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Sodinha
Sodinha in azione - FOTO: AC Mestre

Nonostante accorgimenti e forza di volontà nella maggior parte dei casi riescano a farla da padroni, nel mondo del calcio è praticamente impossibile non fare i conti con il concetto di “rimpianto”. Una sensazione davvero nociva, che spinge il soggetto a provare emozioni negative ma anche a produrre un certo senso di autocritica nei confronti – nel caso sportivo – di una carriera magari non all’altezza delle aspettative. Purtroppo è impossibile non interrogarsi sui rimpianti quando si parla di Felipe Sodinha, talentuosissimo calciatore brasiliano che però non è riuscito a rendere straordinario il suo percorso a causa di varie problematiche, fisiche nonché personali. Come tanti altri suoi colleghi, Sodinha rappresenta purtroppo un’occasione persa per il mondo del pallone. Al contrario di molti, però, l’uomo ha reagito alle angherie della vita, riprendendosi in parte quanto gli spettava. In esclusiva ai nostri microfoni, il calciatore ha raccontato aspetti cruciali e fasi salienti del suo vissuto, dando inoltre consigli preziosi a chi vuole intraprendere la strada dell’attività calcistica.

La nostra intervista esclusiva a Felipe Sodinha

La squadra della rinascita è il Mestre, club di Serie C che ha scelto di credere nel brasiliano dopo la manifestata volontà di tornare a giocare. “Mi sento molto bene, sto trovando di nuovo la mia forma fisica. Qui mi trovo benissimo, sia con i compagni che con la società. Piano piano arriverò al 100%”. Parole di una persona ottimista, che ha dovuto combattere contro demoni e oscurità negli anni precedenti ma che ora sembra essere finalmente uscita da un tunnel soffocante: “Ho lasciato il calcio per tutti i problemi che dovevo risolvere ma alla fine l’unica cosa di cui avevo bisogno, e che ho trovato in seguito, è stata la fede in Dio. Insieme a mia moglie e a questa fede ho ritrovato la voglia di fare l’unica cosa che davvero so fare al mondo. All’inizio è stata dura ma non potevo mollare, non potevo lasciare il calcio in questa maniera. Dopo essere tornato a casa e aver affrontato la cosa con la mia famiglia ho deciso di continuare a giocare”. Perché il pallone per Sodinha rappresenta molto più che un oggetto, un tramite: è uno stile di vita, una forza trascinante. Non è solo un gioco ma qualcosa di più importante: “Il calcio è sempre stato tutta la mia vita, da quando sono nato è semplicemente tutto. Ho iniziato a giocare da quando avevo 4 anni nella mia favela in Brasile, giocavo in strada o a casa e avevo sempre il pallone sotto il braccio. Mi ha dato molto e ora mi dà tutto, sono grato a questo sport”. Ovviamente, in carriera Sodinha ha vissuto momenti esaltanti quanto difficili. In ogni caso, frammenti di tempo che non si possono in alcuna maniera dimenticare: “Il mio rimpianto più grande è stato certamente lasciare tutto. Era una cosa che non volevo ma che ho dovuto fare per tantissimi motivi. Il mio miglior momento invece è stato a Brescia: ho fatto almeno due stagioni di buonissimo livello”, spiega.

Sodinha
Sodinha in azione – FOTO: AC Mestre

Consigli per gli acquisti

Molti dei ragazzi con cui Sodinha ha giocato stanno facendo benissimo in Serie B. Due esempi eclatanti sono Coronado e Montalto, che con le maglie di Palermo e Ternana stanno facendo la differenza. Parlando di loro, il calciatore brasiliano svela anche un retroscena di mercato: “Ho conosciuto Coronado a Trapani. Fece un provino, io ero vicino al direttore sportivo che mi chiedeva di questo ragazzo: gli ho detto di prenderlo subito perché era un fenomeno. All’inizio era un po’ titubante ma io gli ho detto di prenderlo a occhi chiusi perché era un fenomeno. Farà sicuramente una carriera importante, può giocare tranquillamente in Serie A. Siamo anche rimasti amici e abbiamo un bel rapporto. Anche Montalto è un mio carissimo amico, un grandissimo ex compagno di squadra. Un calciatore che può fare tutto ciò che io non ho fatto, lui è molto forte e ha la testa che io non ho avuto. Arriverà ad alti livelli”. Proprio l’avventura al Trapani ha rischiato di essere l’ultima della carriera di Sodinha, tanto è vero che dopo il suo ritiro il tecnico Serse Cosmi, tramite sito ufficiale della società, pubblicò una lettera toccante ed emozionante all’indirizzo del giocatore. “Mi ha molto emozionato leggerlo” , ha rivelato. “Ma quando sono andato in Brasile non ho più parlato con nessuno perché stavo male con me stesso. Ho cambiato numero di telefono, perdendo i contatti che avevo prima. Poi quando sono tornato in Italia ho recuperato tutti i numeri e ho scritto al mister, ringraziandolo per le belle parole. Tuttora continuiamo a sentirci”.
Sodinha però non è solo un fenomeno con la palla tra i piedi, bensì un vero e proprio totem dei social network e del mondo di internet: “All’inizio mi dava un po’ fastidio, per via del fatto che dicevano fossi grasso“, ammette, “poi però ha smesso di farlo, più che altro ho ricevuto stimoli da questa cosa per giocare meglio. Alla fine è stato un aspetto positivo”.

Il nuovo Sodinha

Inevitabile chiedere chi possa essere individuato, nel momento attuale del pallone, come nuovo Sodinha. E nella risposta del brasiliano va evidenziato un certo sentore di autocritica: “Onestamente non lo so, è difficile arrivare come me. Lo dico perché io ho avuto una testa di c***o. Spero che qualcuno arrivi e che abbia una testa diversa, nessuno deve diventare come me. Lo dico perché io potevo fare tanto di più invece ho fatto pochissimo, purtroppo non avevo la testa”. Una cosa però è certa: la stagione al Mestre potrà aiutare Sodinha sia come calciatore che come uomo. E magari potrà essere un trampolino di lancio per il futuro: “Mi ha fatto molto piacere venire in questa squadra e sono stato contento. Calcisticamente posso ancora migliorare ma come uomo sono già cambiato, mi sento totalmente un’altra persona. Sono cambiato per me stesso e per la mia famiglia. Magari, a livello calcistico, se farò bene questa stagione posso tornare a giocare in una squadra più grande. Ma tutto dipenderà da quello che farò qui e dai risultati che otterremo come squadra”. La rivincita di Sodinha parte dunque dalla terza serie: un talento ritrovato cerca la strada verso il futuro. Che magari non sarà brillante ma che, almeno adesso, non è più oscuro.