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Montella
Foto da Twitter: @GOAL_ID

Non è facile di questi tempi essere Vincenzo Montella. L’allenatore del Milan è nell’occhio del ciclone come principale responsabile del ciclo negativo dei rossoneri, che hanno raccolto 1 punto nelle ultime 4 partite di campionato e anche in Europa League non hanno convinto. Quale occasione migliore, allora, per il ritorno col botto della nostra rubrica Dr. Jekyll e Mr. Hyde, che oggi si occupa di un caso assolutamente al limite in attesa di Chievo-Milan. Montella è difendibile? Jekyll dice di no e struttura i suoi J’accuse in tre punti. Hyde riuscirà a cavarsela in veste di avvocato del diavolo?

Le ragioni del no – di Riccardo Belardinelli (Dr. Jekyll)

LA FORMAZIONE: Il tecnico napoletano ha cambiato diversi moduli in corso della stagione e ora sembra essersi focalizzato sul 3-5-2. Una strategia dal gioco lento e prevedibile, con gli interpreti in confusione e che sembrano non trovarsi nelle scelte del mister. Una difesa a tre che sembra più un obbligo statale più che una via tattica e il ruolo degli attaccanti, quest’anno ampiamente di livello, è ancora tutto da definire.

LA COMUNICAZIONE: Tanti sorrisi e battutine, eppure a fine gara il risultato da un mese non vede la vittoria. Montella si trova sempre a difendere il gruppo e il suo lavoro ma la sua strategia comunicativa non sembra riuscire a tenere il Milan lontano da attacchi e polemiche. Ci sono ammissioni di colpe pubbliche, è vero, ma anche lì è raro leggerci un’autocritica convincente. Stemperare l’ambiente può essere una giusta strategia ma senza poi dimostrare aggressività verso gli attacchi della stampa ci si dimostra invece timidi e indifesi, come di chi non sa appunto come gestire la questione.

LE SCELTE: Il Milan ha cambiato tanto dalla scorsa stagione, e quest’anno gli interpreti sono sicuramente di livello maggiore rispetto alla passata stagione. Nonostante il livello più alto, Montella ha difficoltà a collocare nel punto giusto i vari giocatori, e in particolare risulta grigia la collocazione in campo di giocatori di talento come Suso, Bonaventura, Rodriguez, schierati in tante posizioni e ricollocati continuamente durante il corso del match. L’allenatore sembra non aver bene in mente il principio di gioco giusto e anche sulla scelta degli interpreti paiono esserci ancora parecchie indecisioni. Eppure, siamo in ottobre, a campionato profondamente iniziato…meglio cambiare il prima possibile, per il bene del Milan e degli investimenti fatti in estate.

Le ragioni del sì – di Riccardo Congiu (Mr. Hyde)

Non lo so: alcuni errori ci sono stati sicuramente – altrimenti staremmo parlando d’altro – ma mi pare che i risultati influenzino troppo una tendenza alla visione catastrofica, senza mettere in evidenza alcuni meriti indubbiamente ascrivibili al tecnico. Non sono affatto sicuro che qualcun altro al suo posto potrebbe fare tanto di meglio; provo a rispondere nel merito.
LA FORMAZIONE: Il discorso sul modulo è sempre un ottimo appiglio per semplificare il calcio e la disposizione in campo. Ma le cose poi, effettivamente, si realizzano in un altro modo. Da inizio stagione il Milan ha utilizzato due schieramenti: 4-3-3 e 3-5-2, ma a ben vedere non è che il modo di giocare sia cambiato così drasticamente. Con la difesa a 4 in fase di possesso era molto evidente che Rodriguez avesse indicazioni di scalare sulla linea dei due centrali per aiutare a costruire l’azione, mentre il terzino opposto (Conti, Calabria o Abate) aveva il compito di posizionarsi più alto, sulla linea dei centrocampisti, per dare una via di fuga al possesso che fosse meno rischiosa del centro.
Milan 4-3-3
I movimenti in fase di costruzione della manovra
A questo punto il modulo del Milan diventava molto più simile a un 3-4-3 (o 3-4-2-1), con la mezz’ala sinistra (mettiamo caso, Bonaventura) che scivolava come opposto a Conti.
Milan 3-4-3
Il risultato era qualcosa di simile
Con il 3-5-2 (o 3-4-1-2, a seconda delle interpretazioni del ruolo di Calhanoglu/Bonaventura) la costruzione bassa a 3 avviene più naturalmente, con la differenza che il Milan può occupare più stabilmente i corridoi di mezzo e generare indecisioni nelle uscite degli avversari. Montella si è inoltre accorto che, grazie alla posizione anomala di Suso come mezza punta, i rossoneri creano molta densità sul lato destro del campo e, quando l’esterno di fascia sinistra resta molto alto, si crea una voragine per chi arriva dietro da quella parte: Romagnoli. Dal momento che spesso questo vantaggio veniva sfruttato male, Montella ha provato a schierare proprio Rodriguez in quella posizione nelle ultime due partite, rendendo questo 3-5-2 ancora più simile a quel 4-3-3 di inizio stagione, ma con la volontà di liberare un uomo in più in fase di possesso e arrivare a giocare con una sorta di 2-3-4-1. In questo modo:
Rodriguez sale fino ad affiancarsi a Biglia e Kessié, Bonaventura diventa esterno d’attacco, Cahlanoglu svaria sulla trequarti: il Milan occupa tutti i corridoi del campo

Due osservazioni a riguardo: 1) in questo modo il Milan riesce a occupare tutti i corridoi del campo (soprattutto quelli di mezzo) e, se fosse più compatto (utopisticamente come il Napoli, ma anche un po’ meno) non avrebbe problemi anche a difendere in transizione una volta perso il possesso; 2) quando Rodriguez non sale e Bonaventura torna sulla linea di centrocampo, Calhanoglu cerca spazio tra centrocampo e attacco: il Milan torna a essere un 3-4-3, o 3-4-2-1, cioè la degenerazione del 4-3-3 che Montella preferisce evitare per non avere un centrocampo eccessivamente fragile quando difende le ripartenze.

LA COMUNICAZIONE: Su questo punto sarò molto più breve. Anche solo per il fatto che ne stiamo parlando, è evidente che Montella sia stato bravo a caricare critiche e pressioni su di sé, più che sul gruppo (fatto salvo Bonucci, che però è il capitano e si espone più degli altri). Per l’atteggiamento, invece, Conte, Mihajlovic, Murinho si nasce: Vincenzo è un tipo calmo, ironico, sa riconoscere una provocazione e non si fa tentare dal cascare nel nervosismo che produce i video virali dei litigi tra allenatori e giornalisti. Che poi lo sappiamo: qualsiasi cosa dicesse ora sarebbe sotto accusa. Se sbraitasse, allora non si saprebbe contenere; se facesse più autocritica direbbero che non è da Milan perché non ha la mentalità vincente. Insomma, questo è il suo carattere.

LE SCELTE: Di schieramento tattico ho già parlato molto e non tedierò ulteriormente. Tuttavia a livello di scelte mi sembra che Montella abbia le idee piuttosto chiare su dove i suoi possano far male. Prendiamo il derby: nel primo tempo Suso è ingabbiato tra difesa e centrocampo nerazzurro che restano molto corti e compatti, il tecnico se ne accorge e toglie Kessié per una punta, arretrando Suso a mezz’ala. Risultato? Con un’altra punta il Milan ha più profondità e allunga la difesa dell’Inter, Suso riceve palla in una zona più libera, ha più campo per puntare l’uomo e i rossoneri creano 4 palle gol in 5 minuti, fino al gol dello spagnolo stesso. Seconda situazione della stracittadina: Romagnoli non sfrutta lo spazio concesso dalla sua parte per salire col pallone e Rodriguez tende ad abbassarsi troppo; Montella fa entrare Locatelli, esce Romagnoli, lo svizzero arretra fra i tre di difesa e Bonaventura va a fare l’esterno di fascia, con compiti ben più offensivi del compagno. Risultato? Il Milan crea densità (quella di cui parlavamo sopra) dalla parte destra del campo, cambia gioco sul lato debole, Bonaventura segna tagliando sul secondo palo.  Ora sfido a trovare chi, col Milan sotto di un gol in un primo tempo praticamente nullo, ritenesse saggia la scelta di arretrare Suso e far uscire Kessié. Ricordo quanto meno i telecronisti a inizio ripresa evidenziare il fatto che lo spagnolo non sarebbe stato a suo agio in una posizione non sua. Se poi Rodriguez regala un rigore da una situazione innocua all’ultimo minuto, non riesco a vedere incapacità di scelta dell’allenatore.

In definitiva: il problema attuale del Milan è soprattutto mentale, cosa che va a influenzare anche il contesto tattico e l’interpretazione di una mentalità di gioco che nasce come spregiudicata, ma poi non si realizza come tale. Gli errori ci sono, ma in una quantità calcisticamente “normale”. Detto ciò, questi blocchi alla lunga possono essere anche difficili, ma non impossibili da risolvere. E la bravura di Montella si deciderà anche e soprattutto in base alle sue capacità motivazionali.