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Il tacco di Allah di Awana - FOTO: Youtube

Generalmente è difficile considerare dei calciatori molto giovani per una rubrica come questa, da sempre adatta invece a quei giocatori che nel corso della carriera hanno avuto tempo per dimostrare tanto e lo hanno sfruttato solo in parte. Theyab Awana di tempo per mostrare le sue qualità ne ha avuto pochissimo, poiché purtroppo non è più presente in forma terrena tra gli uomini. In pochissimi anni però è riuscito a imporsi come talento geniale quanto martoriato, peraltro in un contesto calcistico che solo ora sta provando a emergere grazie ai petroldollari ma che prima risultava eccellere solo in mediocrità. Con la sua giovane stella, Awana era riuscito a dare speranza a un piccolo movimento nascente e, nonostante la scomparsa prematura, il calciatore è stato persino in grado di costruirsi un piccolo ma intenso spazio nella Leggenda del gioco più bello del mondo.

Theyab Awana, la triste storia del tacco di Allah

“This is our decision: to live fast and die young”. Questo frammento di testo della canzone Time To Pretend degli MGMT sembra essere stato scritto proprio per Awana, che in carriera ha vestito una maglia e una sola: quella del Baniyas, compagine degli Emirati Arabi Uniti con cui ha militato dal 2007 fino al 2011. Aveva esordito 19enne nel club dando subito prova di strabilianti magie: centrocampista offensivo abilissimo a esprimersi soprattutto come esterno, Awana era diventato in pochissimo tempo il Messi degli EAU. Un giocatore a livello tecnico ampiamente sopra la media che avrebbe fatto di certo carriera, probabilmente persino in un modesto club europeo. La convocazione con la Nazionale arriva prestissimo, tutti sono convinti di avere l’oro tra le mani. Ogni medaglia ha però due volti e Awana, pur consapevole della sua forza, sembra essere fin troppo in grado di sopravvalutarsi: in tutte le gare palesa numeri d’alta scuola ma anche giocate decisamente inutili, tocchi fini a sé stessi e finte che puntualmente non portano a una reale esecuzione positiva dell’azione per la sua squadra. Nonostante pregi e difetti, Awana restava però un diamante che ogni allenatore o Presidente degli Emirati avrebbe voluto possedere. Nel 2009, per esempio, era stato protagonista di una bella cavalcata della rappresentativa Under 20 ai Mondiali: gli EAU erano arrivati in semifinale e lui aveva anche segnato un gol.  Ma la sua “follia” calcistica gli aveva riservato un momento che sarebbe rimasto impresso tra le pagine della storia di questo sport, per i motivi più disparati. Una sorta di eredità postuma, che nessuno – nemmeno lui stesso – poteva credere di aver lasciato.

Il tacco di Allah

Theyab Awana
Theyab Awana – FOTO: The Guardian

La Nazionale degli Emirati Arabi Uniti sta giocando un’amichevole contro il Libano. La partita, che sta avviandosi alla fine in scioltezza, vede i padroni di casa prevalere per 4-2 sugli avversari. Nei minuti finali viene concesso un calcio di rigore agli EAU e sul dischetto va proprio il giovane Awana. Qualunque altro calciatore avrebbe battuto un rigore normale. Lui, invece, vuole strafare: prende la rincorsa, si gira e colpisce la palla con il tacco, lasciando il portiere immobile e attonito. Il dettaglio meno trascurabile è però un altro: la sfera è finita in rete. Il ragazzo scatena il finimondo: gli avversari protestano, l’arbitro – in verità in maniera molto singolare – lo ammonisce per condotta anti sportiva. Il gesto – di cui probabilmente non riesce a riconoscere la gravità sul momento – è certamente oggetto di contestazione. Il C.T. Katanec, in maniera anche maggiormente brutale, lo sostituisce immediatamente dopo il misfatto, con tanto di lavata di capo. Una “bravata” che gli costa la fiducia della Nazionale ma che, al tempo stesso, gli regala la gloria eterna. La storia di un potenziale fenomeno termina nella maniera più infausta possibile: di ritorno da un allenamento, il ragazzo si schianta contro un camion e perisce, probabilmente per via di una distrazione con il cellulare. Il padre del ragazzo, durante gli affollatissimi funerali, si lancerà in un appello per sensibilizzare all’attenzione stradale. Così, il tacco di Allah raggiunge il suo Dio in anticipo. I più maligni potrebbero ipotizzare una soluzione divina, per via dell’immatura tracotanza di chi pensa davvero di essere il migliore. Più realisticamente, il Fato e la mancanza di attenzione hanno privato il mondo di un futuro campione, un giovane che amava giocare a calcio più di tutto e che sognava di emergere per consacrarsi nell’Olimpo del pallone.