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Angel Di Maria, PSG-Barcellona - Fonte: UEFA.com
Angel Di Maria, PSG-Barcellona - Fonte: UEFA.com

Il Paris Saint-Germain quest’estate ha completato uno dei reparti offensivi più forti del pianeta, affiancando a Cavani Mbappé e Neymar. Le cifre, è noto, sono state da capogiro, con il brasiliano che si assesta al primo posto della classifica degli acquisti più costosi di sempre – 222 milioni la clausola rescissoria versata dal Psg per liberarlo dal Barcellona – e il  francese immediatamente dopo al secondo posto, dal momento che il prezzo per il suo riscatto è fissato a 180 milioni. Tifosi contenti, Emery contento, verrebbe da dire persino “gioco del calcio contento”, quando tre campioni così possono giocare insieme – fatta salva la reciproca antipatia oramai assodata tra Neymar e Cavani, che però, almeno in campo, sembrano sopportarsi perfettamente. Non tutti, però, sono così contenti. Ci sono una serie di giocatori, non esattamente dei brocchi, che fanno le comparse alle spalle dei tre attori protagonisti. Gente a cui in una qualsiasi altra squadra verrebbe affidato il copione del ruolo principale a occhi chiusi. A Parigi c’è quindi una serie di “scontenti di lusso”, che si sono visti negli ultimi giorni di mercato usurpare della propria titolarità e centralità nel progetto e si sono dovuti loro malgrado accomodare in panchina. Ci chiediamo: cosa dobbiamo aspettarci nel mercato di gennaio?

Psg, quando una panchina di lusso diventa problematica?

La panchina del Psg è molto diversa da quella della altre big d’Europa. Non che sia necessariamente migliore, intendiamoci. Prendete il Real Madrid, per esempio: dopo la finale di Champions di Cardiff contro la Juve si sono spese molte parole sulla bontà delle seconde linee dei blancos. Tanto per cominciare Zidane, quando gioca col 4-3-3, deve lasciare fuori uno tra Isco e Bale; tuttavia, aldilà delle speculazioni giornalistiche, e a uno sguardo d’insieme, si può affermare senza problemi che i due siano ben alternati tra coppe e campionato e che ormai abbiano accettato la loro reciproca alternanza, riuscendo a incidere e ad avere un ruolo di prima fascia anche in questa condizione: d’altra parte, se vuoi giocare al Real, questi sono i patti. Il resto dei panchinari, per quanto fortissimi, sono giovani che non possono avanzare pretese di titolarità nei blancos e che considerano già un privilegio già il fatto di poterne fare parte, considerando anche che  Zidane riesce a farli girare bene. Parliamo di gente come Asensio, Llorente, Vallejo, Ceballos, Mayoral, Théo Hernandez e Hakimi (18enne terzino che ha sostituito l’infortunato Carvajal settimana scorsa contro il Getafe): il più grande è del ’95, molti di loro sono i blancos del futuro, hanno pazienza e verranno ripagati. Il problema nasce quando giocatori che si sentono all’apice della propria carriera o giù di lì vengono tenuti in panchina. Un esempio è James Rodriguez, che infatti dal Real è andato via (come Morata, del resto, quando si è reso contro di essere diventato troppo grande per quella panchina) e adesso che al Bayern è arrivato Heynckes rischia di dover migrare di nuovo. Il problema si pone, ancor più grande, al Psg, perché sarà pressoché impossibile scalfire la titolarità dei tre davanti. A farne le spese sono Draxler, Di Maria, Pastore, Lucas Moura.

Quale futuro nel mercato di gennaio?

Nessuno ha capito precisamente se il Psg abbia davvero problemi di Fair Play finanziario, perché nonostante l’uefa abbia aperto un’indagine in merito al pareggio di bilancio dei francesi (ricordiamo che Mbappé andrà comunque sul bilancio del prossimo anno, perché è in prestito), il club si è detto sereno di poter dimostrare la propria regolarità. Per questo motivo non parliamo in questa sede di necessità finanziarie. È chiaro che non saranno venduti tutti questi giocatori in blocco, ma vediamo quali sono le loro singole situazioni. Julian Draxler era dato per partente certo quest’estate, almeno dopo l’arrivo di Neymar, e infatti pare che il tedesco abbia aspettato il Barcellona fino all’ultimo giorno di mercato. Si era detto che Emery lo avesse scaricato, poi che lo ritenesse fondamentale, alla fine è rimasto e da inizio stagione ha giocato con discreta continuità: 7 presenze e 403 minuti in campionato, pochi scampoli di partita in Champions. Con 9 partite di Ligue 1 già andate, significa che ha giocato circa un tempo a gara di media, ma bisogna tenere in conto che nelle prime giornate, quando Neymar e Mbappé non erano ancora arrivati, ha sempre giocato e questo inflaziona il dato. Bisognerà capire quali sono le ambizioni del ragazzo, se a 24 anni può accontentarsi di un ruolo da comprimario in una squadra che ha l’ambizione di vincere la Champions, oppure andare a essere la stella da qualche altra parte. Oltre al Barcellona citato, si è parlato in Italia anche di Inter, ma sono voci flebili e lontane, per il momento. A proposito di Inter, anche Angel Di Maria era dato per partente lungo tutta la sessione di mercato estiva e proprio Milano sembrava una destinazione possibile. Anche per lui, come normale in queste situazioni, si è parlato di Barcellona, ma non è mai stata un’opzione concreta. L’argentino ha collezionato 6 presenze in campionato, per un totale di 427 minuti: una condizione simile a quella di Draxler. Solo 207 minuti invece, spalmati in 4 presenze, per Javier Pastore, che all’età di 28 anni deve decidere se tramontare al Psg o rinascere altrove. A gennaio può diventare un’occasione “a prezzo di saldo” per molti club. Si tratta di un giocatore che può ricoprire più ruoli dell’attacco e del centrocampo, un jolly offensivo che ovunque si posizioni incrementa il tasso tecnico generale della squadra. Il dato decisamente più impressionante è quello che riguarda Lucas Moura, ancora giovane (classe ’92) e nel pieno delle forze, che da inizio stagione ha giocato soltanto 49 minuti, e nemmeno tutti di fila, ma dilazionati in 3 presenze. È impensabile che il brasiliano, per di più nell’anno del Mondiale, possa accettare una comparsata tanto esigua: a 25 anni è giusto che la sua qualità venga messa a disposizione di un altra squadra. Al momento è l’indiziato numero 1 alla partenza.