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Luis Alberto Lazio
FONTE: Instagram official_sslazio

Una doppietta che ha il sapore della consacrazione. Possono essere definite così le due reti che oggi Luis Alberto ha realizzato al Sassuolo nel 6-1 con cui i biancocelesti hanno annichilito i neroverdi. Lo spagnolo ormai non è più una sorpresa perché, partita dopo partita, è diventato una certezza, un giocatore imprescindibile nella macchina perfetta costruita da Simone Inzaghi.

Luis Alberto, l’inizio difficile e l’idea del ritiro

Eppure fino a qualche mese fa tutto era totalmente diverso. Luis Alberto è arrivato la passata stagione come sostituto di Antonio Candreva, passato all’Inter. Ma le caratteristiche non sono affatto quelle dell’esterno romano e questo rende complicato il suo inserimento. Lo spagnolo non trova spazio, è una sorta di oggetto misterioso e colleziona soltanto 9 presenze in stagione. Arriva però anche un gol, quello del 2-2 a Genova, che, conti alla mano, risulta decisivo per la qualificazione in Europa League. Quest’estate però è quella della svolta. La Lazio saluta Lucas Biglia e Inzaghi nel ritiro di Auronzo decide di provarlo in regia. L’iberico ha il piede per fare quel ruolo, ma non le capacità di interdizione. E allora nel primo appuntamento stagionale, la Supercoppa vinta contro la Juventus, gioca finalmente nel suo ruolo, ossia quello di trequartista. Ed è da lì che inizia tutta un’altra storia. Luis Alberto inizia pian piano a prendersi la Lazio, con giocate d’alta scuola, personalità e gol. Lo stesso Simone Inzaghi ammette di non poterne più fare a meno. Ma proprio quando tutto sembra andar bene arriva la confessione che non ti aspetti: “A febbraio ho pensato di lasciare il calcio, ma ho lavorato su me stesso”.

IL SOGNO MONDIALE

Ora tutto è cambiato e Luis Alberto è un vero e proprio Re. Un Re con un sogno nel cassetto chiamato Spagna e Mondiale. E se dovesse continuare a giocare in questo modo non è poi un qualcosa di così irrealizzabile. La sua parabola è perfettamente riassunta nella punizione che ha dato il là al successo sul Sassuolo e nell’abbraccio con Simone Inzaghi dopo il suo secondo gol. Perché anche il buon Luis è, in un certo senso, una vittoria del tecnico della Lazio, il primo a crederci, a plasmarlo e a renderlo un giocatore vero.