, pieno ed esondante in tutto il suo immortale mito. Sarà il clou di un tabellone che nella storia della seconda competizione continentale non ha precedenti: il più caldo derby di Rio ma anche la prospettiva possibile di un Clasico di Avellaneda in semifinale, visto che l’Independiente e il Racing si guardano a distanza, trovando al momento – sul percorso che porta a un incrocio che farebbe la storia di una delle rivalità più accese d’Argentina – due ambiziose e pericolose paraguayane, soprattutto il Libertad dei temibili veterani Oscar Cardozo e Santiago Salcedo ma anche del talentuoso Jesus Medina e dell’indemoniato Bareiro. In più ci sono il Junior di Teo Gutierrez e lo Sport Recife di Diego Souza: dalla fine di Ottobre all’inizio di Dicembre, benzina super per attizzare il fuoco della passione.

Da laggiù, dove Natale cade in piena estate e dove tutto spesso va al contrario di ciò che la ragione imporrebbe, dove un Paese con la stessa popolazione della Toscana ha vinto due (pardon, quattro…) Mondiali e dove un colosso planetario con il miglior giocatore della storia non vince nulla da venticinque anni. Dal Sudamerica arriva la controrivoluzione dell’era postmoderna del pallone: nel calcio industria, dove i fatturati fanno le classifiche e dove le plusvalenze sono più ricercate dei dribbling, nello sport delle storie plastificate costruite per il consumismo delle reti sociali e delle star con fatturati paragonabili al PIL della metà delle nazioni del pianeta che bisticciano per battere un rigore, la brace dell’epica resiste e cova, nascosta ma viva.

La vedi di notte, la devi cercare dall’altra parte del mondo. Ma c’è, e brucia. Viva el fútbol, hasta siempre.

Copa Libertadores: il calendario di semifinali e finale in diretta ed in esclusiva su Fox Sports

Andata 25 ottobre

  • River Plate vs Lanus
  • Barcelona vs Gremio

Ritorno 1 novembre

  • Lanus vs River Plate
  • Gremio vs Barcelona

Finale andata 22 novembre

Finale ritorno 29 novembre

Copa Sudamericana: il calendario dei quarti di finale in diretta ed in esclusiva su Fox Sports

Andata 25 ottobre

  • Fluminense vs Flamengo
  • Libertad vs Racing Club
  • Nacional vs Independiente
  • Sport Recife vs Junior

Ritorno 1 novembre

  • Flamengo vs Fluminense
  • Racing Club vs Libertad
  • Independiente vs Nacional
  • Junior vs Sport Recife