martedì, Gennaio 25, 2022

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…E alla fine arriva (anzi, ritorna) Ballardini

La sconfitta del Derby della Lanterna è costata cara a Ivan Juric, che ormai da un paio di giorni non è più il tecnico di un Genoa che mai era partito così male in Serie A. Per l’ex calciatore del club si tratta del secondo esonero in due anni, con la sensazione che quanto fatto vedere a Crotone nell’annata della storica promozione debba essere ancora replicato in maniera egregia altrove. Al suo posto Preziosi ha pensato bene di affidarsi all’usato sicuro: Davide Ballardini oltre ad essere ormai il traghettatore per eccellenza è anche uno dei tecnici con più “pubblicità” nella zona di medio-bassa classifica del campionato maggiore. Meticoloso, quasi freddo e distaccato nell’interpretazione del suo lavoro, l’allenatore ravennate si prepara a costruire un altro miracolo della sua carriera.

Davide Ballardini, storia di un traghettatore

Il senso di Ballardini allenatore va ricercato nel periodo in cui invece era ancora solito essere protagonista sul campo da gioco. I 7 anni di Cesena hanno irrimediabilmente costituito la sua formazione, come una sorta di seconda laurea per un genio molto dotato. Proprio in quel periodo Ballardini approccerà i due tecnici che lo affascineranno maggiormente nella sua costruzione del calcio dalla panchina, ovvero Arrigo Sacchi e Osvaldo Bagnoli. Due tecnici che non hanno bisogno di presentazioni, sia a livello tattico che di titoli. E dopo il ritiro Ballardini non poteva far altro che mettere in pratica tutti gli insegnamenti dei suoi maestri: ancora oggi è lui uno dei pochi tecnici a portare avanti un credo sacchiano fatto di equilibrio tattico ma anche di gioco tendenzialmente offensivo. Basti pensare, ad esempio, che Ballardini è uno dei pochi tecnici ancora in grado di utilizzare in modo coerente e pensate il classico 4-4-2, modulo da molti ritenuto obsoleto ma in realtà capace di esaltare ancora i calciatori giusti nell’ambito di un contesto adatto. Uno schema che, per l’appunto, porta in dote un grande equilibrio. Basti pensare che nella stagione – manco a dirlo, da subentrato –  2008-2009 a Palermo Ballardini utilizzava un 4-4-2 a rombo, con un vertice alto di centrocampo a sostegno delle due punte che però non fosse un trequartista vero e proprio (il motivo per cui non lo si può chiamare 4-3-1-2), in una formazione tipo che prevedeva questo schieramento: Amelia; Cassani, Carrozzieri, Bovo, Balzaretti; Nocerino, Liverani, Simplicio, Bresciano; Miccoli, Cavani.

Ballardini
Ballardini – FOTO: Genoa CFC

Traghettatore per eccellenza

Tra i tanti allenatori che hanno guadagnato l’etichetta di traghettatore Davide Ballardini risulta sempre uno dei più affascinanti, sportivamente parlando. La sua qualità sta infatti nel saper rendere propria una squadra costruita per altri: molto spesso – anzi, quasi sempre – Ballardini si è trovato a dover accettare un progetto in corsa, senza esserne stato coinvolto in alcuna maniera precedentemente. Un handicap non da poco, che però sovente è stato superato dall’abilità del tecnico nel comprendere situazioni di gioco e momenti del campionato. L’esempio della stagione palermitana citata poc’anzi calza a pennello, così come la prima esperienza al Genoa che porta quasi le stigmate di un miracolo: Preziosi caccia in malo modo Gasperini e chiama, per l’appunto, Ballardini. Il tecnico di Ravenna colleziona 10 punti nelle prime 5 gare, vince entrambi i Derby della Lanterna, arriva 10° in campionato (salvando quindi tranquillamente la squadra) e poi esce anche di scena al termine del campionato, come ogni personaggio dei film d’azione dovrebbe fare a seguito di una fragorosa esplosione sullo sfondo.
Camaleonte della panchina, Ballardini applica perfettamente al suo credo il motto che spiega come sia importante fare di necessità virtù.

“I’ll be back”

Parlavamo di prima esperienza al Genoa. Ebbene sì, perché per Ballardini quello in terra ligure sulla sponda rossoblu è un ritorno: si tratterà della terza esperienza con il Grifone, dopo quella già citata prima e i pochi mesi che lo videro guiderà la squadra nel 2013. A dire la verità Ballardini può essere considerato – tra le altre cose – anche l’uomo dei ritorni. Esperienze simili le ha infatte vissute anche con Cagliari e Palermo: con gli isolani sardi vanta un trittico di esperienze che iniziano dal 2005 (esonerato dopo 9 gare), passano al 2007-2008 (subentrato, salva la squadra nel solo girone di ritorno sollevandola dall’ultimo posto con una media punti incredibile) e finiscono nell’annata 2011-2012. Con i siciliani altre tre esperienze: la mitica stagione 2008-2009 di cui abbiamo parlato, il campionato salvezza (ovviamente da subentrato e con i mezzo infinite polemiche con la rosa della squadra) 2015-2016 e l’inizio della scorsa stagione, nel quale rassegnò le dimissioni dopo non aver avuto garanzie sul progetto. Fiutando bene, visto che il Palermo sarebbe poi retrocesso senza troppi problemi al termine della stagione. Si dice spesso che tornare dalle ex per mettere in atto la cosiddetta minestra riscaldata non sia il massimo. Evidentemente, però, per Ballardini la seconda (o anche la terza) infornata è meglio della prima.

Come giocherà il suo Genoa

Ballardini è una persona intelligente, quindi quasi certamente proverà a non sconvolgere gli equilibri della squadra (fondamentale, si rimane con il modulo di prima o al massimo si attua un 3-5-2). Nel caso in cui cambiasse modulo in maniera massiccia, però, sembra quasi scontato un passaggio a una difesa a 4 pura, con Rossettini-Izzo coppia centrale e Laxalt riportato forse a fare il terzino sinistro. Intrigante in questo caso sarebbe il ritorno del rombo, magari con Rigoni interno di centrocampo pronto a inserirsi negli spazi o esterno al posto di Lazovic e Taarabt praticamente perfetto per il ruolo di trequartista offensivo (e in questo caso sì che sarebbe 4-3-1-2). Lapadula e Galabinov avrebbero l’opportunità di giocare insieme, anche se col rischio di pestarsi i piedi a vicenda: in tal caso, un rilancio di uno tra Centurion e Pandev potrebbe essere la scelta giusta per affiancare una prima punta a scelta tra i due. Lo stesso tecnico però, in conferenza stampa, ha dato poco risalto alla cosa, spiegando che la sua premura sarà proporre una buona qualità di gioco. Intanto, in attesa di un altro possibile miracolo, prendiamo atto che Davide Ballardini rientra in azione. E, come l’epitaffio sulla tomba di Franco Califano, anche lui “non esclude il ritorno”.

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