martedì, Gennaio 25, 2022

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Discontinuo e decisivo, chi è davvero Luca Rizzo?

Passo dopo passo, partita dopo partita, così la Spal di Leonardo Semplici sta andando alla conquista di punti preziosi per raggiungere quella che sarebbe una storica salvezza dopo il ritorno nella massima serie a cinquantanni di distanza dall’ultima volta. 2 vittorie, 3 pareggi, 7 sconfitte, 9 punti in classifica, 10 gol fatti, 20 subiti. Numeri assolutamente in linea con le attese della vigilia, utili a collare la Spal al momento in quint’ultima posizione, rispettivamente 3 e 9 punti più su di Verona e Benevento, le altre due neopromosse. Innesti di esperienza e giovani di qualità, questa la ricetta scelta per provare a regalare ai tifosi di casa un’altra stagione in A, obiettivo perseguibile soltanto attraverso la medesima filosofia di gioco che ha portato alle due promozioni consecutive. Ordinata, consapevole dei propri mezzi, efficace, la Spal si sta rivelando avversario ostico per chiunque, riuscendo ad attingere risorse insperate anche dalla panchina a gara in corso. Tra queste spicca certamente Luca Rizzo, decisivo in pochi minuti, valore aggiunto grazie alle sue due reti con Udinese e Atalanta, in grado di garantire alla squadra 4 pesantissimi punti in più in classifica.

Discontinuo e decisivo, il doppio volto di Rizzo

Tutt’altro che un mostro di continuità il classe ’92 cresciuto nel settore giovanile della Sampdoria, la squadra del cuore dove fino a qualche anno fa sognava di percorrere la sua carriera da calciatore professionista, la stessa con cui ha esordito in serie A, segnando uno splendido gol alla Fiorentina sotto la curva dei tifosi blucerchiati dopo una serpentina ancora impressa nella memoria degli osservatori più attenti. Quel giorno, alla sua seconda presenza da titolare, Rizzo sembrava destinato a rappresentare il futuro del club doriano, giovane talento prodotto del vivaio approdato dopo alcuni prestiti in prima squadra, pronto col tempo a compiere il definitivo salto di qualità per recitare a lungo un ruolo da protagonista. A fine stagione, complice qualche infortunio di troppo, le presenze furono soltanto 15, certamente meno rispetto a quelle che ci sarebbe potuto aspettare dopo l’exploit di un esordio comunque da favola. A Bologna, dove venne ceduto nell’estate 2015, si è acceso a intermittenza, confermando la fastidiosa tendenza verso quella discontinuità che poco piace agli allenatori esigenti, tarlo da eliminare attraverso voglia e applicazione, elementi che evidentemente sono mancati fino ad ora. Il rovescio della medaglia tuttavia, fa di Rizzo un giocatore dal quale non si può mai sapere cosa aspettarsi, capace se in giornata di decidere attraverso giocate di qualità, particolare non trascurabile che non gli è mai mancato. Probabilmente è proprio questo il motivo per cui riesce a calarsi immediatamente in partita, giocare libero da pressioni e compiti specifici lo rende libero mentalmente, al punto da incidere in poco tempo, questione di minuti per esattezza.

La zolla preferita

7 presenze in campionato, soltanto una dal primo minuto, 2 gol. Basterebbe questo per riassumere la sua pazza stagione, fatta di 27.7 minuti a partita e quasi mezzo gol ogni novanta minuti. Reti spettacolari e mai banali quelle segnate con Udinese e Atalanta, entrambe con un destro a giro sul palo opposto, in quella che qualche anno fa era la parabola “alla Del Piero”. Impressionanti le similitudini tra le due giocate, entrambe arrivate dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo e con la medesima esecuzione, segno evidente di una predisposizione a calciare in quel modo che affonda le sue radici nel passato. Il giorno che Rizzo deciderà di interpretare tutte le partite con lo stesso livello di intensità e concentrazione, avrà compiuto l’ultimo passaggio che ancora gli manca sulla strada della piena maturazione, divenendo davvero un valore aggiunto per la squadra e non un peso insostenibile come per quel tipo di squadre chiamate a vendere cara la pelle, lottando su ogni pallone. La salvezza della Spal passerà anche dai suoi piedi e per il momento Semplici sembra aver capito come utilizzarlo. A giudicare dai risultati, non una cattiva idea.

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