Mancini ci ha preso gusto, lo Zenit vola

Mancini ci ha preso gusto, lo Zenit vola

Roberto Mancini sa sempre quello che fare, in ogni occasione: sa quando dire basta con un club e quando è ora di investire su quel giocatore, conosce gli ambienti che sanno dargli quello che vuole e capisce le potenzialità dei calciatori a disposizione. Oggi l’allenatore di Jesi è a San Pietroburgo, città artisticamente e storicamente fra le più nobili dell’Europa orientale e uno degli epicentri economici dell’aristocrazia russa. Quando Mancini scelse di andare allo Zenit in molti non capirono la scelta dell’allenatore di accasarsi un club ambizioso ma dal tasso tecnico limitato. E si sa, Mancini di giocatori forti ne pretende e come ! Tuttavia, come recita la premessa, Mancini sa sempre quello che fare e in Russia deve aver trovato il locus amoenus per la sua filosofia calcistica. Lo Zenit che ha scelto l’ex Inter è una squadra con una forte prevalenza di giocatori russi, un ambiente finanziariamente abbiente e con l’ambizione di incrementare il valore del proprio marchio fuori dai confini della Russia. Dal suo arrivo a fine giungo Mancini ha ottenuto ben tredici nuovi giocatori, fra cui si distinguono gli altisonanti nomi del promettente Driussi (96′), l’ex Independiente Rigoni, l’ex Roma Leo Paredes, il difensore Mammana e il centrocampista Kranevitter. Si capisce insomma come Mancini abbia deciso di puntare per la costruzione della rosa su un blocco sudamericano, a prevalenza argentino, insito di tanta gioventù pronta al far fortune nel Vecchio Continente. A San Pietroburgo l’allenatore ha deciso di puntare sul mix giovani-esperti per assicurarsi un campionato sulla carta abbordabile ma non facilissimo, in cui nella scorsa annata si distinse lo Spartak Mosca di Massimo Carrera. In Europa League Mancini ha pescato un girone non facilissimo con la Real Sociedad, il Rosenborg e il Vardar. Lo Zenit ha superato l’ostacolo dei turni di qualificazioni e ora è primo nel girone dopo aver rifilato un sonoro 3-1 alla Real Sociedad, abbattendo la nemica principale per il primato nel girone. Mancini ha reali possibilità di portare avanti un bel cammino in Europa League, competizione vinta nel 2008 contro i Rangers di Glasgow: sarà difficile vincere il torneo quando in campo ci sono anche Arsenal, Milan e Lione, ma Mancini sa cosa vuol dire vincere e l’obbiettivo per lo Zenit è di tornare a farlo il prima possibile. Lo Zar Mancini, con la solita eleganza, è pronto a diventare il nuovo padrone di San Pietroburgo.

ZENIT SUBITO IN QUARTA

Mancini non ha badato a troppe spese per costruire la squadra che voleva e addirittura, nell’ultimo mese di mercato, è giunta voce che secondo il tecnico mancasse ancora qualcosina alla rosa attuale. Tuttavia lo Zenit ora è primo con 28 punti, frutto di otto vittorie e quattro pareggi e in Russia i media parlano di una squadra compatta, solida, tuttavia con diverse lacune dal punto di vista del gioco:infatti secondo alcuni il sistema adottato non è troppo spettacolare ma in ogni modo riesce a portare gente allo stadio e a livello di risultati funziona. La squadra di Mancini a parte qualche noioso pareggio sta stravincendo il campionato con la miglior difesa (5 reti subite) e miglior attacco (25 gol segnati), con uno strepitoso Leandro Paredes idolo dei tifosi e decisivo in parecchie occasioni. Mancini ha voluto fortemente il talento argentino tanto che ora è l’eletto per guidare il centrocampo dello Zenit: per lui diciassette presenze (Europa League compresa) e ben tre reti nella Premier League russa. Assieme a lui il tecnico italiano ha definitivamente eletto Alexsandr Kokorin come uno dei suoi pupilli, e l’esterno russo, oltre che pericolo numero uno della sua nazionale, è attualmente il miglior realizzatore dello Zenit con quindici reti.

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Prevalentemente ala, Kokorin ha un destro morbido e leggiadro, skill che gli vale la concorrenza nei calci piazzati con lo stesso Paredes ma differentemente dell’argentino il nazionale russo vede benissimo la porta. Cosa che invece ha più difficoltà a fare Driussi, ex pezzo pregiato del River Plate e acquistato dalla proprietà Gazprom per quindici milioni di euro. In totale sono solo tre reti per la Joya di Buenos Aires ma di lui si nota la tanta, tantissima classe messa in campo.