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Piqué
Piqué deluso durante la supercoppa di Spagna. (Fonte: Gazzetta.it)

La frustrazione e il dolore sono sentimenti difficili da reprimere. Anche se si è un calciatore di élite che per molti non è che il domatore di un circo mediatico e senza principi. Gerard Piqué è sicuramente uno dei giocatori più poliedrici e multicolore in circolazione: dall’intelligenza elevata e mai parco di commenti pungenti o di dichiarazioni rilevanti, il numero 3 del Barça ieri è apparso su tutti i media in mattinata e in serata. Lo ha fatto prima andando a votare il referendum per l’indipendenza catalana, sorridendo e dimostrano il suo orgoglio per quanto fatto, e in seguito nella zona mista del Camp Nou dopo la vittoria per 3-0 dei blaugrana sul Las Palmas. Durante le ore che sono trascorse tra un video e l’altro, il volto di Piqué ha subito una trasformazione netta ed evidente, passando dal sorriso al pianto.

Dalla gioia al dolore: la lunga domenica catalana di Gerard Piqué

All’origine della tristezza del centrale catalano vi è stata la repressione della polizia nazionale spagnola nei confronti dei suoi concittadini andati a votare come lui. Botte da orbi gratuite per evitare che si potesse votare, con la motivazione dell’incostituzionalità del referendum come fondamento del comportamento prepotente degli agenti.
Le dichiarazioni di Piqué, inframezzate da tante lacrime, sono quelle di un rappresentante mediatico di una comunità che ha conosciuto sulla sua pelle la coercizione e la violenza del franchismo, una dittatura scemata poco più di quarant’anni fa e solo per la morte del dittatore.

Spagna sì Spagna no

E così, mentre a Barcellona si contano i feriti e gli oltre 2 milioni di ‘Si’ nelle votazioni portate comunque a termine nonostante tutto, l’opinione pubblica si muove a partire dalle parole di Piqué, che si è emozionato per la prepotenza contro “gente pacifica che voleva solamente esercitare il diritto a votare”. Sindacati e politici sono in fermento per organizzare uno sciopero generale nel giorno di domani per dimostrare il disappunto con la repressione della polizia nazionale e dare un segnale forte di distacco da Madrid, quella capitale nella quale si recherà proprio oggi Piqué per giocare con la selezione spagnola. Da sempre fischiato in feudi come Oviedo, Valladolid e Santander, molto vicini al Real Madrid e al concetto di stato centrale, il difensore del Barcellona ha sempre dato tutto per la maglia della Spagna. Celebre è il suo taglio in bocca durante Spagna-Svizzera del Mondiale 2010, mentre i numeri dimostrano che Piqué ha giocato ben 91 partite con la maglia della nazionale iberica. Il suo compromesso con i colori della ‘Roja’ è dunque innegabile, nonostante lui stesso abbia affermato “Se in nazionale sono un elemento di disturbo, posso fare un passo indietro”. Parole tristi frutto di un’estrema frustrazione e di un sentimento di impotenza di un calciatore che prima di tutto è un uomo e ieri forse non avrebbe neanche voluto giocare, ma lo ha fatto per senso del dovere. Oggi nel ritiro di Las Rozas i fotografi saranno tutti per lui. Non si sa se lo saranno anche i microfoni, ma la presenza di una delle voci più importanti della Catalogna in quel di Madrid in un periodo come questo è quantomeno emblematica. E coraggiosa.

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