SHARE
Sergej Milinkovic-Savic, foto Corriere dello Sport

Il campionato sta svelando le proprie carte in tavola. Chi voleva nascondersi dietro incertezze e difficoltà iniziali, ora è costretto a mostrarsi. Chi era snobbato, ora è portato alla ribalta dagli stessi addetti ai lavori rapidi nel tornare sui propri passi rispetto ai pronostici iniziali. A metà tra queste due categorie, c’è la spumeggiante Lazio di Simone Inzaghi. Gioco vivace, veloce, e perché no, anche divertente. Ma profondamente cinica e caparbia quando può e quando deve. 24 gol segnati, ed il terzo miglior attacco ne sono la conferma. Tanti gli uomini simbolo di questa squadra. Oggi vogliamo parlare di uno in particolare. Perché se in attacco Immobile non si ferma più (con il rigore al Cagliari sono 13 i gol per Ciro in campionato), e in porta Strakhosha è ormai una garanzia, il centrocampo è vero fulcro del gioco dei biancocelesti. Ed in quella zona di campo all’Olimpico si parla serbo. La lingua di Sergej Milinkovic Savic. Giusto all’ombra del Colosseo due stagioni fa, Milinkovic ha trovato la propria dimensione sotto la direzione precisa di Inzaghi, che lo ha plasmato come il più abile artigiano fa con la creta. Il risultato ne è un vaso che fa invidia a tutta Italia. E non solo.

Le caratteristiche di Milinkovic Savic

Forte fisicamente, ma questo sembra il minimo. Crescere in una scuola di calcio serba come quella del Vojvodina, rende un ragazzo di 1,92 metro per 76 chili un giocatore difficile da superare, che primeggia nel reparto per contrasti vinti, spizzate di testa e spazzate. Una fase difensiva ruvida ed accurata, frutto di un lavoro di copertura fondamentale per l’equilibrio di squadra.
Ma la miglior difesa rimane in ogni caso l’attacco, e Sergej ne è l’esempio vivente. Il suo ruolo ne esalta l’ambivalenza, la sua ambivalenza esalta la realtà di un ruolo che alla Lazio era forse messo in ombra da Lucas Biglia. Con l’approdo al Milan del nazionale argentino, le responsabilità per Milinkovic-Savic sono aumentate, ma le risposte arrivate finora fanno sorridere i supporters laziali. L’attacco dicevamo. Un solo gol per lui, decisivo nel successo contro il Chievo. Ma è un numero che rende l’idea dell’istinto offensivo di questo giocatore: 2,5 passaggi chiave a partita. Tradotto per gli amanti del gioco e i nemici dei numeri, quasi 3 volte ad incontro riesce a liberare un giocatore a metterlo da solo davanti al portiere. Il fatto che la casella stagionale di assist in campionato sia ancora ferma a 0 dimostra solo la sfortuna per cui i suoi compagni abbiamo perso lucidità se serviti da lui, na non ne cancellano il ruolo di perno. Perché la carta d’identità sotto la voce “professione”, dice centrocampista. Ed i 55 passaggi completati per partita, i due dribbling riusciti per incontro, unito ad un’energia fuori dal comune lo consolidano come uno dei migliori in mezzo al campo in tutta la Serie A. Altro dato importante a suo favore è l’età. Sergej è nato a Lleida, città della Catalogna, il 27 febbraio 1995. Un giocatore che a 22 anni dimostra questa mentalità, che disputa prestazioni di questo livello, non può passare in sordina. Non sono infatti mancate le sirene dall’estero, in particolare da Spagna e Inghilterra. In estate si sono sprecati i rumors che lo volevano vicino a Manchester United e Real Madrid, ma né MourinhoZidane sono riusciti a portarlo alla propria corte. Ed ora rimane il fiore all’occhiello della rosa di Simone Inzaghi, che se lo tiene gelosamente stretto. Chissà per quanto.

di Federico Rana