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Fabrizio Miccoli è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per estorsione aggravata. Per comprendere come è iniziata la vicenda, facciamo due passi indietro. Tutto cominciò nel 2013, quando l’ex Palermo ricevette un avviso di garanzia dalla procura di Palermo con l’accusa di estorsione. Il quadro è stato completato negli anni ed è venuto fuori che Miccoli avrebbe commissionato il suo amico Mauro Lauricella, figlio del boss mafioso del quartiere della Kalsa Antonino “Ù Scintilluni”, di recuperare la somma di 12mila euro che Giorgio Gasparini, ex fisioterapista del Palermo, avrebbe detto essergli dovuta in merito alla gestione della discoteca “il Paparazzi” di Isola delle Femmine (PA). Contestualmente all’indagine sul padre di Lauricella, erano state intercettate le telefonate di Miccoli con lo stesso Mauro; da queste erano emerse le ormai celebri dichiarazioni del giocatore: “vediamoci davanti all’albero di quel fango di Falcone”. L’ex bomber rosanero aveva poi costretto, secondo i magistrati, il gestore di un centro Tim a fornirgli delle schede telefoniche intestate ad alcuni clienti: una di queste venne data a Lauricella junior. La frase al tempo fece grande scalpore, soprattutto se contrapposta alle dichiarazioni dello stesso Miccoli al termine di una partita del cuore, quando dedicava i gol a Borsellino e Falcone. A questo proposito si era espresso duramente l’allora ministro della funzione pubblica Gianpiero D’Alia: “Miccoli non può continuare a giocare perché ha tradito la fiducia di migliaia di tifosi che in lui, capitano del Palermo, hanno visto un esempio in cui identificarsi. Per questa ragione, chiediamo alla Figc di intervenire pesantemente e di valutare la sua radiazione”. Il 27 Giugno 2013 Miccoli aveva poi tenuto una conferenza stampa in cui si scusava con la città di Palermo, mentre il giorno successivo inviò una lettera a Repubblica indirizzata proprio a Falcone.

L’epilogo di Miccoli

Oggi è stata sentenziata la condanna, dopo la lettura della quale l’ex calciatore è scoppiato a piangere, dichiarando che oggi avrebbe lasciato Palermo. Gli avvocati difensori si sono detti decisamente non soddisfatti di questa conclusione, evidenziando il fatto che il vero esecutore del reato, Lauricella, è stato assolto mentre Miccoli, presunto mandante, è stato condannato. Fanno quindi sapere che ricorreranno in appello.