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Paulo Dybala esulta dopo il gol del 2-0 in Juventus-Crotone - Foto Twitter @juventusfc

Paulo Dybala è in crisi. Lo dicono tutti; e i motivi sembrano essere tantissimi. Mentali, tanto per cominciare: le eccessive aspettative gli hanno messo pressione e ora non riesce più a rendere sui suoi standard, i paragoni con Messi non lo aiutano e per questo ha sbagliato due rigori consecutivi in campionato, cosa che per altro lo ha reso ancora più insicuro e inefficiente. In secondo luogo Dybala è fuori forma: chi lo guarda giocare allo stadio assicura che non riesca a fare 40 metri in velocità. Terzo: Dybala non sa prendersi la squadra sulle spalle nei momenti di difficoltà, perché evidentemente non è un campione. Ora, riassunto il pensiero comune dominante (basta dare una sfogliata ai principali quotidiani sportivi italiani o scrivere l’hashtag “#dybala” su twitter per trovare valanghe di commenti di questo genere), cerchiamo di capire quali siano le sue origini e se discorsi del genere possano davvero avere un fondamento.

Dybala e l’importanza del gol

Per vincere una partita di calcio bisogna fare gol. Si può anche subire un gol e vincere comunque, ma non si può fare senza segnarne almeno uno. Per questo il gol nell’immaginario collettivo, e soprattutto se questo sport viene declinato nella mentalità italiana, assume un valore così importante nella prestazione di un giocatore; ed è anche giusto che sia così. Alcune volte però si perde un po’ di vista che il vero obiettivo della Juventus non dev’essere che Dybala faccia gol, ma che la squadra vinca. E allora le prestazioni di Dybala devono essere giudicate secondo una chiave completamente diversa. Il problema più grande in questo momento sembra essere il rendimento in termini di realizzazione dell’argentino fino al 23 Settembre (Juventus-Torino 4-0), assolutamente fuori categoria:

Statistiche Dybala
Fonte: twitter @SciabolataFFP

Il dato schietto è quello che leggete a sinistra: 12 gol in 8 partite fino a quella data, 1 in 9 a partire da quel giorno. Poi si può ragionare sui dati restanti, a destra: Dybala nelle ultime 9 partite ha tirato meno nello specchio della porta, ma bisogna notare che in generale ha tirato meno. Gli riescono meno dribbling, ma attenzione: non è riportato il dato dei dribbling tentati che invece si è abbassato. “La Joya”, di contro, gioca almeno 4 palloni in più a partita e, udite udite, crea molte più occasioni da gol: 3 a partita contro le 1,8 delle prime 8 presenze stagionali. Questo significa che l’incidenza del giocatore nel sistema offensivo della Juventus ha sostanzialmente cambiato i suoi obiettivi. Non che Dybala abbia appositamente segnato “soltanto” un gol in 9 partite, ma le statistiche ci dicono che non ha smesso di provarci, né di essere fondamentale nell’economia dei bianconeri. Allegri ripete spesso, e non ha mancato di dirlo più volte a proposito dell’inizio di stagione folgorante dell’argentino, che “la squadra con il capocannoniere del campionato difficilmente vince lo scudetto” e che “quindi dovremo cercare di dipendere un po’ meno da Dybala”. Il motivo è semplice: significa dipendere eccessivamente da un singolo senza esaltare un sistema collettivo, fondamentale per arrivare fino in fondo competitivi. Se pensiamo agli inizi di stagione delle squadre di Allegri, spesso deludenti, allora forse abbiamo una dimensione di come Dybala si sia realmente caricato la Juventus in spalla nei mesi di agosto e settembre: 12 gol in 8 partite, chi si sente di dire che non ha la personalità per essere leader?

Intelligenza tattica, errori e posizione in campo

Ora che la Juventus ha cominciato a fare regolarmente la Juventus ha pieno organico, il peso di Dybala è cambiato: per questo tira e dribbla meno, ma crea più occasioni. Qualcuno ha detto che Higuain ha risolto da solo la partita contro il Milan, ma non ha pensato a come Dybala riesca a fluttuare tra le linee, anche quando sono strette, di difesa e centrocampo avversarie.

Certi movimenti non finiscono tra le statistiche di assist e passaggi chiave, ma costruiscono un gol

Sul secondo gol della Juve contro il Milan a San Siro, Rodriguez è in ritardo di una frazione di secondo su Higuain, che quindi può saltarlo, perché Dybala gli ha fatto credere che avrebbe intercettato quella palla.
Il fatto è che tutti i sostenitori della “crisi della Joya” non vogliono ammettere che sono molto influenzati dai due rigori sbagliati consecutivamente contro Atalanta e Lazio, due partite in cui, se la Juve ha faticato, la colpa non è stata certo dell’argentino. Contro la Lazio Dybala è entrato per giocare gli ultimi 25 minuti e provare a cambiare le cose, la sua zona di influenza nel campo è stata vastissima, così come tanti sono stati i palloni che ha toccato che si è andato a prendere.

Qui il riassunto in due minuti del suo impatto contro i biancocelesti. A 1.37, il palo clamorosamente colpito. Sul finale il rigore sbagliato. Il motivo per cui questo giocatore può permettersi di incidere in così tante zone del campo è fondamentalmente la sua intelligenza tattica, che gli ha sempre permesso di svolgere più ruoli, ora praticamente tutti racchiusi in quello di “trequartista totale” cucitogli addosso da Allegri. A Palermo ha giocato punta con Iachini, trequartista ed esterno alto di destra con Gattuso, seconda punta quando Belotti gli giocava davanti nel 3-5-1-1.

È vero, 1 gol nelle ultime 9 partite è poco per un giocatore come Dybala, ma un’occhiata alle statistiche ci permette di vedere che non ha smesso di tirare, né di essere centrale per la pericolosità offensiva bianconera. Se poi guardiamo da inizio stagione le statistiche generali sul peso complessivo nella propria squadra dei giocatori dei primi 5 campionati europei, Dybala è secondo. Dopo Messi.