sabato, Gennaio 29, 2022

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Tutti pazzi per Sterling, da brutto anatroccolo a uomo decisivo

La terza giornata dei gironi di Champions League appena andata in archivio, ha emesso le prime sentenze rispetto a quali saranno le squadre che si contenderanno il trofeo fino alla finale di Kiev, lasciando ben poco spazio a eventuali sorprese. Accanto ai nomi delle grandi favorite, ecco il Manchester City di Pep Guardiola, pronto finalmente a recitare un ruolo da protagonista, al contrario di quanto avvenuto lo scorso anno. La prima stagione del pluridecorato tecnico spagnolo alla guida dei Citizens, si è infatti rivelata un flop, come dimostrano il terzo posto in Premier League a 25 lunghezze di distacco dal Chelsea campione e l’eliminazione agli ottavi di finale in Europa per mano del Monaco. Dopo aver ereditato una rosa di giocatori lontanissima dalle sue idee di calcio, Guardiola ha operato un’autentica rivoluzione durante il mercato estivo, coinvolgendo soprattutto il reparto arretrato nel quale hanno fatto capolino ben cinque nuovi acquisti. In avanti invece, nulla è cambiato, almeno in apparenza. Il potenziale offensivo era devastante anche prima, ma i numeri di questo primo scorcio di stagione raccontano della trasformazione che alcuni elementi hanno subito, migliorando sensibilmente atteggiamento e approccio. Non è un caso che il City sia ancora imbattuto tra campionato e coppe, capolista in Premier e in Champions League, con il Napoli ultimo avversario a cadere sotto i colpi dei suoi micidiali attaccanti. Tra questi, Raheem Sterling è sicuramente quello che più di ogni altro è stato capace di innalzare il proprio livello di gioco, riuscendo ad abbinare una straordinaria e sconosciuta efficacia sotto porta alle sue caratteristiche di giocatore assai tecnico e veloce.

Sterling e la metamorfosi guardiolana

“Se non ci fossero le porte, saremmo davanti a un grandissimo”. Più o meno con queste parole Paolo Di Canio, commentatore e grande esperto di calcio inglese, apostrofò Sterling durante Manchester City-Everton dello scorso 21 agosto, partita terminata 1-1 e decisa guarda caso proprio da una rete del classe ’94 a pochi minuti dal termine. Sentenza severa ma giusta, supportata da numeri fino a quel momento impietosi: prima di questa stagione infatti, Sterling aveva messo a segno soltanto 21 gol con la maglia dei Citizens in 94 presenze complessive. In questo senso, il mondo si è completamente capovolto, considerando le 8 reti realizzate in 11 partite, ma soprattutto l’incidenza dell’ex bambino prodigio del Liverpool all’interno dei 90’. Gol pesanti e mai banali, come l’ultimo al Napoli, oppure proprio quello ai Toffies che ha evitato al City la sconfitta interna. C’è molto della mano di Guardiola nella metamorfosi di una squadra in grado di cambiare radicalmente il proprio gioco, coinvolgendo molto di più i terzini rispetto al passato (sempre in proiezione offensiva ad accompagnare l’azione), con il conseguente accentramento degli esterni d’attacco nei pressi dell’area di rigore avversaria. A beneficiare delle nuove linee guida, soprattutto Sterling, protagonista del miglior inizio di stagione della carriera, alla media di quasi un gol a partita. Nell’azione che ha portato al vantaggio nel match di martedì, dopo la respinta di Koulibaly sul tiro a botta sicura di Walker, il tap-in vincente del giocatore di origini giamaicane dimostra una volta di più che il cambiamento ha prodotto gli effetti sperati. Oggi Sterling è questo, un attaccante che vede la porta come mai prima d’ora, senza far mancare il suo continuo apporto sulla fascia di competenza, principalmente quella di destra.

Tutto fumo e niente arrosto

Eppure dopo l’arrivo di Bernardo Silva e la corte spietata ad Alexis Sanchez, sembrava che lo spazio per Sterling (arrivato al City per 68 milioni di euro nell’estate 2015) dovesse necessariamente ridursi, perlomeno nelle previsioni degli addetti ai lavori, ma non nelle intenzioni di Guardiola. Responsabilizzarlo è servito a renderlo più consapevole delle proprie qualità, così come la concorrenza serrata in un reparto che annovera tra le sue fila gente del calibro di Sanè, Aguero e Gabriel Jesus, ha stimolato positivamente l’animo un po’ indolente di un giovane che rischiava di sentirsi già appagato prima ancora di aver mostrato a pieno il proprio potenziale. Al resto ci ha pensato lui, migliorando dal punto di vista tecnico e mentale, lavorando su quella che resta la caratteristica principale per un attaccante: la capacità di mantenere la freddezza davanti alla porta. In Inghilterra non credono ai loro occhi e si chiedono dove potrà arrivare Sterling di questo passo, con una proiezione che porta a immaginare per lui una stagione da più di 20 gol nella posizione di esterno offensivo (l’ultimo a spingersi così oltre in Premier è stato un certo Cristiano Ronaldo). In fondo chi l’ha detto che chi nasce tondo non possa morire quadrato?

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