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Cristante
Cristante esulta dopo un gol - FOTO: Twitter

Nella settimana in cui il calcio italiano è tornato ad occupare il terzo posto nel Ranking Uefa – sorpassando la Germania dopo 7 lunghi anni grazie anche al triplice successo di Juventus, Napoli e Roma nel terzo turno di Champions League – occorre fare una riflessione su quello che è l’attuale momento storico del nostro movimento. Lo spauracchio degli spareggi nella corsa al prossimo Mondiale sembra aver spento gli entusiasmi attorno al nuovo corso che il commissario tecnico Giampiero Ventura sta cercando di portare avanti, seppur con molte difficoltà, con la Nazionale. La concreta prospettiva di giocarsi una parte importante di futuro e credibilità in 180’ da dentro o fuori non deve tuttavia far pensare che l’intero lavoro portato avanti fino a questo momento sia stato inutile. Per tornare a far sì che i nostri giovani migliori possano trovare posto in un grande club è necessario credere di avere a disposizione gente di talento e prospettiva, troppo spesso messa ai margini per lasciare spazio a giocatori stranieri di dubbio talento. Più pronti e abituati a calcare palcoscenici importanti rispetto a quanto accade in Italia, i giocatori provenienti da altri campionati vengono preferiti ai tanti in giro per lo stivale,costretti a cominciare il loro lungo girovagare alla ricerca di continuità. Bryan Cristante, centrocampista dell’Atalanta classe ’95, rappresenta suo malgrado il classico esempio di cui sopra. Cresciuto nel settore giovanile del Milan, ha esordito in prima squadra giovanissimo all’età di sedici anni, realizzando la sua prima rete in Serie A alla seconda presenza assoluta, salvo venire sacrificato per pochi milioni di euro. La classica meteora, dimenticata troppo in fretta, tornata a splendere nella miracolosa Atalanta di Gian Piero Gasperini, il tecnico che l’ha definito “la vera rivelazione” della squadra capace di conquistare l’Europa League al termine di un campionato sensazionale, chiuso in quarta posizione. E anche nella gara di ieri contro la Juventus, nella quale ha firmato il gol del pareggio, Cristante ha dimostrato nuovamente il suo valore. A tal punto che il ct Ventura lo ha convocato in vista delle prossime due partite della Nazionale.

Bryan Cristante, il talento dimenticato ripescato da Gasperini

Ventisette presenze in due stagioni e mezzo. Per realizzare la portata dell’enorme lavoro svolto dallo staff tecnico dell’Atalanta con Cristante, basterebbe questo dato, relativo alle tre esperienze con Benfica, Palermo e Pescara. Di contro, in maglia nerazzurra, le sue apparizioni complessive sono già 19, accompagnate anche da 6 gol e 2 assist. Solo un caso? Evidentemente no, per un giocatore divenuto ben presto inamovibile nello scacchiere del tecnico piemontese. Perso Gagliardini – passato all’Inter durante il mercato di gennaio – la scelta è ricaduta su Cristante, diciotto presenze senza brillare con il Pescara di Massimo Oddo. Basta poco per capire che l’azzardo iniziale alla fine paga, vincendo la diffidenza di quanti vedevano in lui soltanto un’alternativa ai titolari. Nel match della ventiquattresima giornata con il Palermo, l’Atalanta conduce 1-2 ma non riesce a blindare i 3 punti. Gasperini richiama in panchina Kurtic, elemento tatticamente prezioso nel 3-5-2, per inserire il nuovo arrivato che aveva già esordito una settimana prima con il Cagliari. Pochi minuti, utili per segnare la sua prima rete con la Dea, grazie a un inserimento senza palla su servizio di Gomez destinato a diventare una costante nel nuovo modo di interpretare il calcio da parte di Cristante. Non più solo perno della mediana in possesso di un ottimo tiro dalla distanza, ma anche arrembante incursore all’interno dell’area avversaria, ultimo terminale della transizione offensiva, come in occasione del gol all’Everton di due settimane fa. La ricerca immediata del gioco in verticale dopo la riconquista della palla, sembrava non fosse adatta alla caratteristiche di un giocatore elegante ma non velocissimo, capace di accompagnare l’azione solitaria di Petagna e capitalizzare al meglio il suo passaggio, battendo per la terza volta Stekelenburg. Una metamorfosi in linea con quella in atto a livello internazionale, nella quale alla mezzala viene richiesto di saper giocare indifferentemente in entrambe le fasi, cercando gli inserimenti in grado di sovvertire l’ordine tattico imposto a tavolino in sede di preparazione della partita.

Tra presente e futuro

C’era una volta il ragazzino timido e impacciato dell’esordio in A, cui Allegri regalò l’occasione di sostituire Kakà, oppure quello che il 6 gennaio 2014 realizzò la sua prima rete da professionista proprio contro l’Atalanta con un preciso destro dalla distanza, senza più trovare spazio in quel Milan a fine ciclo, destinato di lì a poco a entrare in una delle fasi più buie e delicate della sua storia. La cessione al Benfica per 6 milioni di euro fece infuriare i tifosi rossoneri, convinti che proprio su un prodotto del vivaio dovesse essere costruita la squadra del futuro. Ad appena ventidue anni, Cristante può essere considerato come uno dei giovani vecchi del nostro calcio, avendo alle spalle diverse esperienze che ne hanno favorito la crescita, regalandogli evidentemente quella consapevolezza in sé stessi fondamentale per il salto di qualità. Signore del centrocampo, punto fermo dell’Atalanta, dimostra continui progressi che equivalgono ormai a certezze acquisite sul campo. Di questo passo, non è difficile prospettare per lui un futuro in una grande squadra, con gli estimatori che certamente non mancano, Allegri in testa. Un altro che non l’ha dimenticato, per fortuna.