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Adel Taarabt, Genoa
Fonte: calciomercato.com

“Si può cambiare solo se stessi, sembra poco ma se ci riuscissi, faresti la rivoluzione”. I versi di un celebre brano di Vasco Rossi ci ricordano una volta di più quando sia difficile eliminare i propri difetti, trasformandoli in qualità positive in grado di migliorare il nostro modo di essere e approcciarsi alla vita quotidiana. Non è facile guardarsi allo specchio e decidere di voltare pagina. Occorrono motivazioni, umiltà, voglia di lasciarsi alle spalle il passato senza rimpianti di genere e sorta. Adel Taarabt, centrocampista offensivo del Genoa, sembra finalmente aver intrapreso il giusto percorso verso la redenzione dopo alcune stagione turbolente che l’avevano relegato ai margini del calcio di alto livello. Potenziale fuoriclasse, il marocchino ha gettato via gli anni migliori della carriera per via di un carattere troppo spesso sopra le righe, perdendo via via stimoli e considerazione. Un tunnel dal quale sembrava destinato a non uscire più, fino all’incontro con Ivan Juric, l’allenatore che potrebbe riuscire nell’impresa di restituirlo agli amanti del calcio, salvo ricadute improvvise o eventi difficilmente pronosticabili.

Taarabt, il primo tempo perfetto

Milano, stadio Meazza, 24 settembre 2017. Il Genoa di Ivan Juric, tecnico croato sul quale ci sarebbe da scrivere un saggio per la meticolosità con la quale prepara le partite e il trasporto con cui vive i novanta minuti, sfida l’Inter padrona di casa affidandosi al collaudato 3-4-2-1, capace di rendere la vita difficile alla Lazio una settimana prima. Gli occhi di tutti sono puntati su Pietro Pellegri, nuova grande speranza del calcio italiano, titolare per la prima volta alla Scala del calcio dopo la storica doppietta realizzata all’età di 16 anni e 194 giorni. Dietro di lui, nella terra di mezzo, agiscono a supporto il giovane classe ’96 Stephane Omeonga e Adel Taarabt, talento marocchino genio e sregolatezza, che il pubblico nerazzurro conosce già per via dei pochi mesi con la maglia del Milan nel corso della stagione 2013/2014 (14 presenze in campionato, 4 reti, 2 assist). Famoso più per le sue imprese fuori dal rettangolo verde, che per le giocate che un giocatore della sua classe sarebbe certamente in grado di regalare, il classe ’89 è il più classico dei cattivi esempi di errata gestione delle proprie qualità. Memore della sua condizione, il pubblico di San Siro snobba inizialmente il numero undici rossoblù, concentrandosi ovviamente sull’Inter, alla ricerca di un successo dopo il preoccupante passo falso nel turno infrasettimanale con il Bologna. Favorito dallo sterile possesso, oltre che dal lento giro palla nerazzurro, il Genoa riesce ben presto a prendere le misure al più quotato avversario, non disdegnando qualche sortita offensiva dalle parti di Handanovic. Dal limite della sua area tecnica, Juric tiene tutti sulla corda, pretendendo che anche gli esterni d’attacco partecipino alla fase di non possesso con frequenti e profondi ripiegamenti difensivi sui terzini che a turno accompagnano l’azione, proponendosi in profondità. Neanche a dirlo, il più sollecitato è proprio Taarabt, abile a chiudere in scivolata sull’avanzata di D’Ambrosio attorno alla mezzora. Tirato a lucido per l’occasione, disposto al sacrificio tattico, propositivo, il marocchino è anche un continuo riferimento per i propri compagni che gli affidano la gestione di una difficile palla in uscita dall’area di rigore qualche minuto più tardi. Spalle alla porta, anticipa l’intervento di D’Ambrosio con un tocco di esterno sinistro, conquistando un prezioso calcio di punizione. Ma è sul finire di primo tempo che anche i più diffidenti si accorgono della sua presenza: da sinistra, Laxalt scarica per Taarabt che stoppa a seguire con il destro eludendo la pressione di Vecino e conclude. Handanovic si supera, respingendo una conclusione potente e precisa destinata finire in porta. Un primo tempo da protagonista, nel quale è racchiuso tutto il repertorio di un giocatore che appare ritrovato, fermamente convinto del fatto che non sia troppo tardi per darsi delle regole e raccogliere i frutti del lavoro quotidiano.

DA ESUBERO A IMPRESCINDIBILE, ECCO IL NUOVO TAARABT

Eppure solo qualche mese, all’inizio del ritiro precampionato, Taarabt era considerato un esubero nella rosa del Grifone, a causa dei chili di troppo che ne avevano appesantito il fisico, conseguenza diretta della vita poco professionale lontano dal campo. Poi, improvvisamente, la svolta, arrivata grazie al rapporto instauratosi con Juric, il tecnico evidentemente capace di toccare i tasti giusti nel tentativo di stimolare la complessa personalità di quello che resta uno degli elementi più dotati a sua disposizione. “In tre mesi e mezzo ho perso 11 chili senza intaccare la forma fisica, ho capito che serviva una vita da professionista e ho cambiato tutto. Non avrei potuto trovare un tecnico migliore di Juric, gli devo tutto”. Parole forti, che mostrano una consapevolezza fin qui sconosciuta, accompagnate da prestazioni finalmente all’altezza. In queste prime sei giornate di campionato, Taarabt è sempre sceso in campo dal 1’, ad eccezione della gara interna con il Chievo. Nessun gol, né assist fino ad ora, ma tanto lavoro per la squadra e qualche giocata delle sue. Non è poco per chi, fino a poco tempo fa, non riusciva a stare lontano dai guai, buttandosi via. Fino alla rivoluzione.

 

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