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Guardiola
Guardiola. Foto da: uefa.com

Nessuna partita è uguale alle altre. Alcune caricano d’intensità adrenalinica i cuori e gli stomaci dei tifosi per giorni, perché sono vibrazioni emozionali uniche suscitate dalla difficoltà e dal prestigio della sfida che si prospetta. Il San Paolo e la città che lo tiene in grembo attendono con fremente ansia lo scontro tra il Napoli e il Manchester City, fin dal giorno del sorteggio considerato come La Partita per la sublimazione dell’arte calcistica esemplificata dalla virtuosità del gioco di Maurizio Sarri e Pep Guardiola, oltre che per il valore degli avversari, forse la compagine più in forma del momento.
Tuttavia, la partita di oggi assume anche i connotati del dentro o fuori per gli azzurri, che sono obbligati a vincere per dipendere da sé stessi e sperare nella qualificazione agli ottavi.

“Non voglio il Napoli nel girone”

Fine agosto 2017. La vigilia del sorteggio della Champions 2017-18 è una cena in pieno centro a Manchester, dove Guardiola non smette di pensare a una cosa: evitare gli azzurri. “Delle presenti in terza fascia vorrei evitare il Napoli” dice, venendo poi fermato da un amico a due piatti da lui: “Come il Napoli? Cosa sarà mai questa squadra?”. Pep risponde secco: “Si vede che non guardi la Serie A. Giocano a calcio in maniera splendida e sono il peggior rivale da incontrare in questo momento”. La cena prosegue poi allentando la presa sull’argomento, ma ormai il tecnico catalano ha anticipato quanto dirà in seguito al sorteggio che vedrà il suo City affrontare il Napoli nel girone: “Il Napoli è una delle tre migliori squadre europee per gioco”. Parole che ormai sono Vangelo. Ma in pochi sanno che anche l’anno scorso, prima del sorteggio per gli ottavi di finale di Champions, Pep fu profetico: “Non voglio il Monaco. Attaccano benissimo e tutti li sottovalutano, ma hanno un grande potenziale”. Quell’eliminatoria finirà poi a favore dei francesi, che per via della regola dei gol in trasferta approderanno ai quarti e poi alle semifinali trascinati da un diciottenne che adesso conoscono tutti di nome Kylian Mbappe, ma che prima di quell’exploit nessuno aveva neanche adocchiato.

Vincere per continuare a vincere

Al di là dei parallelismi e dei ricorsi storici, quella di stasera è non solamente una prova di fuoco per il Napoli ma soprattutto un’occasione di dimostrare di che pasta si è fatti. L’avversario è il più stimolante che si possa avere contro in questo momento, perché è giovane, in Europa ha anch’egli poca esperienza ed è una corazzata in divenire, ma la vittoria è fondamentale affinché gli azzurri dipendano da sé stessi fino alla fine. Vincere aiuta a vincere e anche a diventare grandi, ma soprattutto in questo contesto aiuterebbe il Napoli ad aprirsi un cammino meno impervio verso quegli ottavi di finale che sarebbero non solo prestigiosi e ricompensati da un’iniezione importante di danaro, ma soprattutto sarebbe molto benefici per la stagione. Questo perché un’eventuale franata in Europa League avrebbe due effetti negativi: il primo sarebbe quello di avere moralmente l’obbligo di vincere e il secondo sarebbe quello di poter preparare poco e male le sfide del campionato, il vero obiettivo azzurro. Le trasferte del mercoledì, che implicano un ritorno il venerdì mattina, sono deleterie fisicamente e mentalmente, soprattutto se in campionato hai come rivale un’Inter senza coppe e una Juventus con una rosa nettamente superiore.
E allora se proprio bisogna fare una trasferta europea a settimana a febbraio e marzo, che sia in Champions, il palcoscenico da brividi, sudore e uno stadio che urla come nessun altro l’inno della competizione calcistica per eccellenza.