sabato, Gennaio 22, 2022

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Una botta e via: Takayuki Morimoto, “un Inzaghi con più tecnica”

Avete presente il colpo di fulmine? Quello genuino, a prima vista, senza pregiudizi, che vi prende per qualche motivo inspiegabile quando vedete scendere in campo un giocatore che ancora non conoscevate. Può essere un calciatore con la faccia particolarmente simpatica, almeno secondo standard personali, o un eroe che non t’aspetti, quello che entra con la faccia spaesata e in 5 minuti risolve la partita. Capita che giocatori del genere sembrino in grado di prometterci una lunga storia d’amore, fatta di ammirazione, soddisfazioni al fantacalcio e una scalata annunciata verso il calcio che conta, salvo poi scomparire dopo la prima notte – o la prima stagione, nel nostro caso – senza richiamare nemmeno più, o comunque facendo qualche comparsa in giro che oramai non cambierà le cose tra di voi. Torna così la nostra rubrica per le illusioni effimere e passeggere, una botta e via”, con la storia del ragazzo nipponico che folgorò tutti alla sua prima apparizione italiana: Takayuki Morimoto.

5 minuti per innamorarsi di Morimoto

Il 28 gennaio 2007, all’Atleti azzurri d’Italia di Bergamo è entrato in campo da 5 minuti il primo giapponese della storia del Catania, mossa della disperazione di Pasquale Marino per recuperare il gol di svantaggio negli ultimi minuti di gara contro l’Atalanta (in gol con Zampagna, stranamente). Si chiama Takayuki Morimoto e porta con sé un enorme bagaglio di aspettative: è il più giovane giapponese della storia ad aver esordito nel calcio professionistico, a 15 anni, e anche il primo ad aver realizzato un gol. E poi c’è un sacco di curiosità intorno a lui: in Italia dal sol levante non ne arrivano tanti e i vari Nakata e Nakamura sono ancora stampati indelebilmente nelle nostre memorie. Nessuno si è curato di andare a controllare che quel giocatore ha segnato soltanto 5 gol nelle 3 stagioni precedenti, perché sta già simpatico a tutti, e poi è giovanissimo. Quando Morimoto entra, quindi, tutti i tifosi del Catania e quelli neutrali sono dalla sua parte; lui ci mette pochissimo ad accontentarli, 5 minuti, intercettando un pallone senza troppe pretese di Baiocco in area, tenendo botta sulla carica del difensore e scaricando in porta come può. Non è un gol bello, ma è un gol da bomber: uno stop efficace, un buon utilizzo del corpo e un tiro che tutto sommato entra. Fa presto quindi Lo Monaco a cucirli addosso una definizione pesante come un macigno: “è un Pippo Inzaghi con più tecnica“. Quella stagione si concluderà con sole 5 presenze e quell’unico gol illusorio all’attivo, ma Morimoto ha soltanto 18 anni e l’apice della sua carriera è ancora di là da venire, così come la sua stagione da “una botta e via”, che deve ancora arrivare. A ciò bisogna premettere però che la carriera di Marimoto, come lo chiamavano affettuosamente i tifosi etnei (soprannome che lui stesso dirà di apprezzare moltissimo “perché significa anche tsunami”), fu intervallata a più riprese da diversi infortuni. Uno già due mesi dopo il suo primo gol, che lo costrinse a terminare in anticipo la stagione; poi ancora, tornato con gol alla prima giornata del campionato successivo, dovette accontentarsi di 14 presenze per problemi fisici. La sua stagione da cenerentola allora si fece attendere fino al 2008/2009, quando in panchina al Catania c’è Walter Zenga e Morimoto, al terzo anno in Italia, finalmente può esplodere. Segna 9 gol in 24 partite, più di una rete ogni tre gare, trascinando il Catania a una salvezza tranquilla e a una storica semifinale di Coppa Italia (doppietta del nipponico ai quarti di finale contro il Padova). Nel taccuino di banzai Morimoto una serie di vittime illustri: la Juventus, il Parma, il Palermo nel derby siciliano, una clamorosa doppietta alla Roma in un 3-2 a favore dei rossazzurri. Quest’ultima fu la partita che più di tutte illuse sulle possibilità di Morimoto di diventare davvero il Pippo Inzaghi del Sol Levante.

Degno di essere ricordato e di menzione speciale lo stop orientato per il primo dei suoi due gol. Accarezza il pallone e poi lo butta dentro con quel tanto di rudezza che lo fa accostare a SuperPippo.

Rapida ascesa, fulmineo declino

La carriera di Morimoto, come si diceva, è iniziata molto presto – a soli 15 anni tra i professionisti – e altrettanto presto si è virtualmente conclusa. Dopo quell’annata da botta e via, qualche barlume di Marimoto si è visto anche nella stagione successiva, dove però 6 gol in 31 partite significavano un’inflessione strana per uno che aveva solo 22 anni. L’anno dopo segna solo 2 gol a Catania, poi passa al Novara quando ha ancora 24 anni: 4 gol in 18 presenze non bastano a salvare i piemontesi, ma sono abbastanza per far riscattare una scintilla con la sua squadra del cuore siciliana nel gennaio del 2012. Tuttavia, come nella più classica delle botte e via, la magia catanese è già finita (0 gol in 5 presenze), come anche la carriera ad alti livelli di Takayuki, che dopo 6 mesi trascorsi all’Al Nasr sentirà forte il richiamo del suolo natìo. Da lì, forse, non smetterà mai di rivedere i gol di Pippo Inzaghi, paragonandone qualcuno a al primo che segnò con la Roma, in quel freddo pomeriggio di dicembre.

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