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Robben addio Olanda
Robben saluta, per l'ultima volta da calciatore, il suo pubblico a fine partita. Fonte: twitter @OnsOrange

A volte alcune decisioni sembrano irreversibili, le uniche possibili anche se dolorose. Altre volte sono figlie di malumori contingenti che possono portare a scelte affrettate di cui ci si pente solo dopo. Il primo è decisamente il caso di Arjen Robben, che ieri ha pianto per tutta la durata dell’inno olandese, sapendo che a fine partita avrebbe comunicato la sua decisione di lasciare la Nazionale. Classe 1984, il prossimo gennaio Robben compirà 34 anni ed è difficile immaginarlo protagonista di un altro Mondiale a 38, come anche del prossimo Europeo a 36. Quasi emblematicamente, con una formazione ormai completamente stravolta rispetto a quella che raggiunse l’apice della finale mondiale nel 2010, il capitano orange mette fine a un ciclo facendosi da parte, dopo 96 presenze e 37 gol (raggiunto il record assoluto di Bergkamp), compresi i due di ieri sera contro la Svezia (la partita è terminata proprio 2-0). Ne sarebbero serviti 7, per passare ai playoff di Novembre, ma d’altra parte non poteva farli tutti lui.

Sanchez e Vidal, sarà un vero addio?

Discorso diverso, del secondo tipo che abbiamo definito in apertura, per Arturo VidalAlexis Sanchez. 30 e 29 anni rispettivamente, non sarebbe forse così azzardato immaginarli al Mondiale 2022, magari un po’ più lenti ma sempre letali. Eppure i segnali che lanciano fanno pensare che non ci sia spazio nella loro testa per un’altra apparizione in Nazionale. Nell’ultimo periodo entrambi si sono lamentati delle critiche ricevute in seguito alle sconfitte di Settembre contro Paraguay (0-3) e Bolivia (1-0) che, alla luce attuale dei fatti, hanno compromesso la qualificazione a Russia 2018. A seguito di questo partite, Vidal si è scusato attraverso il proprio profilo twitter con tutti i Cileni, motivando se stesso e la squadra in vista degli appuntamenti futuri, facendo però presagire un addio dopo l’estate del prossimo anno (“Mi restano queste due ultime partite e il Mondiale, grazie per il tanto affetto di questi anni”). Nei giorni passati però è stato anche più polemico nei confronti dei detrattori, arrivando a dichiarare: “saranno felici tutte quelle malelingue che ci sono in questo Paese. Però non si preoccupino, ogni volta manca meno tempo al mio addio”. Sanchez, se possibile, ci è andato anche più pesante, dicendosi su Instagram stufo delle critiche, di chi vuole vederlo perdere e “di dire a te stesso: mi rialzerò ancora dopo aver pianto per una sconfitta”. Dopo il doppio trionfo nella Copa America del 2015 e nella Copa America Centenario dell’anno successivo, entrambi potrebbero sentirsi appagati e decidere di dire addio al loro amato Chile, salvo ripensamenti di cuore. Anche Lionel Messi, dopo le tre sconfitte in tre anni fra il Mondiale in Brasile e le due Cope America, aveva dichiarato di aver preso una decisione definitiva: “questa è la quarta finale che perdo, evidentemente non fa per me”; poi però il calcio e l’Argentina avevano bisogno di lui, così ha cambiato idea, e ieri sera abbiamo avuto una vaga dimostrazione del perché.

Diversi modi di dirsi addio

Le parole pubblicate da Arturo Vidal ieri sera sul suo profilo triste hanno un evidente retrogusto di commiato, fra i “grazie per tutti questi anni” e le somme di quanto raggiunto a livello umano con la Nazionale.

Forse Vidal ci sta ancora pensando bene, perché si sarà accorto anche lui che in fondo gli addii più belli sono quelli congiunti, sofferti ma inevitabili. Come le lacrime di Robben, l’omaggio della Nazionale orange e dell’Olanda tutta, dopo che ieri sera è stato l’unico a credere in un’impresa impossibile, ma forse comunque meno difficile che portare uno stadio intero a ringraziamenti di questo genere.