giovedì, Gennaio 27, 2022

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I giovani servono alle grandi squadre?

Il terzo posto a 23 punti del Real Madrid sta ufficializzando un inaspettato serio problema dei Merengues con la Liga ma più in generale, visto il secondo posto nel girone di Champions, in tutta la stagione. La squadra di Zidane ha optato in estate per una rivoluzione velata, un cambiamento sottotraccia che non ha coinvolto i titolari e di conseguenza è stato anche meno palese. Il francese ha dato il benservito a Pepe, James Rodriguez, Danilo, Fabio Coentrao e Alvaro Morata, il più giovane di tutto il pacchetto “cessioni”. Al loro posto l’allenatore ha scelto la gioventù prospettica, il potenziale nascosto ma neanche troppo di giocatori tutti under 23: da Theo Hernandez dell’Alaves via Atletico a Dani Ceballos del Betis Siviglia senza scordarsi d Borja Mayoral, rientrante dall’esperienza al Wolfsburg. Il cambio della guardia che ha coinvolto per lo più i panchinari è stato da molti additato come il problema centrale della squadra di Zizou, che senza ricambi all’altezza o soluzioni valide ha perso nettamente terreno rispetto ai progressi affermati nella scorsa stagione. L’età media del Real Madrid oggi è di 26,1 anni, un’età che in Italia è di gran lunga più bassa della Juventus (28), è paritaria a quella del rivoluzionario Psg e in Inghilterra della capolista Manchester City (27): in generale le squadre di vertice europee vanno contro il principio secondo cui “giovane è meglio” impiantandosi su un più redditizio old but gold. In sostanza, i club che guidano le classifiche nei vari campionati ottengono prestazioni superiori da giocatori che hanno alle spalle almeno una decina d’anni d’esperienza sui campi di calcio, e questo non tanto per motivi di nonnismo quanto più per una qualità che solo a un certo livello di progresso un calciatore può avere. Ci sono certamente delle eccezioni ma il partito dell’esperienza è in ogni modo quello più votato.

La Juve preferisce il meglio

A Massimiliano Allegri, pragmatico ma lungimirante, i giovani sono sempre stati delle figure da allevare, dei soggetti che difficilmente, dopo poche presenze, sono pronti per una maglia da titolare. Se si prende il passato milanista con De Sciglio si capisce come il rapporto fra il terzino e l’allenatore livornese si sia incrementato proprio grazie al periodo milanista, in cui il tecnico ha temporeggiato sull’ingresso fra i primi undici migliorando la consapevolezza tecnica del giocatore. Quest’anno alla Juventus gli inserimenti di Bernardeschi e Bentancur sono stati molto graduati e studiati, cercando la partita migliore o il momento perfetto per favorire l’ingresso in campo dei ragazzi. Entrambi under 23, anche loro come Rugani dovranno attendere il completamento del download nelle idee di Allegri, che pensa sempre due volte prima di mandare un ragazzo in campo. La Juve, non a caso, ha dimostrato di saper gestire le partite o recuperare situazioni di svantaggio anche grazie all’apporto di querce che hanno parecchi anelli nel loro tronco, che si chiamino Khedira o Higuain, Tevez o Barzagli, Allegri negli ultimi anni ha proposto sempre una squadra solida e con interpreti maturi, lasciando gli under in secondo piano. Non a caso pochi fenomeni come Dybala, Pogba e forse nel futuro più prossimo Rodrigo Bentancour, sono quelli che hanno trovato una via gloriosa super partes rispetto agli altri, un cammino nettamente più roseo e distinto dei vari Rugani o Mandragora. Contro ogni aspettativa, el Lolo Bentancur è stato schierato titolare abbastanza in fretta da Allegri, sintomo di come il potenziale del centrocampista uruguagio sia veramente vicino a quello di un futuro top player. Sempre per rimanere in Serie A, l’Inter del cinismo e della solidità annovera nei suoi titolari come under 23 i soli Gagliardini Skriniar abbassano l’età media dei titolari interisti. Per il resto Spalletti si affida a un gruppo d’esperienza e notevolmente rodato, giocatori che soddisfatti alcuni requisiti fisico-atletici sono più che utili alla causa neroazzurra.

Wenger, il gioco è bello finchè dura poco

In Inghilterra la qualità dell’Arsenal di forgiare talenti di livello mondiale è un clichè di tutte le edizioni della Premier. Che siano inglesi o meno, i Gunners ogni anno propongono dei giocatori che nella maggior parte dei casi rimangono in pianta stabile nel giro delle grandi squadre. Il caso di Oxlade-Chamberlain ora al Liverpool, o Walcott ancora agli ordini di Wenger insieme a Coquelin, cresciuto nel vivaio dell’Arsenal e da tre stagioni, dopo vari prestiti, è costantemente chiamato dal manager francese a dare manforte a centrocampo. Essenzialmente Wenger ci vede molto lungo con i giovani e la sua idea di calcio, molto dinamica e offensiva, fa si che la freschezza e l’intraprendenza degli under sia un motivo fondamentale del suo organico. Eppure, ed è il concetto fondamentale, l’Arsneal sciupa il suo enorme bagaglio tecnico composto da Ozil, Sanchez, Koscielny sia per errori tecnico-tattici che per l’inesperienza e l’assenza di mordenza di molti ragazzi che entrano in campo. La scorsa stagione dell’Arsenal ha dimostrato come in realtà sia alcuni ricambi che le disattenzioni di alcuni giovani intralciassero gli obbiettivi stagionali negativamente. Quest’anno per i Gunners le cose sembrano andare leggermente meglio ma le fatiche, con la continua riproposizione dei vari ElNeny e Holding, sono non poche. Al contrario, tanto per presentare un’antitesi, il Manchester United di Mourinho sembra molto più solido e continuativo grazie alle gesta di una squadra matura e fisica, in cui gli under, i vari Rashford e Lingard, sono spesso chiamati in causa: il fatto che lo Special One ricorra spesso ai due giovani inglesi è proprio perchè la coppia si distingue da altri coetanei per caratteristiche fisico-tecniche, i famosi “requisiti” minimi che Mou richiede ai suoi enfantes prodiges per poter avere una maglia da titolare. Non necessariamente l’esperienza è sinonimo di vittoria, eppure la maturità e gli anni passati come professionista incidono sulle capacità di un giocatore,migliorandolo ma soprattutto rendendolo più competente nella lettura delle situazioni di gioco. Una prerogativa che certi baby fenomeni, per quanto la loro abilità tecnica sia alta, non avranno mai.

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