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Roberto Anzolin
Roberto Anzolin - FOTO: Juventus FC

Nella giornata di ieri il mondo del calcio italiano ha subito un lutto piuttosto grave. Roberto Anzolin, ex portiere – tra le altre – di Juventus e Palermo, è scomparso lasciando un vuoto incredibile tra gli appassionati di vecchia data. Perché, pur non venendo spesso nominato tra i portieri più bravi che ci siano stati nel nostro Paese, Anzolin riuscì comunque a destreggiarsi in maniera ottimale durante la sua carriera, dando sempre garanzie e rappresentando al tempo stesso il prototipo di un portiere che adesso sembra ormai essersi smarrito.

Storia di Roberto Anzolin, bandiera juventina dal balzo felino

Come diceva, sicuramente le due esperienze più importanti della carriera di Anzolin furono quelle di Palermo e della Torino bianconera. Nel club rosanero si mise in evidenza, tanto da attirare le attenzioni della Vecchia Signora, la quale lo acquistò per una cifra incredibile: 100 milioni delle vecchie lire più Tarcisio Burgnich e i prestiti di Mattrel e Borjesson. Quello che forse nemmeno Anzolin sapeva stava nel fatto che sarebbe diventato uno dei simboli della Juventus negli anni ’60: con il club bianconero l’estremo difensore giocò per 9 stagioni – di cui 8 da titolare – vincendo uno Scudetto, una Coppa Italia e una Coppa delle Alpi. Di lui al Palermo il tecnico Vycpalek disse che “fra i pali era agile come un gatto, praticamente imbattibile, schizzava da un palo all’altro con guizzi felini. Nelle uscite basse era impeccabile”. Inoltre, venne soprannominato la zanzara per il suo fisico particolarmente magro. Anzolin rappresentava in pieno la categoria del portiere solido, magari non spettacolare ma al tempo stesso estremamente affidabile e poco propenso agli errori. Non a caso in Serie B, con la maglia dell’Atalanta, fu in grado di stabilire un record di imbattibilità durante la stagione di 792′. Forse l’unico rimpianto della sua carriera è rappresentato dalla Nazionale: come tantissimi portieri negli anni dell’esplosione di Buffon, anche lui si ritrovò a suo tempo davanti un estremo difensore fuori categoria come Albertosi, praticamente inamovibile in quelle stagioni. Anzolin riuscì comunque a togliersi la soddisfazione di giocare una partita con la maglia dell’Italia, subentrando nel secondo tempo della gara stravinta 5-0 contro il Messico nel 1966. Sopravvissuto a un infarto nel 1997, ieri ha terminato il suo percorso terreno. Lasciando però una grossa eredità e, probabilmente, tanti insegnamenti per i portieri che lo avrebbero sostituito nel futuro. Perché, a conti fatti, sono sempre gli atleti “normali” che rendono migliore il gioco del pallone. E Anzolin, nella sua normalità, ha saputo guadagnarsi un posto tra i più grandi.