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fonte foto: profilo twitter Valencia

Lo stadio Mestalla è un impianto un po’ vecchiotto, dalle tribune a strapiombo sul campo e gli spalti molto vicini al terreno di gioco. Nel campionato spagnolo non ci sono tanti stadi simili a quello valenciano, che purtroppo per chi lo frequenta da parecchi mesi non apre gli ingressi in mezzo la settimana. Colpa di scelte sbagliate, di cambi affrettati, di indecisioni colpevoli. Ma come diceva Madame Bovary, c’est la fault a la fatalitè, e quello che il destino offre va preso per quello che è. L’importante per la società è stato evitare la retrocessione nella scorsa Liga e dare un senso dignitoso al campionato cercando la miglior posizione dopo una prima metà di stagione disastrosa. Poi è arrivata l’estate e con essa il nuovo allenatore Marcelino, che dopo l’esperienza al Villareal si era ritagliato una fetta di notorietà importante in Spagna, e i tifosi dei Taronges non hanno potuto che gioire del suo arrivo a Valencia. Fin da subito il tecnico ha ristrutturato filosoficamente la squadra, dagli atteggiamenti nello spogliatoio, prima strafottenti e egoistici, al modulo in campo, il 4-4-2 dalla grande intensità. Ovviamente l’impresa attuale di rendere il Valencia terzo in classifica non è potuto dipendere da un solo uomo ma da una squadra i cui singoli stanno lottando per il collettivo. Fra questi si distinguono Josè Gaya, Daniel Parejo, Goeffrey Kongbogbia e si, Zaza Simone da Policoro.

Cresce unidos

Il Valencia dell’asturiano Marcelino è una squadra molto promettente sia sul piano del gioco che dei risultati. Al momento la classifica dice terzo posto a quindici punti, a meno sei dal Barca primo e a pari punti con l’Altetico Madrid, in campo in serata proprio contro i Blaugrana. Dopo la penosa e dolente scorsa stagione il Valencia ha bisogno di restituire alla piazza un campionato dignitoso, e con tale aggettivo si intende un posizionamento almeno dal quinto posto in su. Togliendo Real, Barca e Atletico, in Spagna regna l’incertezza per la Terra di Mezzo, uno spicchio di classifica fra l’ostica e grigia Europa League e la semi-gloria dei play-off di Champions. Il Valencia può farcela se continua sui ritmi proposti fin dalle prime partite, e anzi, crescendo, può dar forma a un interessante progetto: un calcio quadrato basato su un credo tattico solido, una squadra corta che copre bene gli spazi e si affida a un attacco mobile e operaio. Zaza con Marcelino si è riscoperto il giocatore di Reggio Emilia proprio perchè insensibile all’immobilismo obbligato da certe difese e propenso instancabilmente a farsi dare il pallone. L’ex Juventus è già a quota 6 gol in sette partite e ben quattro di quelli sono giunti dall’area di rigore (4 in area di rigore, 1 penalty, 1 area piccola).

La mobilità di Zaza permette a tutta la squadra di salire e respirare, e i suoi movimenti fino alla trequarti sono il sinonimo del complessivo modo di giocare di Marcelino, con tutti i reparti impegnati e un costante utilizzo della mediana, il filtro assoluto di tutte le azioni. Non è un caso che Parejo abbia una media di 59,3 passaggi riusciti a partita su circa 344 effettuati dal Valencia in un match. I simboli di questa squadra sono proprio l’italiano e lo spagnolo, coloro che stanno portando una pesante croce verso le parti più alte della classifica.

Qualità

In estate gli innesti non sono stati numerosissimi ma in ogni caso validi, e se il livello tecnico della squadra era sufficiente anche nella scorsa stagione, quest’anno gli innesti in difesa e centrocampo sono stati dei surplus ambiziosi. Oltre al riscatto (16 milioni) di Zaza dalla Juventus, il proprietario Peter Lim ha commissionato gli acquisti di Murillo e Kongdogbia dall’Inter, Neto dalla Juventus, Gabriel Paulista dall’Arsenal, i giovani prestiti di Andreas Pereira dal Manchester United e Guedes dal Psg. Insomma la qualità Marcelino l’ha pretesa più che altro in difesa, perchè complice anche il trattenimento di Mangala al City, dietro si era creata una voragine affianco Garay. Dunque per non rompere troppo gli equilibri, sono giunti giocatori d’esperienza o comunque dalle capacità note, e l’esperimento Kongdogbia è forse una delle sorprese più liete della stagione: la squadra con il francese ha trovato fisicità e copertura, nonchè una figura idonea ad assistere Parejo nei suoi espatri tattici per ricevere il pallone.

Certo il Valencia ha bisogno di parecchio tempo per poter trovare una definitiva e continuativa anima tattica, visto che i molti alti in campionato non possono nascondere delle defaillances di gioco un po’ troppo vistose, tipo gli affanni atletici o le difficoltà quando la squadra deve gestire la situazione. Alla prima partita di campionato (1-0 contro il Las Palmas) Zaza e co avevano vinto giocando una buona partita ma le difficoltà emersero tutte quando la squadra non è riuscita a chiudere il match e gli avversari hanno spaventato Neto in diverse occasioni. In ogni caso il Valencia è una squadra in forte ripresa e l’obbiettivo Champions League è meno sfocato del previsto: per Marcelino l’attuale posizione di classifica è un bell’onere, pesante ma prestigioso.