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Romagnoli, Inter-Milan foto: @PremiumSportHD

Parlare di Alessio Romagnoli come un giocatore in costante progresso è tanto giusto quanto leggermente esagerato. Il giovane difensore romano ha iniziato una stagione con parecchi bassi e il suo ambientamento tattico nella difesa a tre richiede ancora un quantitativo investimento di tempo in allenamento e nell’affiatamento posizionale con i compagni di reparto. Di fatti Romagnoli non ha mai giocato in uno schieramento a tre e la linea difensiva vista in Milan-Roma (Musacchio-Bonucci-Romagnoli) ha evidenziato come i tre difensori di Montella dall’alto tasso tecnico individuale possano steccare clamorosamente contro reparti offensivi di due o tre unità. Non che le defaillances di Romagnoli sul centro-destra siano da attribuire alla convivenza con Bonucci ma sicuramente la scarsa affinità fra i due è un problema per Montella. Di recente sulla difesa rossonera Romagnoli ha detto:”Con Musacchio e Bonucci c’è un’ottima intesa. Ho conosciuto Leo già in Nazionale l’anno scorso, il suo valore è assoluto e tutti lo sanno. Mi ha insegnato molto con gli altri nazionali su come giocare a tre. Mi dice di andare avanti, perchè lui si stacca e va in copertura, è un grandissimo campione e si può solo imparare da lui”. Romagnoli imparerà, ma in itinere.

Verso il Paradiso ma occhio al Purgatorio

Per ora, con i rossoneri il centrale romano ha disputato 65 partite segnando, come unica rete, il gol del 2-1 nell’ultimo derby milanese. Oggi Romagnoli si è guadagnato l’attributo di difensore moderno, ovvero, che risponde ai requisiti di centrale rapido nel movimento, capace a impostare, sufficiente nell’uno contro uno. Onestamente Romagnoli non eccelle in nessuna delle caratteristiche sopracitate eppure, e questo va considerato, è ritenuto da molti allenatori uno dei migliori prospetti difensivi in circolazione. L’ex Samp è infatti discretamente bravo nei lanci e nel saper leggere le situazioni, anche se, forse perchè ancora in giovane età, ci siano degli aspetti di gioco ancora da migliorare. L’utilità di questo difensore sta molto nella rapidità della giocata: che sia un passaggio o un lancio, che si tratti di un tackle o di liberare l’area. Il ragazzo ha una discreta ma migliorabile tecnica di base, una qualità nelle giocate che similmente al collega Milan Skrinjiar lo rendono elegante e grezzo allo stesso tempo. Vedendo Romagnoli si ha come l’impressione che in campo ci sia la qualità e il prospetto di un uomo maturo ma che poi, nel corso della partita, lasci emergere i tratti di un giovane timido e a volte un po’ fuori concentrazione. Il clamoroso errore in occasione del gol di Lasagna di Milan-Udinese è l’esempio più lucido di come il difensore soffra di inammissibili amnesie difensive. Romagnoli tra l’altro dimostra esplicitamente di soffrire gli attaccanti fisici, come Dzeko o Duvan Zapata, e il fatto che non riesca ad arginarli in nessun modo è una carenza che forse pesa più delle altre: la concentrazione può essere migliorata, ovviare a una mancanza fisica è invece più complesso. Tra l’altro l’innovativo sistema a tre ha reso Romagnoli più spaesato e meno sicuro della sua giocata, anche perchè sta volta la sua posizione è diversa e la responsabilità di avere il pallone tra i piedi è più pesante.

Insomma Romagnoli sta procedendo il suo upgrade in mezzo alle paludi in cui è incappato il Milan in questi anni e a dirla tutta, Romagnoli è comunque risultato uno dei migliori in entrambe le stagioni passate. Il miglioramento c’è e si vede ma la strada per il Paradiso è quella giusta, peccato che nel Purgatorio appena imboccato il percorso rimanga ancora parecchio tortuoso.